La Repubblica vs New York Times

Il 29 agosto 2009 il New York Times pubblica un articolo di Amy Cortese, “Wiggling Their Toes at the Shoe Giants”.

Il 31 agosto sul sito della Repubblica trovo un pezzo di Federico Rampini, “Le scarpe con le dita hanno conquistato l’America”.

Lo leggo.

Sensazione di déjà vu.

Lo rileggo, e lo confronto con l’articolo del New York Times.

Articoli a confronto

Vibram con la linea Five Fingers […] ha visto le sue vendite triplicare ogni anno, dopo il lancio nel 2006.

Vibram says sales of its FiveFingers have tripled every year since they were introduced in 2006 […]

Ora tremano i colossi, che rappresentano un fatturato annuo da 17 miliardi di dollari.

[…] significant impact on not only running shoes but also on the broader $17 billion sports shoe market.

Daniel Lieberman, docente di biologia evolutiva a Harvard, è uno degli scienziati che sostiene la “scarpa invisibile”. […] “Non esistono prove che le scarpe sportive abbiano migliorato la condizione di chi corre”.

“There’s not a lot of evidence that runing shoes have made people better off”, said Daniel E. Lieberman, a professor of human evolutionary biology at Harvard […]

È arrivato alla stessa conclusione il medico Craig Richards della facoltà di medicina di Newcastle in Australia, il cui studio sarà pubblicato sul British Journal of Sports Medicine: “Non esiste una sola indagine clinica che abbia dimostrato i benefici delle scarpe molleggiate o protettive, nel prevenire i danni fisici o nel migliorare i risultati sportivi”.

Dr. Craig Richards, a researcher at the School of Medicine and Public Health at the University of Newcastle in Australia […] could not find a single clinical study showing that cushioned or corrective running shoes prevented injury or improved performance. His findings were published last year in The British Journal of Sports Medicine.

Il loro idolo era Abebe Bikila, il leggendario maratoneta etiope che vinse alle Olimpiadi di Roma del 1960 correndo a piedi nudi.

More recently, at the 1960 Summer Olympics in Rome, Abebe Bikila, an Ethiopian runner, caused a stir when he ran the marathon barefoot and won.

La stessa Vibram quando inventò la linea Cinque Dita all’inizio pensava di rivolgersi a nicchie di mercato come gli appassionati di kayak o di yoga.

When Vibram, an Italian company known for its rugged rubber soles, designed the FiveFingers a few years ago, company officials figured that they would appeal to boaters, kayakers and yogis.

Lo si deve al successo di nuovi metodi di allenamento – ChiRunning e Pose Method – popolarizzato nei paesi angloamericani da un best-seller, “Born to Run”, cioè nati per correre.

But popular training methods like ChiRunning and the Pose Method that promote a more “natural” gait, as well as “Born to Run,” a best-selling new book about long-distance running by Christopher McDougall, have helped spur interest.

Perciò il nostro piede è uno strumento che l’evoluzione delle specie ha disegnato alla perfezione: per sostenerci nella corsa, ed anche come “sensore” di tutte le asperità del terreno, pronto a segnalarci i pericoli che possono rappresentare per la nostra salute.

Proponents of this approach contend that naked feet are perfectly capable of running long distances, and that encasing them in the fortress of modern footwear weakens foot muscles and ligaments and blocks vital sensory input about terrain.

Galahad Clark, fondatore a Londra di Terra Plana che è un altro produttore di “scarpe invisibili”, trae la conclusione: le superscarpe tecnologiche vendute dai colossi dell’abbigliamento sportivo “sono come delle bare, imprigionano il piede e gli impediscono di svolgere le sue funzioni essenziali”.

“The shoe arguably got in the way of evolution,” said Galahad Clark, a seventh-generation shoemaker and chief executive of the shoemaker Terra Plana, based in London. “They’re like little foot coffins that stopped the foot from working the way it’s supposed to work.”

È in totale disaccordo Lewis Maharam, consulente medico dei New York Road Runners (il club dei maratoneti newyorchesi): “Correre a piedi nudi va bene per chi ha una costituzione bio-meccanica perfetta, per il restante 95% della popolazione è una ricetta sicura per finire all’ospedale”.

“In 95 percent of the population or higher, running barefoot will land you in my office,” said Dr. Lewis G. Maharam, medical director for the New York Road Runners, the group that organizes the New York City Marathon. “A very small number of people are biomechanically perfect,” he said, so most need some sort of supportive or corrective footwear.

Rampini dovrebbe citare il New York Times per danni

Mi stupisco che non l’abbia ancora fatto. Un chiaro esempio di plagio. Certo, la povera Amy Cortese non ha il dono della sintesi di Rampini; scopiazzando gli appunti segreti del giornalista italiano, riempe il suo articolo di troppi dettagli (nomi, fatti, numeri) su cui il ‘nostro’ non si sofferma.

Per non parlare degli errori da novellina della povera Amy. Ad esempio, parlando del dr.Craig Richards scrive che i risultati della sua ricerca sono stati pubblicati lo scorso anno nel British Journal of Sports Medicine, sbagliando clamorosamente i tempi; infatti, dice Rampini, tale studio “sarà pubblicato sul British Journal of Sports Medicine”.

Imbarazzante constatare la scarsa affidabilità della stessa rivista scientifica, visto che sul loro sito risulta che la data di pubblicazione dell’articolo in questione (“Is your prescription of distance running shoes evidence-based ?”) risale ad aprile 2008.

Infine stendiamo il proverbiale velo sulla conoscenza della lingua italiana di Amy Cortese. Quando infatti Rampini scrive:

[L’autore del libro ‘Born to Run’] Christopher McDougall, ricorda che l’essere umano è una macchina geneticamente programmata per la corsa: è così che i nostri antenati sono sopravvissuti alle belve feroci che li braccavano, e a loro volta hanno potuto alimentarsi di selvaggina.

La giornalista del New York Times riporta:

Professor Lieberman’s research suggests that two million years ago, our ancestors’ ability to run long distances helped them outlast their prey […]

Sbagliando quindi sia l’attribuzione della frase (non lo scrittore McDougall ma il prof. Lieberman) che il significato stesso; si è mai sentito di un uomo preistorico che grazie alla capacità di correre a lungo riusciva a sfiancare la sua vittima (prey) ? Macché… meno male che c’è Rampini a dirci invece che l’uomo preistorico correva per sfuggire alle “belve feroci” (predators).

Giustizia è fatta

Consiglio all’autorevole Rampini di mettersi al riparo da eventuali dubbi di plagio che potrebbero ritorcersi contro di lui sulla base delle date di pubblicazione dei due articoli citando, ad esempio, tutte le fonti a cui ha attinto per scrivere questo suo pezzo.

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3 risposte a La Repubblica vs New York Times

  1. Daniele Malleo ha detto:

    beh, hai dimenticato di citare la fotografia che il nytimes ha pubblicato.. identica a quella di repubblica. quei bastardi del nytimes l’hanno accreditata ad uno loro fotografi, repubblica invece piu’ umilmente… no!

  2. Masatomo ha detto:

    Nonostante non c’entri niente col post, ti rispondo qua: front (front da città, non l’Ejector), curva piatta su sterrato senza appoggio.. misuro col contachilometrino.. la velocità non è quella DENTRO la curva ma l’ingresso, ossia la max velocità a cui giungo con la pedalata, che termina circa 2m prima di entrare in curva (no frenata).. anche perché se guardassi il contachilometrino durante la curva ne uscirei sicuramente..

    Secondo me indicativamente la curva vera e propria la affronterò tra i 2 ed i 4km/h in meno della max velocità, ma per avere un dato facilmente paragonabile tra le sessioni uso la velocità di ingresso..

    Ultima sessione: non oltre i 29km/h, oltretutto con la gamba fuori..

    p.s. oltretutto non so nemmeno se ne valga la pena, di fare ‘sta roba qua, perché poi sono in montagna a velocità più elevate.. mah.. mentre aspetto di scoprirlo, insisto, perché non ho alternative.. o meglio, ce le ho: il piattume del cemento milanese.

    No grazie.

  3. Massimo Vignali ha detto:

    Non ho fatto ricerche su questo articolo, ma più di una volta mi è capitato di leggere articoli di Rampini (per lo più sul suo blog di quando era corrispondente dalla Cina) che mi suonavano assai familiari…erano “copiati” generalmente dal Financial Times di qualche giorno prima. Anche per questo ho smesso di leggerlo.
    I casi sono 2:
    1- è abitudine di Rampini scopiazzare da giornali stranieri e riportare in differita su Repubblica
    2- gli fregano continuamente gli appunti
    In ogni caso gli raccomanderei un po’ più di attenzione

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