biciclette e CAI

Venerdì, 1 Agosto 2008

Il pezzo ha come sottotitolo “In difesa della mountain bike”. Lo trovate sul numero di agosto 2008 de “Lo Scarpone”, il notiziario mensile del CAI.
L’autore ‘difende’ la mountain bike ricordando alcuni principi elencati nel “codice di autoregolamentazione del cicloescursionista”:

  • il ‘cicloescursionista’ non deve nuocere a se stesso, agli altri e all’ambiente;
  • i percorsi devono essere scelti in modo da consentire il passaggio delle bici senza arrecare danni al patrimonio naturalistico, evitando di [...] praticare manovre dannose come le derapate;
  • conseguentemente, non fa parte della filosofia CAI servirsi di impianti di risalita e poi usare la bici solo come mezzo di discesa (il downhill e’ estraneo allo spirito CAI).

Questo e’ quanto riportato dall’autore (Corrado Zaetta, CAI Varese), che aggiunge: “[...] specificando la nostra dissociazione da qualunque disciplina ciclistica praticata in modo non responsabile”.

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Bene, adesso parlo di me, che di assumere l’atteggiamento parruccone-paternalistico e parlare a nome della intera frangia reazionaria dei soci CAI appassionati di ciclodiscesa proprio non me la sento.

Dunque a me piace tutto della bici; mi piace usarla come mezzo di esplorazione, di commuting urbano, di divertimento. Lo ammetto: sono uno di quelli che si diverte in discesa, uno che la derapata (manovra dannosa) lo fa esaltare, cosi’ come salti, terreni sconnessi e curve in contropendenza.

Lo ammetto: sono uno di quelli che si diverte in discesa, uno che la salita se la fa solo in funzione della discesa, pregustando le mille curve, i salti e i massoni da evitare o volarci su.

A me uno che demonizza la derapata come manovra dannosa per l’ambiente mi fa ridere; ma se continua e dichiara che un certo uso della bici e’ estraneo allo spirito CAI mi fa invece arrabbiare di brutto. Ma chi siete voi che vi ergete a difensori di una filosofia ? Fatemi capire, siete gli stessi che poi avallate le “linee guida per turismo montano sostenibile nei paesi in via di sviluppo”, dove c’e’ scritto:

gli impianti di risalita e le piste per lo sci da discesa rappresentano un modo moderno per lo sviluppo degli sport che ha migliorato le condizioni economiche dei luoghi montani [...]
(La Rivista del CAI, Luglio-Agosto 2008, pag.4)

la derapata

Allora, fatemi dire due cose: primo, io la derapata la considero un gesto di abilita’ tecnica, quindi quando mi esce, la faccio; la derapata consiste nello spazzolare superficialmente il terreno in relativa velocita’, e certo non la si fa su pietraie e su terreni ‘difficili’, ma quasi sempre su sterratoni e ghiaietti. Se il CAI vuole davvero puntare l’attenzione su una pratica che invece incide i sentieri, rovinandoli pesantemente, allora avrebbe dovuto parlare di quella maniera di affrontare sentieri ripidi col freno di dietro bloccato (tipico dei principianti); questa e’ la vera pratica ‘dannosa’, sia per chi guida perche’ avere la ruota dietro bloccata diminuisce il controllo del mezzo, e sia per la natura, perche’ cosi’ si scavano solchi profondi nel tracciato. Altra pratica da evitare, ad esempio, sarebbe quella di passare a lato delle pozzanghere d’acqua anziche’ prenderle dritte al centro; in questo modo pian piano si allarga la sede naturale del sentiero. Un po’ d’acqua e fango sulle gambe e’ da mettere in conto se si gira in mountain bike.

Ma la derapata come elemento di distruzione del paesaggio ?… Come ho detto sopra, mi fa solo ridere.

la bici da discesa

Seconda cosa, la bici da discesa considerata ‘estranea allo spirito CAI’. A me di fare qualcosa che rispecchi una qualsiasi filosofia francamente non me ne importa niente. Quello che mi importa invece e’ questo ostracismo nei confronti di una disciplina giovane, divertentissima, debole economicamente, che si appoggia a strutture pre-esistenti per il suo svolgimento.

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Avanti, credete davvero che si costruiscano impianti di risalita per dar libero sfogo durante i mesi estivi al divertimento di… 50 persone (un numero che penso rispecchi l’affluenza media durante un finesettimana di un posto come l’Abetone) ? Credete che si abbattano interi versanti di montagne, che si spianino colline, che si costruiscano rifugi atti a sfamare orde di persone per uno sport cosi’ di nicchia ?

Idioti che non siete altro, la downhill sfrutta le piste e gli impianti di risalita che il grande baraccone dello sci invernale ha richiesto ! Proprio quello sci da discesa che lo stesso CAI considera “un modo moderno per lo sviluppo degli sport [...] che migliorano le condizioni economiche dei luoghi montani”. Filosofia CAI, la chiamano.

Gli ‘accademici’, i parrucconi, gli articolisti che difendono un uso specifico della bici, dovrebbero infine sapere che gli appassionati di discesa sono una razza strana; se non hanno i soldi per andare a Pila o Livigno o Les Deux Alpes si accontentano di boschetti urbani dove solo dei tossici si azzardano ad entrare, e si fanno il proverbiale mazzo per estirpare le erbacce, tracciare sentieri, costruire passerelle con materiale di scarto, ripristinando cosi’ un angolo di natura di cui tutti possono godere… sperando che le autorita’ non se ne accorgano, che senno’ chiude tutto. Chiaro, meglio avere tossici e puttane in giro per la periferia verdesporco suburbana piuttosto che ragazzacci che fanno salti e… derapate.


santa cruz – a business trip

Mercoledì, 21 Maggio 2008
Ovvero, come trasformare un viaggio di lavoro a Houston di un giorno in una vacanza a Santa Cruz all’insegna della mountain bike.

Requisito essenziale: avere un amico che vive in California e che se gli si dice “domani ti va di andare a fare rafting” lui accetta, anche se non ha mai fatto rafting in vita sua.

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Ok, il rafting non c’entra nulla. Voglio solo parlare di mountain bike. E delle Santa Cruz, che sono delle fantastiche bici che vengono fatte a…. esatto, a Santa Cruz. E poi di una pasticceria eccezionale, Emily’s Bakery, che sforna i migliori muffin del mondo; e di Santa Cruz, una bella cittadina in California dove c’e’ atmosfera di vacanza perenne, e dove vedi tavole da surf dovunque (sulle auto, nelle vetrine dei negozi, perfino attaccate sul lato di qualche vecchia bici guidata da vecchiacci che hanno ancora voglia di cavalcare le onde). E di come il sindaco di Santa Cruz sia la stessa Emily che fa i muffin (incredibile, lo so).

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Il rafting dunque; il rafting mi e’ venuto in mente solo come esempio di qualcosa di sbilenco che Daniele (l’amico in questione, anche conosciuto come Daredevil Dan) non ha mai fatto solo perche’ non ha ancora trovato un qualche esaltato che glielo proponesse. Daniele e’ uno di quelli che ogni volta che esce di casa, poi ci ritorna coi graffi sulle gambe come un ragazzino di dodici anni.

Ok, quindi, la storia era questa: dovevo andare a Houston per lavoro, e mi sono trovato a San Francisco con un biglietto economy dalla tariffa favorevole scovato tra le pieghe di lastminute.com pochi giorni prima di partire.

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Dopo appena 36 ore di viaggio piu’ o meno continuo arrivo a SFO, dove mi viene a prendere Daniele che, in linea con la sua figura da eterno studente, ha preso in affitto l’auto piu’ economica; un incredibile cesso a tre volumi, un’auto talmente anonima che non abbiamo mai capito di che marca fosse. Ovviamente a Daniele, che pure e’ un PhD candidate in bioingegneria, non gli e’ passato manco per la testa che un’auto del genere fosse assolutamente inadeguata per schiaffarci dentro due bici, per giunta preziose come quelle che contavamo di affittare.

E infatti, dopo aver tirato fuori le brugole dal mio zaino, gia’ pronto a smontare quegli strani longheroni d’acciaio che andavano da parte a parte del bagagliaio, ecco che si afferma il superiore livello intellettivo di Daniele, l’aria elettrica tanto vorticosamente giravano i neuroni nel suo cervello: dopo pochi minuti capisce al volo la maniera con cui abbattere il sedile di dietro e creare una intercapedine di ben 45 cm in cui infilare le due bici. Puro distillato di intelligenza.

(Ehm, ok, si trattava solo di tirare una maniglia. Enorme. Ben indicata da vari adesivi).

Per farla breve (e cercando -– finalmente -– di dare qualche informazione utile a chi volesse ripetere l’esperienza), le bici le abbiamo affittate da Another Bike Shop; i ragazzi che ci lavorano sono esperti e gentilissimi, e le bici che ci hanno dato erano davvero al top; una Santa Cruz Nomad e una Ibis Mojo (che poi Daniele ha cambiato con una Specialized Enduro 2008 per avere un mezzo piu’ adatto alla discesa). Ho apprezzato tantissimo poi che i ragazzi ci abbiano regolato le sospensioni e il sag in base al nostro peso.

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I sentieri che abbiamo battuto sono stati quelli dentro la Soquel Demo Forest — dove Demo ricorda la Specialized da discesa, ma in realta’ e’ l’abbreviativo di Demonstration; in pratica sono delle aree gestite dal governo locale a scopi di ricerca scientifica e ricreativi (gli americani sono forti da questo punto di vista, vedono nella natura un terreno di gioco in cui possono convivere appassionati di escursionismo, di bici, di motori):

Soquel is the only publicly-accessible demonstration forest in the Bay Area, and its 2,681 acres can be found nestled just north of Aptos. Demonstration forests (there are 8 of them in total, representing 71,000 acres) are run by the California Department of Forestry to conduct research projects and demonstrate improved forest management practices, from timber production and environmental stewardship, to public recreational uses.

www.willchase.com/story_mountainbikingsoquel.html

Li abbiamo fatti tutti i trail, percorrendo il Ridge Trail che ti porta lungo la cresta da cui scendono giu’ i bellissimi Sawpit, Tractor e Braille Trails; abbiamo ripercorso piu’ volte in salita Sulphur Springs Road; abbiamo incrociato tanti altri mountain bikers, e chiacchierato con alcuni (che puntualmente quando sanno che sei italiano ti fanno: oh that’s cool man -– e allora tu ti senti in dovere di raccontare le meraviglie di Finale Ligure e delle Alpi mentre l’americano si segna questi nomi sul suo Blackberry).

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Mi restano in mente questi percorsi perche’ molto giocosi e divertenti; niente di veramente tecnico, ma pieni di salti e saltini e passerelle. Alla fine pure io (quello che quando stacca entrambe le ruote da terra si frattura il coccige) mi sono sentito invogliato ad affrontare saltini e piccoli drop ! Anche i sentieri di collegamento erano poi piacevolissimi; si pedalava al fresco, immersi in un sottobosco fitto e profumato, e di tanto in tanto si intravedeva il bel contrasto del cielo blu intenso contro il terreno di arenarie rosse.

La bici poi, davvero una favola; era una Santa Cruz Nomad da cinquemila dollari, montata con Fox 36 Talas e DHX Air 5.0, che in discesa la sentivo mia, divertentissima come se l’avessi guidata da sempre; ma e’ in salita che mi ha davvero strabiliato, perche’ davvero si arrampicava come una capra !

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Al contrario, la Ibis che guidava Daniele non mi ha per niente entusiasmato. Penso che sarei andato uguale, sia in salita che in discesa, con la mia fida Merlin Malt, una hardtail da cross-country che costa una frazione di questa Ibis.

Ho provato a riassumere questa minivacanza in un minivideo, fatto con scarti della macchina fotografica. Eccolo qui:

Alcune fotografie sono invece su questa pagina di flickr:
http://www.flickr.com/photos/aadm/sets/72157605137349565/.


san genesio, variante tossica

Domenica, 23 Marzo 2008

Altro video onboard girato sul San Genesio. Rispetto a quell’altro di cui ho gia’ parlato, questo e’ venuto fuori un po’ peggio. Le riprese sono traballanti purtroppo (colpa del poco nastro americano che ho usato per fissare la bullet camera al casco), c’e’ poca continuita’ d’azione (colpa ovviamente mia; non sono un improvvisatore, e quando mi trovo su un percorso difficile ho bisogno di studiarlo per bene prima di farlo tutto in sella).

Comunque l’ho montato in fretta e pubblicato per ringraziare i miei validissimi compagni di pedalata: Tiziano, Claudio, Davide.


san genesio ‘classic’ trail, the video

Venerdì, 21 Marzo 2008

This is a helmet-cam video that I’ve recorded a few weeks ago on a trail which is known among locals to be one of the most fun and technical; it’s also known as the ‘classic’ or ‘1-3-2′ (because it links up sections of established — and numbered — hiking trails).

I have also on vimeo the full ride, with no music:

…and here’s the backstage:


transition preston, almost a year later

Giovedì, 20 Marzo 2008

I love my Preston. Very, very happy with it, but I realize it’s not the state of the art from an engineering perspective. The following post appeared a few days ago on the mtbr.com Transition forum, and I totally agree with it — even if I’m not going to trade in my Preston anytime soon.

I made the change from a 2007 Preston to a 2008 Nomad a couple of months ago and my only regret is that I didn’t do it sooner. IMO the Nomad is superior in every way. Lighter, more travel, and you can really tell with every pedal stroke that the suspension design is more sophisticated. Where the Preston was harsh and I could never get it dialed in to eliminate bob and still feel plush, the Nomad feels amazingly plush and bottomless but is rock solid under pedaling. The real wheel moves back slightly when it hits obstacles, so you just glide right over them. The difference is enough that I regularly find myself cleaning technical obstacles I never did on the Preston. I too was worried about the longer chainstays and slacker angles on the Nomad, but like the Preston, the Nomad has a relatively short toptube which keeps it nimble. It doesn’t feel “choppered out” at all and climbs better than the tank-like Preston. By all reports, the Nomad is just as strong as the Preston too (well, stronger really, with all those broken Prestons out there lately. In fairness it sounds like that was probably just a bad batch of welding though).Don’t get me wrong, the Preston’s not a bad bike. I like that Transition is a small grassroots company with a cool reputation (rather than the yuppie association that SC has) and their bikes are a great value, not to mention better-looking than the weird humpy Nomad. But if you can afford the Nomad, it has a whole world of advantages with no real disadvantages. I hated the Preston at Whistler, it just didn’t have enough travel. Then for smooth XC trails, it felt too heavy. The range of riding it was well-suited for was a lot narrower than the Nomad, which can be ridden at the bike park and XC trails and everything in between. I mostly credit this to the VPP suspension, along with the lighter weight allowed by engineered, hydroformed tubing, which Transition really does not have the resources for. I think Transition’s engineering is more experience-based than technology-based, which doesn’t really give the same degree of sophistication IMO.

My comment to this: the Nomad is indeed a beatiful bike, and everybody agrees that this is a bike that excels at both climbing and descending. But it’s way too expensive, and it’s probably too stylish for my taste (I prefer the raw looks of all Transitions, with their punch-in-the-eye colors and their straight and squared tubes).

I realize that the Preston is too heavy (mine is a 16.5kg bike, i.e. more than 36lbs); about the suspension design, I also realize that this is a very simple layout, but somehow it works pretty well for me. I can’t really notice any bobbing once the propedal of my DHX5.0 is dialled all the way in; I can’t feel the suspension locking up under braking.

And the limited amount of travel… well that’s something that you know well in advance, Transition says clearly that this is a short travel freeride bike. To be honest, I haven’t really felt any need for more travel; it’s been a few months of riding my Preston now, and I’ve never suffered on both fast downhill courses and gnarly rocky trails. Yes of course if I had more travel I could go faster and safer, but this is my first full suspension bike, and I feel like I have so much to learn; being more careful in my approach to this wonderful world of offroad biking, having a bike that does not suck up all the obstacles along the trail, really pushes me to improve my riding skills.


cheap GPS for motorbikes

Sabato, 2 Febbraio 2008
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Introduction

The Garmin Edge 205 is one of the best GPS for biking; it’s small, lightweight (only 88g !), and it’s specifically designed for cyclists/mountain bikers. It doesn’t have any mapping capabilities, featuring only a small (128×160 pixel) grayscale lcd display; but on a mountain bike you really don’t want to bring a flashy, bulkier, battery-devouring gadget while traversing valleys, ascending peaks and freeriding your way down on your typical all-day long mountain epic.

But I was thinking: can I use this little thing also on a motorbike ? Because the cool thing of this Garmin is that it allows you to follow a pre-loaded route; that’s the main use for me when cycling, so I don’t spend too much time on routefinding, and concentrate on riding the technical bits of the trail.

So after scouting around on the internet I have come up with this recipe to study an itinerary on Google Maps, load it onto your Edge, and also add specific location of interests as ‘waypoints’. And all that with free software ! How cool is that ?

The recipe

  1. get driving direction in Google Maps
  2. export it to KML or GPX format (see below for details on how to do this)
  3. use TCX Converter to load the KML (or GPX) file and then save it as .TCX
  4. use Garmin Training Center (free software download for all Garmin GPS devices) to upload the .trk to
  5. Edge

  6. go to bed
  7. wake up ! the sun is shining and the roads are empty !
  8. mount the Edge somewhere on your motorbike.
  9. go to “Training”, Do Course.
  10. follow the course

How to save Google Maps driving directions as a KML/GPX file

Option A

Straight from this cool post:

  • Get your driving directions the way you want in Google Maps
  • Click on the “Link to this page” in the upper right of Google Maps. You should get a little window with a long URL. Copy the URL by right-clicking on it.
  • Simply append “&output=kml” to the end of the URL
  • Select the entire URL and copy it to your paste buffer (CTRL-C for example)
  • Paste the URL it into your browser’s location URL pane at the top; append “&output=kml” to the end of the URL, then hit ENTER. This should bring up a window asking what to do with the file; save it somewhere on your computer

Option B

Go to this site: http://www.elsewhere.org/journal/gmaptogpx/ and follow the instructions.

Additional notes

I don’t really like map-based GPS devices: they make us lazier, people follow the indications of the little machine and have no fuckin idea where in the world are they, where’s the north and where’s home; tell me what happens when the battery dies. Still, I understand that (at least here in Italy), it’s pretty difficult to get lost, at least on our normal backcountry roads. And I understand that not everybody cares too much about basic orienteering skills.

My point is: always have a map with you; it’s the most dependable orienteering device you can have.

I realize that not everybody will go and buy a GPS designed for bycicles for their motorbike trips; not everybody will go though the hassle of preparing their itineraries the day before; so I guess this is a solution for all the nerds out there, Nerds like me that profoundly dislike pre-packaged food.

Also think about this: the retail price for the Edge 205 is EUR250 as of today. I’ve bought mine on ebay for EUR100. All the software that I’ve used is free. I don’t think GPS solutions come cheaper than this.

It’s not probably the way of things that you guys with the BMW will enjoy; too cheap. But I’m thinking to the people riding Suzuki DR350, or Yamaha Tricker, or any type of offroad bike; or people that do touring on a budget; or the maniacs doing the Valentino Rossi on the passes — think about this, you can also skip the preparation part, mount the Edge on the [piastra di sterzo] of your 999, hit the start button, and then ride the 50km of the ss67 from [...] up to the Muraglione pass; then you export the track back home, email it to your friend that will load it as a route to follow. He will then have also a shadow of you, pulling away because you’re obviously faster than him. And while he tries to catch the little white arrow on the tiny display of the GPS he crashes into a truck. Ok, one biker down, who’s next ?

There’s actually two models of the Edge; the 205 and the 305. The 305 is exactly the same, but also has a heartrate monitor (and is more expensive). Pretty useless if the exercise you’re doing it’s just opening the throttle.

References


percorso del ticchiano

Martedì, 4 Settembre 2007

Domenica 2 settembre, dopo tre weekend all’insegna della discesa (Pila, Folgaria e poi Livigno), abbiamo deciso con Giulia di fare un giro pedalato nell’Appennino Parmense; il percorso e’ uno dei quattro presenti nel parco dei Cento Laghi. In rete si trova solo una mappa in formato jpg a questo indirizzo (con relativi profili altimetrici):

http://www.astorrechiara.it/cento_laghi.htm

Da questa mappa abbiamo poi scelto il percorso del Ticchiano che pareva quello piu’ selvaggio; munito del mio fido Suunto Vector (lo cito qui perche’ a parte le informazioni altimetriche mi e’ servita molto la funzione di bussola) e di una cartina IGM della zona siamo partiti da Ballone, cioe’ l’apice settentrionale del tracciato. Di li’ la prima parte del percorso descritta sulla mappa si segue bene e senza troppe difficolta’; abbiamo deciso di iniziare il giro in direzione Bellasola, perche’ dal profilo altimetrico sembrava si guadagnasse quota piu’ lentamente.

Seguiamo la strada asfaltata fino a Montebello, passando per il bivio di Bellasola dove inizia la sterrata che si segue sempre verso sud; strappino iniziale, poi dislivelli poco marcati e addirittura “piacevoli” (nel senso che erano pedalabili, non che mi risulti davvero piacevole pedalare in salita !). Passiamo dentro un bel castagneto, e poi sbuchiamo in prossimita’ di Riana sulla strada provinciale 75; qui e’ d’obbligo fermarsi al bar/trattoria “La tana dei lupi” dove l’ospitalita’ di Claudio baffone e’ davvero squisita (cosi’ come i salumi e le torte).

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Tra l’altro questo e’ un punto di osservazione per la coppia di aquile che hanno nidificato proprio in questa zona del parco. Il guaio e’ che mangiando qui ci si prepara davvero male per la salita piu’ impegnativa, quella che porta dai 1000m di Riana fino ai 1550 del crinale; nonostante la panza piena anche in questo caso i tratti impedalabili erano relativamente pochi. Alla fine si scollina e si pedala per un po’ su una traccia larga e comodissima lungo il crinale, con panorami davvero incantevoli — si dice che in giornate chiare si veda giu’ fino alla Pietra di Bismantova !

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Fino a questo punto continuavamo a dire “fantastico, non ci siamo mai persi, davvero un’ottima segnaletica”; e puntualmente adesso arriva un po’ di confusione; in teoria il sentiero da seguire si mantiene un po’ piu’ a sud, correndo a mezzacosta, noi invece incantati dalla traccia del crinale l’abbiamo percorso tutto passando per il Puntone delle Ravine e Groppo Fosco. Rientrando poi nel bosco ci si trova presto ad un bivio che porta proseguendo dritto verso sud al Monte Navert (tratto in piedi assolutamente impedalabile) e parallelamente a questo, sulla sinistra, c’e’ un’altro percorso indicato dal cartello “Sentiero Natura” che pero’ suonava sbagliato pure lui (andava comunque su, e invece adesso era il momento di scendere di quota).

Una terza alternativa era un sentiero non segnalato, che — questo si’ — scendeva giu’; dopo qualche esitazione, lo scendiamo giu’ a cannone (con Giulia che fa gli straordinari con la sua front su un sentiero molto, molto sconnesso e impegnativo) e ci ritroviamo sul sentiero che avremmo dovuto raggiungere ben prima di fare la deviazione lungo il crinale; un sentiero che corre in direzione E-W immediatamente a sud del Rio del Freddo; ottimo, siamo di nuovo sul sentiero principale, e da qui in avanti e’ una lunga discesa, a tratti divertente e comunque degna della massima attenzione, fino ad arrivare a un cartello di un bivio: Casarola di li’, Pianadetto da la’. Iniziava a farsi tardi e per evitare di pedalare col buio saltiamo la parte del percorso che gira intorno a Pianadetto e vado verso Casarola.

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Qui ulteriori errori di navigazione (e meno male che c’avevo la bussola ! In alcuni punti pero’ i segni gialli del sentiero erano assenti, le tracce di sentiero si sprecavano e non si riusciva a leggere bene la carta) ci fanno sbucare sulla provinciale; un po’ disorientati decidiamo di continuare su asfalto fino al passo del Ticchiano; salita non molto pesante ma iniziavo ad essere stanco e sopratutto odio (1) l’asfalto (se fatto con la bici) e (2) le salite, figuratiamoci quindi una salita su asfalto !; alla fine arriviamo al passo, incitati anche da una simpatica coppia di signori e ritroviamo qui una freccia gialla che indica la direzione Ballone.

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Iniziamo quest’ultimo tratto un po’ svogliati; scendiamo di sella sempre piu’ spesso, ma a dire il vero anche qui i tratti di salita non sono mai impossibili, e sopratutto sono alternati a divertenti discesine su larghe sterrate pietrose; si passa per alcuni prati davvero belli (e c’era anche un plotone di boyscout accampati in uno di queste spianate erbose) e infine chiudiamo il giro ritornando alla chiesa di Ballone dove abbiamo l’auto.

I km totali sono stati poco piu’ di 37km, dislivello complessivo in salita di 1290m.

Come giro per fare un po’ di allenamento e’ certo divertente e piacevole; dal punto di vista della guida, be’ non c’e’ manco un pezzo di singletrack curvoso o qualche sentiero bello in piedi che ti metta un po’ alla prova, quindi deludente sotto questo profilo (magari il merito — o la colpa ?! — qui e’ solo della bici che mi azzera sassi, radici, sconnessioni varie).

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(la mia Trans in xc-mode: forcella abbassata a 115mm, sellino alzato alla luna).


la mia nuova due ruote

Mercoledì, 22 Agosto 2007

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La mia nuova due ruote e’ senza motore, ha le ruote tassellate, sospensioni raffinate (il Fox DHX 5.0 dietro e’ un qualcosa che pare piu’ complicato di un Ohlins da Superbike) e mi accompagnera’ alla scoperta di nuove linee.

E’ una Transition Preston FR, che ho provato gia’ a Pila (Val d’Aosta) e Folgaria (Trentino), e mi ha gia’ fatto provare emozioni e divertimento tali che quasi mi sono dimenticato la pista, lo Speedweek e i 90cv del motore Ducati.

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Letture in tema

Nota: gli ultimi due link li ho inseriti per dimostrare cosa si puo’ fare con una bici da ’soli’ 120mm di escursione al posteriore. Da quel poco che ho visto finora mi sembra di vedere molta somiglianza col mondo del motociclismo, dove gli smanettoni hanno sempre R1 o GSXR e non considerano l’ipotesi che moto del genere siano assolutamente sprecate sulle nostre statali appenniniche.
E quindi, nei posti dove si fa discesa ho solo visto megabiciclettone da 200mm di escursione e forcella a doppia piastra; e la mia Preston pare sottodimensionata al confronto. Se invece mi vado a fare una tranquilla escursione, vedo solo leggerissime biciclettine guidate da omini in lycra; e la mia Preston pare sovradimensionata al confronto.
Spero di capire la verita’ nei prossimi mesi (o anni); ma ho l’impressione che una bici come la mia mi permetta di fare di tutto: una Multistrada senza motore ?