streetfighter

Mercoledì, 20 Maggio 2009

Accurato test con rilevamenti strumentali

Venerdi’: di nuovo in moto ! Negli ultimi giorni il mio ginocchio sta andando molto meglio, quindi ho preso lo spunto dell’Open Week Ducati per la prova della Streetfighter per tirare fuori il 999 e farmi un giretto. Prima operazione: abbassare e avanzare la pedana destra del 999 (quanto mi piace questa cosa del 999 ! La 1098, tanto per dirne una, mica ce l’ha la possibilita’ di cambiare la posizione delle pedane, cambiare l’inclinazione del cannotto di sterzo, etc etc…). Nonostante questo, le ginocchia restano molto piegate e questo un po’ mi da fastidio, quindi la prima cosa che apprezzo della Streetfighter e’ appunto la comodita’ della posizione di guida; molto ‘moderna’, piu’ vicina alla Hypermotard che non alla vecchia Monster insomma. Impugni il manubrio e sei li’ sulla ruota davanti, con un po’ piu’ di serbatoio in mezzo rispetto alla Hyper. Il cruscotto e’ inesistente e mi chiedo che razza di perverso ingegnere fanatico di miniaturizzazione e look “MotoGP” impone queste strumentazioni tutte digitali col contagiri che praticamente non si vede ! Rivoglio la lancetta analogica del contagiri !

Era da un po’ che non provavo una moto nuova, e ho finalmente trovato dei blocchetti elettrici nuovi, secondo me un po’ meno pratici di quelli classici che ho provato su Multistrada e 999; comunque, chissenefrega dei blocchetti elettrici ! Il motore, ecco parliamo del motore; l’acceleratore ha parecchi mm di corsa a vuoto che mi hanno lasciato un po’ interdetto quando mi sono mosso per la prima volta. Poi ho capito perche’… e’ come se ti dicesse “attenzione, sei davvero sicuro di voler aprire il gas ? guarda che mordo !”; e infatti questo motorone morde davvero, e insieme alla posizione molto corta e il busto quasi dritto, ti impone un certo timore reverenziale, insomma un approccio completamente diverso rispetto alla Hyper che invece ti dice “ehi amico, andiamo a giocare !”.

Dai qualche sgasata e il motore risponde grintosissimo, i giri salgono veloci, la frizione e’ la solita delle ultime Ducati (ci metto anche quella del mio 999), morbidissima e precisa (tutt’altra cosa rispetto a quelle del vecchio 900 due valvole); faccio prima qualche metro a bassissima velocita’ facendo inversioni ad U e marcia a passo d’uomo; la moto e’ equilibratissima, piccola e facilmente gestibile; il motore comunque mi sembra ancora piu’ fluido e regolare del testastretta montato sul 999S, davvero impressionante in termini di raffinatezza — altro che i 90 cv scalpitanti e scontrosi del Monster 900.

Riesco a trovare un po’ di spazio per tirare la seconda e la terza su un sistema di rotonde e raccordi che portano da Sesto S.Giovanni (dove ha sede la concessionaria Ducati) alla superstrada per Lecco; rifaccio la sequenza di 4 curvoni un po’ sconnessi ma con un asfalto decente per 10 minuti di fila, cercando di tirare un pochettino. Il DTC (traction control) era disattivato, e io al tipo della Ducati gli dicevo: vabbe’ si’, non ti preoccupare che mica lo faccio entrare in funzione qui in citta’ !… E invece all’uscita di un paio di curve sento una leggera perdita di aderenza quando mi tiro fuori col motore che sara’ stato a 4-5000 giri; ragazzi, qui il DTC serve perche’ la moto verra’ venduta ai fighetta da bar e quelli si ammazzano davvero con questo motore ! Gia’ ho sentito proprio in concessionaria che uno il giorno prima si era accappottato ad un semaforo rovinando una Streetfighter nuova di pacca. Insomma mi piacerebbe provarla su qualche strada dell’appennino, la sensazione e’ che la moto sapra’ sicuramente divertire perche’ agile e con una risposta al gas dai bassi regimi impressionante, molto meglio di quella del mio 999S (merito sicuramente del motore 1098 ma anche dei rapporti piu’ corti). Una cosa bella che avevo provato gia’ sulla Triumph Street Triple e’ l’entata in coppia in seconda che porta ad una gustosa impennatina; con la mia 999S lo fa in prima… devo accorciare i rapporti !

Continua a non piacermi la linea, ma apprezzo la compatezza dell’insieme; aspetto di vedere cosa riuscira’ a fare Zard per snellire il complesso scarico e passo il giudizio sul cupolino e sul faro (un po’ troppo jap per i miei gusti). Pero’ mi sono ricreduto sull’insieme; insomma, qui abbiamo una moto che su piste medio-corte secondo me andra’ meglio del mio 999, e in piu’ risulta enormemente piu’ comoda e pratica in citta’ e su strada aperta. L’unica cosa che mi lascia interdetto e’ il motore; io sono sempre stato per i motori facili e sfruttabili, per me il Ducati 2V resta insuperabile su strada; mi chiedo se basti un po’ di abitudine per poter sfruttare tranquillamente questo 1098 della Streetfighter, o se invece ti costringa in qualche maniera a non sentirti mai completamente rilassato; insomma, sara’ possibile con questa moto “semplicemente” divertirsi come ti permette di fare una Hypermotard ?

Continuando in tema (domenica sul 999)

Sabato e domenica ho poi montato il telaietto posteriore alleggerito sul 999, montato il codone monoposto e sono uscito per fare un giretto; da Parma giu’per la statale della Cisa e poi rientro lungo il passo di Lagastrello. Era per avere un’idea della tenuta fisica su lunghe distanze, cosa poi ripetuta domenica con il classico giro della Valtrebbia; alla fine ho fatto quasi 1000km in due giorni e sono a pezzi; avro’ bisogno di qualche pausa aggiuntiva per il nostro weekend di fine maggio, vi avviso… Non sono riuscito a divertirmi come si deve, e ho anche rischiato un dritto in un’occasione; stavo tirando la seconda e poi ho piantato una frenata prima della curva; la ruota davanti si e’ bloccata e ha perso aderenza per un istante, poi ha ripreso a mordere e sono riuscito a fermarmi prima del muretto; strizza condita di vergogna perche’ stavo cercando di riprendere 3 moto li’ davanti che (onta suprema) erano: due BMW e una CBR1000 nuova, e per giunta erano tutti con passeggero dietro ! Insomma, se fossi caduto sarei stato davvero il principe dei coglioni. A freddo poi ho ripensato a quel bloccaggio e mi e’ venuto in mente che queste strade, un po’ gibbose, con varie sconnessioni, mettono sotto stress le sospensioni un po’ corte della 999; con la Multistrada insomma non mi era capitata una cosa simile, evidentemente la forcella dalla lunga escursione (unita forse ai freni piu’ civili) si mangiava gli avvallamenti.

Alla fine di questo weekend motoristico

1) Ducati ha fatto una impresa terroristica mettendo sul mercato questa Streetfighter, sopratutto considerando che la maggior parte delle moto andra’ a finire in mano a bambini ricchi che la metteranno in posa davanti al bar. Dovrebbero venderla solo in versione S (tanto i bambini ricchi hanno soldi da spendere) e col DTC bloccato sul livello 8. Solo dopo aver girato al Mugello in meno di 2′10″ (o in alternativa, un anno di statali appenniniche senza incidenti) il servizio assistenza potrebbe levare il blocco.

2) Per noialtri (i furbi) il discorso sul possibile acquisto non si pone; adesso e’ come se non fosse ancora in vendita. Quando tra uno o due anni si inizieranno a vendere sul mercato dell’usato a dei prezzi ragionevoli (massimo 10mila euro) allora sara’ il momento di prenderla in considerazione.

3) Non si corre per strada ! (vedi anche: North West 200).


bike dicembre 2008

Mercoledì, 7 Gennaio 2009

Sull’ultimo numero di Bike (la rivista di moto inglese) c’e’ un’editoriale che parla di come Valentino Rossi si meriti tutta la fama e i soldi di questo mondo; parla non del polso ma del suo cervello, una specie di cpu overclockata che viaggia piu’ velocemente di quelle che abbiamo noi comuni mortali e che riesce a processare dati in multitasking come manco un quad core intel. La dimostrazione ? Una sequenza di immagini tratte dalla onboard camera che riprende la mano sinistra di Valentino durante il GP di Australia 2008 che regola la corsa del freno anteriore, supera due piloti e si attacca ai freni prima della curva.

Sono assolutamente d’accordo. Infatti, il 6 ottobre scorso avevo inviato questa mail ai miei amici motociclisti:

[...] il replay del sorpasso di Rossi, visto dalla sua onboard camera di che riprende la sua mano sinistra… che regola un pomellino sulla leva della frizione mentre in rettilineo passa i due piloti e si appresta alla staccatona in fondo al rettilineo ! Questo particolare mi ha fatto molta piu’ impressione che vedere le scodate e le pieghe che fanno questi pilotoni… Rossi si permette di staccare la mano dal manubrio e regolare questo particolare un istante prima di attaccarsi ai freni per fare lo staccatone e superare due piloti (non uno, DUE !) ! Mi ricordo l’ultima volta che sono andato in pista col 999 di vittorio non riuscivo manco a premere il pulsante del lampeggio per far scattare il cronometro del 999 ![...]

Ed ecco il video; godetevi il vero marziano (a better quality clip on vimeo, as usual).


999s, il primo giro

Martedì, 21 Ottobre 2008

Ducati 999, una moto che commercialmente vale zero, superata agli occhi del ducatista dalla bellissima (e potentissima) 1098, considerata un chiodo dai cultori delle jap perche’ arriva a malapena a 140cv all’albero, e un cesso dagli esteti innamorati della 916 o della MV F4.
E io me la sono comprata.

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La mia frenetica rincorsa all’ultima novita’ mi fa quindi passare dopo appena 4 anni di Multistrada a una moto nuova ed eccitante. Nuova ed eccitante per me soltanto, visto che per il mondo intero ormai le Ducati sono solo 1098 e Hypermotard.

Ormai pero’ la Multistrada mi aveva abituato a quell’estetica incerta, che piace a pochi e agli altri fa vomitare. Quei fari impilati l’uno sull’altro, quelle originali variazioni sul tema dello scarico sottosella (doppio cannone sulla Multistrada, termosifone sulla 999) sono un segno distintivo e riconoscibilissimo; il creatore di queste Ducati di inizio millennio prima di redimersi col pubblico creando la Hypermotard, ha di fatto definito un’era creando moto audaci e originalissime.

E io mi sono preso una 999s di terza mano con gli stessi soldi con cui mi sarei potuto permettere (forse) una Honda CB600F. Mi sono preso una moto piena di raffinatezze come la possibilita’ di regolarsi la posizione delle pedane e l’inclinazione del canotto di sterzo, la bellissima piastra di sterzo alleggerita, sospensioni tutte Ohlins che si regolano coi click anziche’ coi quarti di giro, pinze Brembo Triple Bridge, per non parlare del motorone da cento e passa cavalli. Gli stessi soldi di una Honda CB600F nuova. Chiamatemi fesso.

Ok, ho parlato del vile denaro, fatemi aggiungere anche che non e’ stato solo il fattore economico a convincermi di questa scelta. No, e’ stata una scelta ragionata; la cercavo da tempo una 999. All’inizio pensavo ad un 749S, poi ero orientato verso un 999 del 2005 per avere il motore a coppa bassa da 140cv e una linea piu’ gradevole; infine ho scoperto che la 999S del 2003 aveva esattamente lo stesso motore, in piu’ montava sospensioni Ohlins e costava mediamente parecchio di meno che non le base post-2005.

Cercavo un 999 perche’ tutti dicevano che in termini di efficacia e facilita’ di guida questa era migliore sia della vecchia 916/998 che (eresia ?) della nuova 1098 (che e’ forse un po’ piu’ incavolata a causa del motore strapotente e dell’assetto meno piatto rispetto al 999). La cercavo perche’ a me la moto dura e pura, quella che non si veste da puttana per piacere a tutti, mi affascina. La volevo perche’ nel momento che tutti si prendono la 1098 io ci godo da matti a farmi la 999 e poi andare piu’ veloce.

Dal sellino

Sali su, o meglio: ti ci cali dentro. Rispetto alla posizione di guida del Multistrada e della fantastica Hypermotard, qui sei proprio parte del mezzo. Non ho mai guidato prima supersportive; i mezzimanubri piu’ sportivi che ho avuto sono stati quelli di una Honda CBR600F del 2000, praticamente una granturismo secondo i canoni sportivi attuali. Sul 999 ti ci cali dentro e poi scopri molto spazio per arretrare; un’ottima sella che ti fa scivolare agevolmente da una parte all’altra della moto quando sei in attack mode; dei semimanubri belli lontani ma non troppo piu’ in basso rispetto alla sella; un ponte di comando molto evocativo, con un bel contagiri analogico a fondo bianco e una piastra di sterzo che pare uscito fuori dalla NCR da quanto e’ curata.

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Era da tempo che volevo avere una vera moto sportiva, una coi mezzimanubri e le ginocchia da tenere alte. Questa 999 e’ il mio sogno; anche quando mi sono messo in tangenziale non ho potuto sopprimere il sorriso idiota sotto il casco, perche’ la moto ti fa proprio sentire ‘pilota’, grazie al borbottio cattivo (e cosi’ tanto diverso dal sound del duevalvole) che lo scaricone di serie riesce a non mortificare troppo, grazie alla posizione che assumi, tutta caricata in avanti con gomiti flessi che abbracciano il serbatoio.

E poi, da fermo, non puoi fare a meno di notare quanto tutta la moto sia stretta ed essenziale. Niente carenatura sovrabbondante, niente pancie da quattrocilindri che ti fanno la moto cosi’ larga al centro, niente colorazioni e sigle confuse; anche le tanto criticate pinne laterali della prima 999 sono in realta’ cosi’ essenziali e minimali che ti viene il dubbio che qualche interessante proprieta’ aerodinamica forse ce l’hanno.

Oggi, dopo aver smontato specchietti e pedane del passeggero, la riguardavo nel cortile e sono rimasto ancora una volta folgorato da quanto questa 999 sia un vero animale da pista; un leopardo, cosi’ allungato e sottile, acquattato sulle Ohlins dorate, con lo scheletro del traliccio che lascia intravedere i muscolacci del cilindro verticale …cavolo se mi sono lasciato trasportare.

In movimento

Giro classico tanto per iniziare. Oggi e’ sabato 18 ottobre 2008, primo giorno con la 999s. Iniziamo con la scontata accoppiata Passo del Penice / Valtrebbia. L’autostrada fino a Piacenza Sud e’ un tranquillo prendere le misure alla moto nuova. Manco mi azzardo a spalancare il gas che di traffico ce n’e’ un po’ troppo; ’sta moto in 3 decimi di secondo mi spara a duecento all’ora, devo un po’ aggiustarmi al nuovo continuum spaziotemporale.

Il tempo fa un po’ schifo, speravo in una gloriosa giornata di sole e invece e’ tutto nuvoloso e freddino. Di moto in giro non se ne vedono; arrivo a Bobbio e proseguo su per il passo del Penice. Le prime curve le prendo un po’ con attenzione; proseguendo su l’asfalto si fa umido e addirittura arrivo con la nebbia su al passo ! Mi fermo cinque minuti al bar, e faccio due chiacchiere con gli unici altri due motociclisti; i classici biemmevuisti con moto nuove di pacca dal peso imbarazzante. Vengono da Milano ma sono terroni come me; anche loro vanno giu’ per la Valtrebbia quindi mi invitano ad andar con loro. Io ringrazio e mi aggrego — e tra me e me penso che questi sulle prime curve umide giu’ dal passo faranno i gradassi con le loro gomme da freddo tedesco e le imperturbabili boxerone.

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Mi fanno andare davanti, bonta’ loro. Scendo ancora piu’ circospetto del solito, mi curo solo di me stesso naturalmente e poi dopo che ci togliamo dal nebbione allungo un po’ il passo e provo finalmente ad azzardare qualche pieghina. Arrivo giu’ a Bobbio mentre le Bmw sono ancora chissadove. Ovviamente sono novelli mototuristi, ma comunque sono simpatici e di compagnia (per quanto ci si possa fare compagnia ognuno sulla sua moto). Continuiamo assieme, e stavolta li faccio stare davanti. Dopo un po’ arrivano quelle serie di curve e controcurve che si attorcigliano su ste stesse e che segnano l’inizio della vera Valtrebbia. Il loro passo e’ piu’ lento ed entrambi mi fanno passare; qui inizio a divertirmi sul serio. Ci spariamo quei trenta km fino a Rovegno, poi arrivati allo svincolo per Chiavari ci separiamo. A questo punto conto di poter arrivare fino al passo del Bracco e poi proseguire su per la Cisa fino a Parma. Uno dei due bmwisti, prima di andarsene, mi dice qualcosa sui fulmini; che glielo ricordavo per come andavo sulle curve, o roba simile. Io inizio bene attribuendo tutto il merito alla moto, poi pero’ il dodicenne che e’ in me mi fa aggiungere che erano solo i primi km in sella a questa che per me e’ una moto nuova.

Continuo il giro da solo; faccio la solita strada che porta fino al passo del Bracco, e poi cerco in vari modi svalicare per arrivare sulla Cisa. Mi perdo come un idiota a girare nei dintorni di Montereggio cercando un mitologico valico appenninico che manco Amundsen e Shackleton. Con la mia nuova 999s enduro affronto: (1) strade bagnate, (2) strade bagnate e piene di foglie, (3) stradine bagnate, strette, sconnesse, piene di foglie e castagne, (4) stradine bagnate, strette, a tratti sterrate, piene di foglie e castagne. Per non parlare della prova speciale, che e’ una stradina ciottolata che si arrampica su in mezzo al paesino di Montereggio con almeno due o tre piccoli gradini. Meno male che la 999s e’ fatta apposta per questo tipo di percorsi.

Ritorno sui miei passi e trovo finalmente la stradina che mi porta dritto sulla Cisa. Qui un’ultima esperienza mistica che conclude la giornata; la guida in notturna sulle bellissime curve della Cisa.

Chiudo qui con due scene agguntive, tipo gli extra dei dvd; quelle scene che magari a qualche fanatico interessa ma che non si sa bene come ficcarle nel contesto generale.

Scena 1

Passo del Bracco, in Liguria. Parto dal bar e subito mi superano una Ktm Supermoto e una Erreerremillejap. La Ktm era arrivata nel piazzale poche decine di minuti prima tutta allegra, uscendo dalla curva col piedino fuori e poi scodinzolando fino a fermarsi; la guidava un tipo che chiamero’ Capellofluente.

Provo ad accodarmi a questi due, tanto per sfizio. I due perdono tempo a pagliacciare un po’; la Supermoto viene guidata con tutta la consueta serie di manovrine da show tipiche del moderno motardaro da Appennino (ingressi in curva con gamba fuori, uscite in monoruota, etc etc).

Si accorgono subito di me; la Supermoto sorpassa il compare che evidentemente e’ il lentone dei due. Io faccio lo stesso. La Supermoto di punto in bianco finisce con le penne e inizia ad esser guidata come una sportiva vera, ginocchio giu’ e traiettorie pulite. Mi diverto, riesco a stargli dietro senza alcuno sforzo, sto pensando: adesso provo a punzecchiarlo un po’, poi succede qualcosa che mi fa cambiare idea e rallentare il ritmo.

Succede che mentre stiamo tirando, Capellofluente sulla Supermoto e io dietro, incrociamo due-tre moto che scendono giu’ a velocita’ stratosferica, ginocchio a terra, uno dietro l’altro tipo inseguimento da MotoGP. Bum, istantaneamente penso “che matti !!!” e poi mi rendo conto che anch’io sto facendo una cosa simile; certo, sto andando da turista rispetto a quelli li’, ma mi metto a tirare con uno sconosciuto, su una strada che ricordavo vagamente da un giro fatto forse un anno e mezzo prima, con una moto che ho preso in mano solo quella mattina per la prima volta ?

Fammi rallentare, da bravo.

Scena 2

La Cisa col buio. Da completare.

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speedweek 2007 su mondoducati

Domenica, 23 Marzo 2008

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E’ stato pubblicato sul numero di gennaio 2008 di Mondo Ducati un mio articolo, col racconto dello Speedweek 2007. Nulla di nuovo in realta’, ho semplicemente rimaneggiato il mio racconto gia’ postato su questo blog. Comunque, per i curiosi, ecco l’articolo (formato pdf, diviso per pagine):

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cheap GPS for motorbikes

Sabato, 2 Febbraio 2008
Draft Draft Draft Draft Draft Draft Draft Draft Draft Draft

Introduction

The Garmin Edge 205 is one of the best GPS for biking; it’s small, lightweight (only 88g !), and it’s specifically designed for cyclists/mountain bikers. It doesn’t have any mapping capabilities, featuring only a small (128×160 pixel) grayscale lcd display; but on a mountain bike you really don’t want to bring a flashy, bulkier, battery-devouring gadget while traversing valleys, ascending peaks and freeriding your way down on your typical all-day long mountain epic.

But I was thinking: can I use this little thing also on a motorbike ? Because the cool thing of this Garmin is that it allows you to follow a pre-loaded route; that’s the main use for me when cycling, so I don’t spend too much time on routefinding, and concentrate on riding the technical bits of the trail.

So after scouting around on the internet I have come up with this recipe to study an itinerary on Google Maps, load it onto your Edge, and also add specific location of interests as ‘waypoints’. And all that with free software ! How cool is that ?

The recipe

  1. get driving direction in Google Maps
  2. export it to KML or GPX format (see below for details on how to do this)
  3. use TCX Converter to load the KML (or GPX) file and then save it as .TCX
  4. use Garmin Training Center (free software download for all Garmin GPS devices) to upload the .trk to
  5. Edge

  6. go to bed
  7. wake up ! the sun is shining and the roads are empty !
  8. mount the Edge somewhere on your motorbike.
  9. go to “Training”, Do Course.
  10. follow the course

How to save Google Maps driving directions as a KML/GPX file

Option A

Straight from this cool post:

  • Get your driving directions the way you want in Google Maps
  • Click on the “Link to this page” in the upper right of Google Maps. You should get a little window with a long URL. Copy the URL by right-clicking on it.
  • Simply append “&output=kml” to the end of the URL
  • Select the entire URL and copy it to your paste buffer (CTRL-C for example)
  • Paste the URL it into your browser’s location URL pane at the top; append “&output=kml” to the end of the URL, then hit ENTER. This should bring up a window asking what to do with the file; save it somewhere on your computer

Option B

Go to this site: http://www.elsewhere.org/journal/gmaptogpx/ and follow the instructions.

Additional notes

I don’t really like map-based GPS devices: they make us lazier, people follow the indications of the little machine and have no fuckin idea where in the world are they, where’s the north and where’s home; tell me what happens when the battery dies. Still, I understand that (at least here in Italy), it’s pretty difficult to get lost, at least on our normal backcountry roads. And I understand that not everybody cares too much about basic orienteering skills.

My point is: always have a map with you; it’s the most dependable orienteering device you can have.

I realize that not everybody will go and buy a GPS designed for bycicles for their motorbike trips; not everybody will go though the hassle of preparing their itineraries the day before; so I guess this is a solution for all the nerds out there, Nerds like me that profoundly dislike pre-packaged food.

Also think about this: the retail price for the Edge 205 is EUR250 as of today. I’ve bought mine on ebay for EUR100. All the software that I’ve used is free. I don’t think GPS solutions come cheaper than this.

It’s not probably the way of things that you guys with the BMW will enjoy; too cheap. But I’m thinking to the people riding Suzuki DR350, or Yamaha Tricker, or any type of offroad bike; or people that do touring on a budget; or the maniacs doing the Valentino Rossi on the passes — think about this, you can also skip the preparation part, mount the Edge on the [piastra di sterzo] of your 999, hit the start button, and then ride the 50km of the ss67 from [...] up to the Muraglione pass; then you export the track back home, email it to your friend that will load it as a route to follow. He will then have also a shadow of you, pulling away because you’re obviously faster than him. And while he tries to catch the little white arrow on the tiny display of the GPS he crashes into a truck. Ok, one biker down, who’s next ?

There’s actually two models of the Edge; the 205 and the 305. The 305 is exactly the same, but also has a heartrate monitor (and is more expensive). Pretty useless if the exercise you’re doing it’s just opening the throttle.

References


spa-francorchamps

Giovedì, 15 Novembre 2007

Riporto di seguito il racconto che mi ha fatto Daniele di una giornata che ha passato in pista con la sua Clio Cup; una pista speciale, si trattava dello storico tracciato di Spa-Francorchamps. E questo racconto mi e’ piaciuto cosi’ tanto che non potevo tenermi nella mia casella postale privata… Buona lettura.

Pneumatico Clio Cup

La premessa e’ la solita: giornata Renaultsport, ma con una novita’, l’evento e’ europeo e il circuito e’ Spa in Belgio. Ti evito il racconto del trasferimento che tanto sono solo 700km di autostrada. Dall’UK ci si aspettano una quarantina di auto (su un totale di 150). Venti di queste si incontrano la sera prima in un motel Formule1 nei pressi di Liegi. Io partecipo al meeting, in un certo senso mio malgrado, perche’ mi bastano cinque minuti a tavola con questi elementi per rendermi conto che certa gente ci puoi anche parlare di motori e sovrasterzo e pneumatici, ma fuori dal paddock, se non condividi niente altro sei fregato.

Fast forward a domenica mattina quindi, ore 6.45 tutti nel parking lot, e parte un convoglio di 20 clio e megane alla volta di una pompa di benzina, dove troviamo altrettante renault (V6, spider e alpine anche) provenienti da Belgio, Olanda e Francia. Su Spa, non so bene cosa dirti, e’ senz’altro il circuito piu’ bello che abbia mai girato – da molti e’ considerato il circuito piu’ tecnico della F1:

Circuito di Spa Francorchamps
Come vedi dal diagramma e’ pieno di curve a dx e sx, tutte in un certo senso diverse l’una dall’altra. L’arrivo al circuito e’ davvero emozionante, una roba mai vista prima: 7 km di pista che si snodano tra le colline di Francorchamps, con dislivelli che superano anche i 150m.

Nei paddock, un totale di 150 auto provenienti da tutta europa (meno che italia, obviously), e un casino di gente in giro… coppie, intere famiglie, gruppi di amici. non sto qui a raccontarti lo sforzo organizzativo necessario per coordinare 150 auto. Mi limito a dirti che renault ha fatto un lavoro fantastico, meglio di qualsiasi altro organizzatore di trackday. C’erano non meno di 50 persone di staff, una organizzazione impeccabile, turni cronometrati al secondo, refreshments forniti gratuitamente tutto il giorno, pranzo nella saletta vip del circuito con vista su tutto il circuito e panorama circostante (la zona e’ bellissima, assolutamente da visitare in moto o auto).

Vabbe’, arriviamo al sodo. visto il numero di partecipanti, niente open pit, ma formato a turni da 20 minuti. Tre gruppi (novellini, inter e advanced) e io sono schiaffato nel gruppo avanzato, non perche’ abbia questa grande considerazione delle mie capacita’ di guida.. e’ stato lo stesso responsabile Renaultsport UK che organizza tutti gli eventi in Inghilterra e che mi aveva gia’ conosciuto che ha decretato che avevo abbastanza esperienza. Peraltro, c’e’ da dire che non c’erano in circuito bestie ’solo-pista’, quindi il livello almeno meccanico dei mezzi era praticamente pari. Sono stato fortunato ad essere inserito nel gruppo advanced perche’ ho trovato tutto quello che cercavo (senza successo) nella mia precedente uscita in pista a Oulton Park, cioe’ il confronto non cattivo ma agonistico con altri in pista, la possibilita’ di inseguire ed essere inseguiti, e il piacere di rivedersi nei pit a fine sessione e scambiarsi impressioni con perfetti sconosciuti.

A differenza del Nurburgring, ho cominciato per niente intimorito, e ho usato la prima sessione della mattina per cominciare a conoscere le curve, i punti di staccata e ad individuare le marce corrette. Tra una sessione e all’altra sono anche uscito con un istruttore sulla nuova 197, e cosi’ ho individuato per benino linee e punti di frenata (marce no perche’ la 197 ha sei marce e rapporti molto piu’ corti della mia 182).

Beh, in pratica e’ un circuito che ti fai praticamente costantemente sopra i 100mph, sempre terza piena, quarta e quinta, cioe’ velocissimo – molto piu’ veloce di qualsiasi cosa abbia sperimentato prima. Ci sono saliscendi e una curva cieca (Eau Rouge), che prima di decidermi che potevo farla in quarta piena senza sollevare il piede (le F1 la fanno a 280 kmh) ci ho messo tre sessioni. Solo un paio di occasioni da curva in seconda da farsi su tre ruote (le solite chicane), e poi il resto tutte curve da terza e quarta in cui mi sono divertito a controllare la macchina alternando sovra e sotto-sterzo modulando l’acceleratore solamente (una sensazione sublime di controllo del mezzo). Sono bastate un paio di sessioni per individuare subito i lenti del gruppo e quelli invece divertenti da inseguire e quando possibile superare. e’ stato cosi’ che ho fatto – diciamo – amicizia con un paio di inglesi su una Trophy, e un francese su Megane RS (un 2l turbo da 230cV).

Le sessioni del mattino si sono susseguite e io ho acquistato sempre piu’ confidenza nel mezzo e nelle gomme (erano praticamente nuove – tutte e quattro), ed entravo sempre piu’ veloce nelle curve. Per esempio, la curva 11 e Stavelot, alla fine della mattinata riusciva a farla tutta in quarta in appoggio sulla ruota ant dx che sentivo lavorare anche attraverso il finestrino chiuso. Blanchimont, la curva considerata la piu’ difficile di tutto il circo F1, che andrebbe fatta a palla, ancora non riuscivo a farla senza alzare il piede prima di entrare ma ci stavo lavorando attivamente… insomma tutto bene, giornata perfetta. per inciso, consumi spaventosi: un quarto di serbatoio ogni sessione (12 litri in 20 minuti!)

Nella quarta sessione, la prima del pomeriggio, succede qualcosa, non so cosa, che mi fa cambiare ritmo, entro in pista e non ce n’e’ per nessuno. supero tutti, v6, Megane e Clio senza esitazioni, guido pulito, la macchina la sento mia, controllo totale del mezzo. Affronto Eau Rouge in 4a a 7000 giri ed entro cosi’ veloce sul rettilineo che riesco a superare una Megane e una Cup arrivando a Kemmel praticamente insieme ad una Trophy. E’ una battaglia a chi frena dopo. freniamo tutti e due allo stesso tempo, ma io sono sulla linea sbagliata. Mi ritrovo quindi ad affrontare la chicane (le combes) velocissimo e partendo dalla posizione sbagliata del circuito. Non mollo, riesco a passare da cordolo a cordolo, ma ho cosi’ tanta inerzia che il cordolo interno non mi ’sostiene’ e finisco scivolando sull’erba. Un angelo mi assiste perche’ la macchina si scompone pochissimo e riesco a rientrare in pista davanti alla trophy e col muso che punta nella direzione giusta. Seguono un paio di giri a ritmo pazzesco cercando di mettere spazio tra me e l’inseguitore che non mi molla. Poi bandiera a scacchi e si rientra.

Posteggio e il tipo della Trophy esce dalla macchina, Arai RX7 nero ancora in testa e si avvicina; si toglie il casco e mi fa: “AWESOME DRIVING!!!” si mette a raccontare la scena vista dal suo punto di vista ad un gruppetto di persone che si e’ assemblato e mi dice che ha filmato tutto e appena torna a casa mi fara’ vedere. Il suo passeggero e’ eccitatissimo e mi fa il commento di quella scena di sorpasso, chiedendomi anche di fare da passeggero nella prossima sessione. Questi due tipi sono interessantissimi. Il passeggero in particolare e’ uno che ha una GSX-R 600 con cui faceva corse club (non col New-Era, ma l’altro che faceva Luca, il BMC) e mi dice che era anche bravo, classificatosi sesto come rookie nella sua prima stagione e poi nella seconda ancora meglio (non ricordo) e detentore di record di pista a pembrey. Uno anche appassionato di mountain bike… fa il passeggero perche’ la sua macchina e’ una … M3, quindi non ammessa in questa giornata…

Conosco quindi Jeremy, un ragazzino della mia eta’ che guida la sua Trophy a un ritmo pochissimo inferiore al mio, ma pulitissimo, mai nessuna incertezza, e niente giochini sovra-sotto sterzo nelle curve come me. Anzi, mi confessa addirittura che lui l’ESP non lo disattiva neanche, sostenendo che se entra in funzione e’ perche’ stai guidando sporco. Vabbe’, due stili diversi, ma ci divertiamo ugualmente ed entrambi riusciamo a superare con tranquillita’ anche le Megane, che con 50 cv in piu’ sono quelle piu’ bastarde perche’ nei rettilinei guadagnano quello che perdono nelle zone miste.

Mi ricordo del suo passeggero (Michael) che voleva venire con me alla prossima sessione; gli offro il posto e lui accetta immediatamente. All’inizio della sessione vorrei chiedergli di cronometrarmi il giro (mi sarebbe piaciuto sapere in quanto giro, visto che conoscevo i tempi della Clio Cup ‘vera’ – quella con cambio sequenziale e tutto il resto), ma poi penso tra me e me che e’ meglio evitare perche’ se mi metto ad inseguire un record finirei per prendermi rischi inutili.

Ci mettiamo primi nella pitlane, ma prima di noi fanno partire una decina di macchine demo con gli istruttori a bordo… “avremo traffico in pista” mi fa lui sconsolato e io con aria da spaccone gli dico “no figurati, ce li togliamo subito dalle palle questi”… ovviamente scherzavo, ma dopo il primo giro, di riscaldamento, comincio a puntarli e li elimino uno ad uno, e in due giri ce li siamo bevuti tutti e cominciamo ad avvistare i doppiati! Ora, questo non e’ mica un passeggero silenzioso, e’ uno che incita, si scalda, insulta i tipi davanti che non fanno passare. La cosa all’inizio non mi tange un granche perche’ tanto sto concentrato sulla guida e ho lo stesso effetto di tunnel vision che ho in moto. Una cosa pero’ mi distrae, ogni tanto lo ’sento’ che si avvicina e si sporge per guardare che combino coi pedali e per guardare le lancette del tachimetro e contagiri. Ogni tanto mi fa “siamo usciti a 115, piu’ veloci dell’ultima volta”, oppure “non c’e’ bisogno di parzializzare l’acceleratore qui”… Avrai capito che arriva ora il momento clue della giornata.

C’e’ una serie di due curve i cui nomi ora mi sfuggono che le F1 affrontano a 295 kmh, e che sulla Clio in teoria posso essere fatte a velocita’ max. Il problema e’ che sempre curve sono, quindi c’e’ l’istinto di conservazione che ti dice “curva in vista, frena, frena, FRENA”. La prima di queste curve quasi da subito riesco a farla senza parzializzare, la seconda pero’, alla quale arrivo a velocita’ max (poco meno di 120 mph), non ho mai avuto il coraggio di prendere in pieno. Se all’inizio proprio accarezzavo il freno, dalla terza sessione in poi mi limitavo a sollevare un po’ PRIMA della curva per poi riapplicare l’acceleratore per stabilizzare la macchina in curva. Ribadisco, questa e’ una CURVA, cioe’ la macchina (anche rigida come la mia clio) si appoggia notevolmente sulla destra e le gomme le senti che lavorano per tenerti attaccato. Beh, dopo questo giro in cui ho superato qualsiasi cosa mi si presentasse davanti, decido che vale la pena di provare e affrontare la curva in pieno.

Siamo a meta’ curva, tutto ok, mi dirigo verso la fine della curva, sono gia’ praticamente sul rettilineo finale quando mi accorgo che sto andando troppo largo, decisamente troppo largo. Vedo l’erba e il muretto dei pit che si avvicina spaventosamente sulla destra, non mi rimane che rilasciare l’acceleratore — ma la macchina e’ ancora fortemente appoggiata sulla destra, quindi lasciando l’acceleratore il peso si sposta in avanti, l’anteriore si carica e la macchina scarta violentemente verso sinistra. Un anno fa, quando NON sapevo guidare per niente, mi sarei attaccato ai freni e l’avrei lasciata girare pregando di non ricevere un impatto troppo violento.
Questa volta invece lo scarto me lo aspettavo (ma non avevo messo in conto che a 200 all’ora ti porti dietro un momento d’inerzia pazzesco che ci vogliono 400 cavalli per raddrizzare), do’ full lock a destra e acceleratore giu’ al massimo.

Avresti dovuto vedere la scena, tutte e quattro le gomme che urlano e fumano (vedo la nuvola di fumo sugli specchietti), la macchina ha il muso che punta sul muretto di sinistra (separato dalla pista da una striscia di 5-10 metri d’erba al max), ma si muove in diagonale verso la linea di arrivo e il muretto di sinistra: non so quanto sia durato il tutto, e’ uno di questi momenti che ti sembra durino minuti. Man mano che ci avviciniamo al muretto la macchina tende a raddrizzarsi sempre di piu’, a un certo punto siamo con tutte e quattro le ruote sull’erba, a non piu’ di mezzo metro dal muretto. lo so perche’ mi ricordo che guardavo con terrore e notavo tutte le imperfezioni dell’intonaco. Mi immaginavo gia’ un violento impatto laterale e una intera fiancata da rifare, quando invece la macchina, avendo perso la maggior parte del momento, scarta violentemente verso destra e ora scivoliamo sempre verso il muretto di sinistra, ma e’ la coda della macchina che andrebbe ad impattare. I prossimi momenti sono difficili da raccontare, siamo a velocita’ quasi trascurabile ormai, ma le anteriori girano a vuoto perche’ siamo sull’erba, ci avviciniamo inesorabilmente, quando acquisto quel minimo di trazione che mi trascina via verso il centro della pista, non prima pero’ di avere ‘baciato’ il muretto con un tocco identico a questo filmato dei simpsons.

Ah, non ti ho detto la parte piu’ bella. Il passeggero, questo Michael, non stava piu’ nella pelle, urlava “FANTASTIC mate! great save! that was GREAT” e io preoccupatissimo che oltre a ringraziare il cielo stavo nel panico perche’ non conoscevo ancora l’entita’ del danno e avevo il volante che tra le mani mi tremava tutto (devo avere sconvolto l’equilibratura, perche’ in autostrada sulla via del ritorno, ho incontrato lo stesso sintomo a velocita’ > 180 kmh).
Comunque rientriamo ai pit, ispezione veloce, il danno cosmetico e’ davvero minimo, ho danneggiato piu’ la gomma anteriore destra che ha un pezzo di spalla consumato fino alle tele.

L’ultimo turno lo faccio giusto per essere sicuro che la macchina sia a posto e anche se giro ancora piu’ veloce della solita Trophy, non ho piu’ la capacita’ di entrare ‘committed’ nelle curve cieche e quindi decido di prendermela con calma e concludere senza danni una giornata altresi’ perfetta. A proposito, ho anche dato un’occhiata a come la trophy affrontava quel curvone che mi ha causato tanti problemi e mi sono accorto che per affrontare la curva a quella velocita’ e per non finire largo sarei dovuto passare molto piu’ vicino all’apice di quanto non avessi fatto. Sara’ per la prossima volta.

Che altro? E’ stata l’esperienza motoristica (in pista) piu’ divertente che abbia mai vissuto, in auto E in moto. un circuito da sogno, gente nel gruppo capace e competitiva ma sempra corretta, e una macchina che non la finisce mai di darmi soddisfazioni.


Onboard camera sulla Clio di Jeremy & Michael, inseguendo Daniele su Clio Cup arancio che supera sulla sinistra dopo pochi secondi dall’inizio del video
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Onboard camera su una Clio francese dietro la Clio di Daniele:


speedweek 2007

Venerdì, 3 Agosto 2007

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Qualche giorno prima di partire, in uno scambio di email coi miei amici, avevo detto che questa sarebbe stata la mia ultima gara: troppe palle burocratiche, nessuno spazio per amatori con moto d’accatto…. bene, dopo poche ore dal mio rientro in Italia ero pronto a rimangiarmi tutto !

Ora mettetevi comodi che vi racconto: il viaggio di andata l’ho fatto con Luca Pierazzi (che partecipa al Desmochallenge con una Bimota DB4) e i suoi compari di Pisa; compagni di viaggio fantastici e amichevoli, ci siamo dati appuntamento mercoledi’ 18 sera in una stazione di servizio a Bologna (loro arrivavano da Pisa) mi hanno caricato la Multi sul furgone e siamo partiti verso l’Ungheria. Dopo una lunga e caldissima nottata di viaggio siamo arrivati verso le quattro di giovedi’ pomeriggio al Pannoniaring, quasi contemporaneamente al gruppo dei Multistradisti con cui condividevo il box.

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Giovedi’ 19 luglio

Nel tardo pomeriggio ci siamo tutti quindi industriati per accamparci e preparare le moto per le verifiche tecniche; cioe’, gli altri hanno semplicemente scaricato le moto e preparato le tabelle portanumero, io invece ho dovuto smontare targa, frecce, specchietti, cavalletto e coprire alla bell’e meglio il faro e i fianchi del sellino posteriore con della carta adesiva bianca a mo’ di portanumero. Vado alle verifiche e c’e’ il primo intoppo; mi sequestrano il casco (il mio Arai RX7 IV) perche’ non gli era scaduta l’omologazione (cioe’ c’era l’omologazione ECE 04 anziche’ 05). Pianto una storia coi commissari tecnici e con l’organizzatore dello Speedweek cioe’ Franco Bartoli perche’ il regolamento era ambiguo; c’era infatti scritto che il casco doveva essere omologato ma non per forza con la targhetta 05 ! La loro interpretazione era che l’omologazione scade dopo un certo numero di anni, quindi il mio casco era a tutti i fatti non piu’ omologato. Immagino che potevano anche aver ragione, ma ad averlo scritto chiaramente non ci sarebbero stati fraintendimenti e mi sarei portato il mio nuovo Xlite che invece riposava tranquillamente a casa. Interviene per fortuna il direttore di gara che ci tranquillizza (infatti alla fine non ero il solo ad avere un casco ‘vecchio’) e ci dice che per il giorno dopo avrebbe escogitato qualche rimedio.

Un po’ scocciato e deluso da questo ennesimo impiccio burocratico ritorno ai box e mi preparo ad aspettare Vittorio, che era partito qualche giorno prima da Bari col suo fido VF500FII e mi teneva al corrente nei giorni precedenti dei suoi ingarellamenti sulle strade di montagna con R1 e Ducatoni… mi immaginavo le facce di questi poveracci su mostri da 150cv che non riuscivano a tenere il passo di una motociclettina vecchia di vent’anni con gommine stile ciclomotore.
Verso le otto di sera mi manda un sms dicendomi che aveva ancora un’ora di strada; e infatti arriva in circuito dopo mezzanotte, dopo che io avevo abbandonato le speranze e mi ero spento sul letto della nostra zimmer sopra il ristorante del circuito, il ‘famoso’ Ciao Mario (mafioso ungherese che pratica prezzi da estorsione). Questa cameretta era qualcosa di sconcio, ma l’alternativa era dormire in tenda o all’interno del box cercando di respingere l’assalto degli scarrafoni; e con Vitt avevamo preferito la soluzione del letto ‘vero’.

Venerdi’ 20 luglio, parte 1

Il venerdi’ e’ giornata di prove libere, due turni da un’ora ciascuno; contrariamente all’anno scorso tutti i partecipanti dello speedweek avrebbero provato assieme, quindi 1098 e 999R scendevano in pista assieme ai due valvole e ai 4 cilindri. Potenzialmente un gran pasticcio, in realta’ alla fine (anche grazie al numero relativamente ridotto dei partecipanti) nessun problema. Si vede che ce ne sono pochi di amatori perche’ tutti corrono bene, e di cadute ne ho contate pochissime in questi giorni. Decido di fare questa prima giornata con un treno di Dunlop in mescola prese di seconda mano da Frank; Stefano (Amigu) mi da’ una mano a smontare i cerchi e le faccio cambiare al mattino presto dai tecnici Dunlop ma qualcosa di terribile accade…. [il resto del racconto dopo l'intermezzo!]

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Intermezzo: i compari del Multiforum Racing Team

Ok, piccola digressione per raccontarvi un po’ dei miei compagni di avventura senno’ poi non si capisce ci sono tutti questi nomi: Stefano (Amigu) corre con un 998S iperpompato, e raccontano che e’ uno dei piu’ veloci del gruppo, molto esperto e appassionato di pista — ma e’ alla sua prima gara; Frank invece e’ uno dei reduci dell’anno scorso, all’epoca corse con una Multi S e fece segnare un tempo stellare, 2′19″ e rotti, mentre tutti gli altri stavano ampiamente sopra i 2′20″ (Moris si qualifico’ con 2′22″, io con 2′26″, Luca 2′34″). Quest’anno si e’ iscritto al Desmochallenge, un monomarca Ducati, con una special su base supersport (motore 1000 due valvole, monobraccio, etc); stessa cosa ha fatto Moris che ha montato su una moto simile, quest’anno quindi sono due veri e propri piloti ‘ufficiali’, e hanno accumulato un’ottima esperienza partecipando alle varie gare del Challenge. Poi ci sono Matteo (Zanibo), superpilota che gia’ l’anno scorso girava in 2′12″ e il suo allegrissimo compare Ale, anche loro iscritti al Challenge rispettivamente con una special su base Monster 1000 e con Bimota Delirio di serie. I ‘giapponesi’ iscritti alla Open sono Miky con Bimota YB9 (motore Yamaha Thundercat meta’ anni 90 e ciclistica vecchiotta ma sopraffina, 95cv per 158kg di peso, bella bestiolina) e Andy di Manduria con CBR600RR. Infine Pierpaolo (Pirpa), unico iscritto alla mia categoria con una Supersport 900; Multistradista anche lui, ha iniziato da poco ad andare in pista e si e’ preso questa Supersport pronto pista con cui si avventura nello Speedweek.

Venerdi’ 20 luglio, parte 2

Ritorno al venerdi’, quando dopo aver montato le gomme da pista scendo assieme agli altri per il primo turno di prove libere. La questione casco e’ per fortuna risolta, mi fanno firmare una specie di liberatoria per lasciare a me la responsabilita’ di usare un casco che secondo loro non va bene; sono contento di questo, l’alternativa di usare un casco a prestito non mi attirava per niente; per andare in moto devi stare comodo, per fare una gara hai bisogno assolutamente del tuo materiale con cui sai di essere a posto, e il casco ovviamente e’ la cosa piu’ importante. La moto e’ molto piu’ guidabile dell’anno scorso e le sospensioni funzionano decentemente, anche se si muove parecchio e pompa un sacco nei tratti veloci. Peccato che vibra un sacco sul rettilineo, in velocita’; mi viene in mente che al mattino i tecnici della Dunlop che mi hanno montato le gomme non mi hanno fatto l’equilibratura. La sensazione e’ brutta ma sopportabile, non posso perdere l’ora di prove libere per farmi mettere a posto questa cosa.

Mi ricordo abbastanza bene la pista, e faccio parecchi giri per provare le sospensioni. Mi fermo ai box dove Vitt inizia a trasformarsi in un ottimo ingegnere da pista; mi chiede le sensazioni che mi da’ la moto, e io rispondo quasi sempre a casaccio. Mi da’ un paio di clik qui, un mezzo giro li’, e rientro in pista. Alla fine scopro con piacere che ho gia’ abbassato i tempi migliori dell’anno scorso girando sul passo costante di 2′23″, senza prendere nessun rischio. Fa caldissimo, e al secondo turno di mezzogiorno ci sono 41 gradi di temperatura esterna e una temperatura sull’asfalto di quasi 70 gradi. Inizio a macinare giri su giri, mi fermo ai box una volta per fare qualche altro piccolo cambiamento e poi riprendo a girare. Il caldo si fa sentire, la temperatura dell’olio motore sta fissa sopra i 140 gradi, e ad un certo punto la moto non frena piu’ ! Probabilmente il troppo caldo ha fatto perdere tono alle pastiglie che non sono proprio da pista; Vittorio mi consiglia di alternare dei giri veloci con altri piu’ lenti cosi’ da far raffreddare un po’ i freni. Ci provo, ma ogni tanto continuo a sentire che i freni non sono piu’ efficaci come prima; un po’ di apprensione prima delle staccate da alta velocita’, e spero in un calo delle temperature per il giorno della gara.

Verso la fine della seconda ora di prove mi accorgo che sono quasi solo in circuito; ne approfitto per fare un po’ di resistenza e quando alla fine mi danno la bandiera a scacchi mi fermo un secondo ai box per parlottare con Jeremy Burgess, pardon con Vittorio, che mi dice che sono riuscito di nuovo ad abbassare i tempi sul 2′22″ costante. Dopodiche’ schizzo via, mi levo la tuta di corsa e mi butto sotto l’acqua fredda della doccia che mi stava a prendere un colpo di calore.

Sabato 21 luglio

Per le prove cronometrate del sabato decido di non spendere troppi soldi e montare delle Metzeler in mescola di seconda mano, anche queste di Frank. Le Dunlop il giorno prima mi si flettevano troppo e la moto specie negli scollinamenti e nei curvoni veloci ondeggiava come una biscia; grip eccezionale ma poco stabili. Mi confermano infatti che e’ il tipico comportamento delle Dunlop e allora scelgo queste Metzeler che dovrebbero essere piu’ stabili (e piu’ simili come comportamento alle solite Pirelli che ho sempre usato). Sabato mattina smontiamo i cerchi con Vittorio e mi faccio montare le Metzeler; questa volta me le faccio anche equilibrare e poi controllo la pressione prima di scendere in pista.

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Ho due turni da 25 minuti che cerco di sfruttare bene; piccoli cambiamenti alle sospensioni che Vittorio si segna accuratamente, riesco a guidare meglio di ieri e forzo un po’ le traiettorie, specie quei tratti veloci dove si puo’ guadagnare del tempo prezioso. La moto si continua a muovere ma non tanto come al venerdi’, cerco di entrare sempre piu’ forte nell’ultimo curvone dove Vitt mi fa notare che esco senza sfruttare tutta la pista; mi danno parecchio fastidio le pedane che strisciano per terra ogni volta che aumento un po’ l’inclinazione, e ci sono parecchi punti dove sono li’ con la moto in piega, appoggiato su ginocchio e pedana, dove sono sicuro potrei aprire ancora di piu’ il gas se non avessi tutta questa ferraglia per terra.

Grazie ai suggerimenti di Frank provo anche a usare una marcia piu’ alta per quasi tutte le curve e scopro che come sempre in pista, la fluidita’ e’ tutto; il due valvole Ducati spinge comunque bene anche da 5-6mila giri quindi riesco ad affrontare quelle curve che prima facevo in terza tirata con una comoda quarta e cosi’ via. Sopratutto riesco ad essere costante e concentrato, non faccio quasi errori e mi dico che va bene cosi’: sono sicuro che i miei tempi non sono speciali ma il fatto di essere costante mi puo’ aiutare parecchio quando viene la gara, dove sono sicuro che ci sara’ qualcuno che si fara’ prendere la mano dalla mischia e fara’ errori.

Vittorio Burgess mi conferma che ho abbassato ulteriormente i tempi; mi qualifico con 2′21″004 e sono… ultimo sulla griglia di partenza ! Certo, il tempo per una Multistrada e’ discreto, il livello della competizione si e’ alzato, l’anno scorso sarei partito con lo stesso tempo in quarta fila e quindicesima posizione, tutte le scuse che vuoi ma partire ultimo e’ davvero umiliante ! Parlottando un po’ con gli altri sento discorsi del tipo “ma l’importante e’ partecipare”, o “l’importante e’ migliorare i propri tempi dell’anno scorso”, o “basta divertirsi che importa arrivare ultimi o penultimi” ma io non sono affatto d’accordo; se non volessi la competizione andrei a fare prove libere, e invece e’ dallo scorso Speedweek che non vado in pista perche’ le prove libere non mi danno niente; e so che ero battuto in partenza visto che non c’era manco un’altra moto targata come la mia, ciononostante partire ultimo resta umiliante, e arrivare ultimo non mi piacerebbe per niente ! Se faccio una gara all’anno e’ per battere altri piloti, arrivare prima di altri, per levarmi quella voglia di competizione che devo reprimere quando guido sulla strada che senno’ “ci si fa male”.

Controllando bene i tempi di qualifica comunque mi rincuoro un po’ perche’ vedo che i 4 davanti a me hanno tutti girato sul 2′20″; magari qualche sbaglio in partenza e riesco a piazzarmi qualcuno dietro di me, chissa’.

Domenica 22 luglio

Arriva la domenica, giorno di gara; al mattino ci sono le gare del Desmochallenge; Frank, Moris, Zanibo e Ale corrono tutti nella Protwins (open due valvole), purtroppo a Zanibo non gli parte il
motore del suo Monster mezzomanubrio e deve rinunciare alla gara; a Moris gli si e’ rotto qualcosa al motore durante le prove e partecipa con la Supersport di Pirpa. Ale gira piu’ lento degli altri e si scusa con la sua Bimota perche’ non e’ alla sua altezza; la gara comunque e’ bella, Frank rimane attaccato ad un tale davanti a lui per tutta la gara, gira su tempi stratosferici (2′11″ credo) come suo solito, mentre dietro Moris battaglia con Luca Pierazzi e alla fine nonostante il divario di potenza (Luca sulla sua Bimota DB4 ha un 1000DS portato a 1200cc) riesce a passarlo. Ale si tiene dietro per tutta la gara una ragazza su una vecchia Supersport 900 scarenata con manubrio largo e arriva penultimo ma felicissimo.

A mezzogiorno andiamo a mangiare, io mi concentro piu’ che in pista per non lasciarmi andare e mangio solo un po’ di riso in bianco e un’insalata mista a pomodori. La gara inizia alle tre del pomeriggio; per fortuna la temperatura si e’ abbassata sui 30 gradi anche se c’e’ molto vento, e i reduci della prima gara ci mettono in guardia: attenti al vento che sballa le traiettorie e i punti di frenata. Dopo il pranzo cerco di rilassarmi un po’ che mi sento le gambe pesanti, ma dopo venti minuti di riposo forzato su una sediolina mi rendo conto che non ho nessun bisogno di riposare ancora; e’ da ieri che non faccio praticamente niente ! non sono stanco, ma evidentemente e’ solo
un po’ di nervosismo che mi fa sentire legato. Mi infilo la tuta, mi stiro i muscoli, Vittorio mi sfila il cavalletto posteriore e siedo per due minuti sulla moto, sotto l’ombra, ripassandomi mentalmente la pista. Entro nella corsia dei box, sono il secondo a mettermi in fila per l’ingresso in pista; c’e’ una Paul Smart, e il pilota mi chiede dove parto; io gli dico di non preoccuparsi che parto ultimo. Dopo un po’ arriva Pirpa e Zanibo che e’ riuscito poi a risolvere il problema della sua moto ed e’ stato ammesso come ‘wildcard’ per questa gara; partira’ accanto a me, quindi non sono ultimo sulla griglia di partenza !

Giro di allineamento, poi ci sistemiamo sulla griglia e troviamo i nostri amici che ci tengono il posto; Vittorio mi raggiunge e mi tiene una maglietta bianca sulla testa; mi tolgo il casco e bevo un sorso d’acqua, poi me lo riinfilo e faccio un altro veloce ripasso mentale della pista (…sesta sul rettilineo, tolgo due marce e mi butto in quarta sulla veloce curva a destra, poi staccata e terza per il tornantino, quarta, alleggerisco e butto la moto giu’ a sinistra lasciando che le sospensioni assorbino il gradino che ti scompone l’assetto in piena piega, poi quarta di nuovo…).
Si parte per il giro di riscaldamento, tiro subito per riscaldare le gomme (come sempre sono senza termocoperte, ma la temperatura e’ cosi’ alta che non ce n’e’ bisogno secondo me) poi prima delle ultime due curve tutti rallentano; mi sento in forma, non sento piu’ le gambe pesanti, sono leggero sulla moto e pronto per partire. Non penso ad altro, non ho piu’ preoccupazioni, sono concentrato sul semaforo; non devo partire troppo veloce che senno’ mi danno 30 secondi di penalita’ come l’anno scorso quindi parto con un attimo di ritardo, ma comunque riesco a guadagnare terreno su molte delle moto che partivano nella fila davanti; devo poi chiudere il gas perche’ la Supersport davanti a me mi taglia quasi la strada, riapro e scopro di essere gia’ arrivato alla prima curva, affiancato ad altre 2 o 3 moto, su una traiettoria molto piu’ esterna del solito; mi butto dentro comunque e con la coda dell’occhio vedo un oggetto su due ruote che taglia tutta la pista e va fuori strada, tagliando il cordolo pochi metri davanti a me; non mi faccio distrarre, resto concentrato su quella striscia di asfalto dove vedo la mia traiettoria e arrivato alla seconda curva tiro la staccata e mi infilo davanti a qualche altra moto; questo primo giro e’ molto confuso e non ricordo con precisione quante moto ho sorpassato o quante altre mi hanno sorpassato.

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Nella seconda meta’ del primo giro pero’ il gruppo si e’ allungato e riconosco davanti a me Luca, il toscano su Bimota, lo stesso che mi ha dato un passaggio all’andata… adesso pero’ e’ solo un pilota che vedo piu’ lento di me e devo sbarazzarmene alla svelta. Non ricordo dove l’ho passato, ma lo supero alla svelta, credo prima della fine del primo giro e poi inizio a tirare come un forsennato senza mai guardarmi alle spalle. So che ci sono parecchie moto dietro di me, e so anche che guadagneranno spazio nel corso della gara; alla fine del secondo giro alzo lo sguardo mentre passo sul traguardo e mi accorgo che ho ancora parecchi giri alla fine; sono solo pero’, davanti a me i piu’ veloci mi hanno gia’ distanziato, continuo a concentrarmi, respiro a fondo mentre percorro il rettilineo e mi butto giu’ di nuovo nel curvone alla fine, tagliando preciso e veloce il cordolo. Faccio gli altri giri pensando di essere veloce ed efficace; in effetti non commetto molti errori, nessun cambio di marcia sbagliato e nessuna traiettoria balorda, ma sono forse poco veloce (e in effetti alla fine Vittorio mi dira’ che ho fatto questi primi giri sul 1′23″, 1′24″); provo a fare la seconda meta’ del curvone che immette sul rettilineo principale in quinta anziche’ in quarta, e in effetti mi pare di far scorrere di piu’ la moto.

Verso meta’ gara butto giu’ la moto in una veloce piega a sinistra con troppa energia e la moto inizia a pompare sulle sospensioni buttandomi inesorabilmente verso l’esterno; per fortuna la pista e’ ampia e c’e’ molto spazio per recuperare, ma qui perdo molto tempo ed e’ probabilmente l’unico grosso errore di guida che faccio. C’e’ un altro punto dove non riesco a chiudere la curva e sono un po’ lento, si tratta della stretta curva a sinistra dove si arriva dopo lo scollinamento e il taglio di curva a destra; vabbe’ insomma e’ un punto dove l’anno scorso subivo i sorpassi e dove non vorrei essere fregato pure questa volta. A tre giri dalla fine mi guardo dietro e vedo una Supersport rossa che si avvicina sempre di piu’; non mi faccio prendere dall’agitazione, continuo a girare abbastanza bene, ma alla fine il tipo mi prende e mi sorpassa; poco dietro di lui Marcus, il tedescone su Ducati SS750 mi supera pure lui; evidentemente si trattava dei due che erano usciti fuori alla partenza e che adesso stanno recuperando; riesco a tenergli il passo ma mai ad avvicinarmi troppo per tentare di risuperarli; dopo poco ci doppia Bartolini su NCR Millona One Shot e li’ vedo che i due davanti rallentano un po’ il ritmo. Forzo un po’ anch’io, passo il traguardo e vedo che si tratta dell’ultimo giro; lo faccio in apnea, non sbaglio nulla e taglio il traguardo senza aver guadagnato sui due davanti a me ma almeno senza aver subito un altro sorpasso; non so in che posizione sono ma sicuramente non sono ultimo; sono felicissimo come se avessi vinto, ripasso nella curva sotto la collinetta con gli spettatori e vedo li’ il gruppo di amici che esultano e alzo il braccio per ringraziarli.

Rientro nella corsia dei box, Vittorio mi fa i complimenti e mi dice che ho fatto gli ultimi giri sul passo dell’uno e venti (alla fine il crono ufficiale mi da’ come tempo migliore 1′19″ alto); mi becco i complimenti anche dal box di Mondoducati, e passando lungo la corsia dei box vedo che alcuni dei vari meccanici e piloti di questi piccoli team mi alzano il pollice e mi applaudono. Sono finalmente contento e rilassato, lascio la moto agli amici e mi godo finalmente e senza falsa modestia le parole di apprezzamento di Frank, Miky e gli altri per come ho guidato. Alla fine scopro di essere arrivato tredicesimo, dietro di me ben quattro moto; indubbiamente primo delle moto targate, primo della classifica dedicata alle Multistrada !

La fine dell’avventura

Il resto e’ la solita storia di smontare tutto, salutare gli amici, mettersi sul furgone per fare il lungo viaggio verso casa; e accorgersi di aver dimenticato la chiave di casa nell’altro furgone, quello che ha la moto e che arrivera’ a Milano non prima di qualche giorno… da qui la domanda: ma a Valentino ’ste cose non capitano mai ? Di dover spegnere la gloria di un weekend di gare nell’anonimato di un treno regionale che passa attraverso la devastazione della periferia metropolitana ?

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Un consiglio per tutti quanti; se mai farete gare, vi consiglio di assumere Vittorio come ingegnere di pista. E ne approfitto per ringraziarlo ancora una volta per l’enorme aiuto che mi ha dato.

Prima di partire dicevo “questa sara’ la mia ultima gara”; lo continuo a dire, ma aggiungo “con la Multistrada”. Sto pensando con insistenza ad una moto che possa usare sia per la strada sia per fare quella singola gara all’anno; aspettando che svendano le Hypermotard, il pensiero va alle Sportclassic… ma ne riparleremo.

Tutte (o quasi) le fotografie

I racconti degli altri, commenti vari, e link esterni


speedweek 2007 – i preparativi

Lunedì, 16 Luglio 2007

Mercoledi’ 19 luglio parto per l’Ungheria, destinazione Pannoniaring, per partecipare alla classe B (bicilindrici due valvole) del Ducati Speedweek (19-22 luglio 2007). Due ore di prove libere venerdi’ 20, poi prove cronometrate al sabato e gara di 10 giri domenica 22.

Rispetto all’anno scorso speravo di arrivarci piu’ allenato e con la moto a puntino…. ma ho speso tutte le energie per star dietro a mille palle burocratiche che quest’anno hanno decisamente rovinato il gusto dello Speedweek, da sempre esempio di gara amatoriale aperta a tutti — e invece la FMI ci ha messo lo zampino e ha richiesto il rilascio di una licenza pilota con relative visite mediche che manco Valentino, iscrizione ad un motoclub affiliato FMI, quindi addio semplicita’ e snellezza. Ok, diciamolo subito: questa e’ una scusa per giustificare la mia scarsa voglia di sbattermi piu’ di tanto per un qualcosa dove parto gia’ sconfitto; da un lato c’e’ la voglia pura e semplice di divertirmi in pista, cosa che mi e’ sempre piaciuto fare (curare le traiettorie, avere la pista intera a disposizione, misurarmi con gente piu’ brava di me), dall’altra la constatazione che con la mia moto, col mio budget, avro’ problemi solo nel mantenere la moto in traiettoria, visto che si ribella tantissimo quando le velocita’ si alzano e tiro le staccate o affondo le curve.

L’anno scorso sono andato proprio allo sbaraglio, non avevo mai guidato la Multistrada su un circuito ‘vero’ (solo un paio di turni in kartodromo), e quest’anno avevo pensato a un programmino di allenamento ben piu’ mirato e invece… ho solo fatto 20 minuti a Misano, nella bolgia del World Ducati Weekend. La moto e’ comunque piu’ in forma rispetto allo scorso anno, quando avevo le sospensioni scoppiate; nel corso dell’inverno ho dedicato un certo budget a risollevare la Multi in previsione di questa gara (ottocento euro per ripristinare l’idraulica davanti e dietro da K-Service; millecento eurazzi di tagliando in occasione dei 40mila km, con cambio del gruppo trasmissione con una passo 520 per illudermi di scaricare piu’ cavalli a terra, cambio dischi frizione e altre cosette standard), ma avrei dovuto riservare altrettante cure al fattore pilotaggio. Per cui, anche quest’anno come l’anno scorso mi trovero’ a fare un corso di aggiornamento accellerato durante le prove libere del venerdi’. La confidenza con la moto ce l’ho certamente, la conosco benissimo ormai, specie dopo quel paio di gite recenti (sud della francia con Dan, e il viaggio di avvicinamento al World Ducati Weekend)in cui mi sono fatto duemilioni di curve in 10 ore di moto; ma un conto e’ la guida su strada, a velocita’ medio-basse, altro conto e’ la guida al limite che si fa in pista.

Mi rivedro’ coi soliti compari del Multiforum Racing Team, gli stessi a cui mi aggregai l’anno scorso; ma quest’anno il livello della competizione si e’ alzato tremendamente, quegli altri due (Frank e Moris) che andavano forte sulla Multi quest’anno si sono iscritti al trofeo Ducati Desmo Challenge, costruendosi delle special basate sul motore desmodue, delle bombe da pista che hanno ben poco in comune con una moto stradale come la mia — quindi addio confronto diretto con altre moto simili. Gli altri che vengono sono altri pistaioli incalliti con mezzi da pista veri e propri (Bimota, CBR600RR, 998); l’unico altro che corre nella mia classe non lo conosco, ma credo anche lui abbia un coso da pista con motore 944 desmodue; sono parecchio bravi e molto accaniti, li leggo sul forum mentre scrivono di giornate di prova per provare le sospensioni o i nuovi motori…. di amatoriale c’e’ ben poco qui ! Sono tutti organizzati con camper, furgoni, sponsor; sono o sembrano, e magari sotto sotto sono dei disperati come me che pero’ si riescono ad organizzare meglio, chissa’. Un po’ li invidio, devo ammetterlo; anche quando feci qualche garetta in Inghilterra ero sempre li’ ad affittare il furgone il giorno prima della gara, spingere su la mia CBR targata con carenatura in vetroresina sbrindellata, arrivare in circuito, spesso da solo come un cane, e girare li’ col duplice, e contrastante, obiettivo di arrivare in piedi che non avrei avuto i soldi per rimettere in sesto nessun tipo di guasto o caduta.

Il rischio di fare una figuraccia e’ altissimo; io vedro’ semplicemente di migliorare i miei tempi dell’anno scorso, di non farmi infliggere un’altra penalita’ per partenza anticipata, e non arrivare ultimo. Vista l’escalation dei costi e della competitivita’, questa sara’ la mia ultima gara in moto; non vedo per l’immediato futuro possibilita’ di accattarmi una moto da pista, e non mi vedo a lasciare tutti gli altri interessi per dedicarmi solo alla pista durante i wkend.

La prossima due ruote e’ senza motore, ha le ruote tassellate, sospensioni ultraregolabili (la nuova frontiera si chiama Fox DHX 5.0, se riuscite a regolare quello allora potere regolare qualsiasi Ohlins da Motogp); ce l’ho gia’ in casa e aspetto di scendere a tutto gas giu’ da qualche montagna sulla Alpi: quindici euro il giornaliero per la funivia, niente benzina, aria pulita, almeno il mio conto in banca ci guadagna.

Ma intanto… mi vado a divertire in pista con la mia vecchia e affaticata Multistrada. Statevi bene e tifate per me.

Riepilogo dei costi sostenuti (aggiornati dopo il rientro in Italia):

  • iscrizione per la gara: eur 290
  • costo raccomandata per spedire l’iscrizione al motoclub Aquile Desmo: 10 euro
  • iscrizione motoclub Sforzesco affiliato FMI: 35 euro
  • licenza pilota FMI “one event”: 60 euro
  • visita medico-sportiva: 60 euro
  • costo raccomandata per spedire la documentazione relativa alla licenza alla FMI: 10 euro
  • tagliando 40mila km (Tirelli Racing): 1100 euro
  • sospensioni (K-Service): 800 euro
  • spugna sicurezza tipo explosafe per serbatoio piu’ braccialetto per spegnimento motore (GP One): 20 eur
  • contamarce, ovvero gadget che pensavo inutile e invece mi e’ servito (GP One): 100 eur
  • pensione giorni 19-21: 45 euro (30 a notte la doppia divisa con Vittorio)
  • affitto box in condivisione con gli altri ragazzi del Multiforum Racing Team: 45 euro
  • rotolo di carta bianca adesiva per ricavarci le tabelle portanumero (Granbrico): 4 eur
  • viaggio Milano-Pannoniaring con Luca Pierazzi & allegri compari Pisani: 110 eur
  • 1 treno pneumatici Dunlop usati per prove libere (Frank): 150 euro
  • 1 treno pneumatici Metzeler usati per prove cronometrate e gara (Frank): 150 euro

wdw 2007

Martedì, 10 Luglio 2007

Viaggio di andata: venerdi’ 29 giugno

Ero fuori per lavoro prima del WDW. Ero molto fuori, tanto fuori che ho dovuto prendere due aerei per un totale di 14 ore di volo; tutto questo pur di non perdermi il WDW. Che sta per World Ducati Weekend ovviamente. Ed e’ una manifestazione a cui ho partecipato nel 1998 (la prima edizione in assoluto), poi nel 2000, ho saltato il 2002 (avevo una Honda CBR ai tempi) e poi di nuovo sono stato li’ nel 2004. Aspetta, fammi pensare; nel 2004 avevo gia’ la Multistrada; e mo’ siamo nel 2007; qualcosa mi dice che e’ ora di cambiare moto.

Comunque, il viaggio di andata e’ stato un bell’andare; avevo accumulato in quei giorni passati lontani dall’Italia una voglia tremenda di rimettermi in moto e perdermi nelle strade dell’Appennino. Venerdi’ mattina mi sveglio con calma per smaltire il fuso orario ed essere in forma per il viaggio; un minimo di preparativi alla moto (adesso e’ tagliandata e gommata per benino; ha quarantamila km e passa la poveretta, controlliamogli la pressione delle gomme, ripuliamo la catena bella nuova da 520 che gli ho fatto montare; un piccolo bagaglio sul sellino del passeggero ed opla’, pronta al viaggio !), colazione con cappuccio e cornetto al bar dell’angolo, e via in autostrada fino a Modena.

Dunque, quanta strada c’e’ tra Milano e Misano Adriatico ? 300km ? Boh, qualcosa di simile immagino. Pero’ che noia mortale farsela via autostrada… adesso vi dico io come fare per passare una bellissima giornata in moto. Pero’ dovete essere un po’ fanatici eh; un po’ fissati per l’arte della piega insomma.
Dunque questo il mio consiglio: autostrada fino a Modena (per velocizzare un po’ il tragitto eh, altrimenti se avete un compressore temporale potete pure scendere da Parma e fare la Cisa): poi scendo giu’ per la ss12, la famosa strada dell’Abetone. Se avete fortuna, riuscirete pure a incrociare una Ferrari cammuffata che torna alla base dopo quella che immagini essere una pazza scorribanda per far tuonare il 12 cilindri sulle strade dell’Appennino modenese. Io non sono arrivato fin su all’Abetone perche’ ci ero gia’ stato e non mi aveva entusiasmato; sapevo che il bello iniziava dopo… quindi arrivato a Pievepelago ho deviato verso Ovest in direzione opposta a quella logica, e mi sono fatto il bellissimo passo delle Radici.

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Qui sei gia’ sulla ss324, una strada che bisogna tenersi cara perche’ mi accompagnera’ per un bel pezzo fino alle porte della Toscana. Dopo le Radici torno indietro, mi tengo sempre sulla ss324 e arrivo fino a Sestola; qui mi fermo per uno spuntino, e per vedere anche il viavai di biciclettone da freeride che stanno invadendo la zona per il Funky Day (il prossimo anno lo invado io !). Poi si continua fino a passare Lizzano Belvedere e infine Porretta Terme. Attenzione all’asfalto rosso; quando inizia, inizia anche il divertimento ! Il fondo e’ un po’ sconnesso ma spesso le curve sono a vista e divertentissime; probabilmente la Multistrada e’ la moto piu’ adatta qui visto che le sospensioni a lunga escursione assorbono tutto.
Adesso da Porretta Terme bisogna sbarcare sulla ss64 (la Porrettana), proseguire verso sud per pochi km e poi stare attenti alla deviazione che dice lago di Suviana (o qualcosa di simile); qui si passa accanto a due bacini artificiali che rilassano l’occhio (e il polso, che tra poco dovra’ affrontare tre dei passi piu’ famosi d’Italia).
Si passa in prossimita’ di Roncobilaccio sotto i viadotti dell’autostrada; e tu sei felice di stare in mezzo alla campagna, lontano dai tir puzzolenti, dalle audi coi fari blu che ti lampeggiano boriose; nient’affatto invidioso delle autostrade (ma contento che esistano, cosi’ il mondo viaggia li’ sopra, e tu hai le tue care statali tutte per te).

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Da qui bisogna seguire le indicazioni per la ss65 – passo della Futa. E qui inizia il divertimento, perche’ hai in sequenza (e a distanza ravvicinata) Futa, Raticosa e Giogo. E io ho fatto prima Futa, poi su a Nord verso il passo della Raticosa, e poi di nuovo a sud verso Giogo di Scarperia; ma in realta’ si possono concatenare come si vuole. Ma io non ho esagerato qui, dopo il Giogo ho tirato dritto giu’ e mi sono diretto a Dicomano, perche’ e’ vero che Futa-Raticosa-Giogo sono una tripletta mitica, ma io preferisco il Muraglione; che strada meravigliosa la ss67 del Muraglione, lunga e impegnativa, sia in un senso che nell’altro; da Dicomano fino a Portico di Romagna e’ un capolavoro per imparare l’arte della piega. Adesso bisogna fare l’ultimo sforzo e girare a destra quando si arriva a Rocca S.Casciano e prendere la strada che porta al Colle di Centoforche; attenzione che c’e’ (ormai da parecchi anni !) un tratto non asfaltato che si nasconde bastardo dietro una curva a destra; a parte questo, la strada e’ decente, anche se ovviamente non raggiunge le vette sublimi del Muraglione.

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Si passa Santa Sofia, si svalica sul colle del Carnaio e si arriva sulla superstrada E45. Poco a sud c’e’ la tentazione del Mandrioli, ma ormai sono le otto o le nove di sera, devo affrettarmi. L’ultima parte, per arrivare fino a Montescudo dove ho appuntamento con gli altri del Club Ducati Milano, e un po’ un’improvvisata che passa per Novafeltria, San Leo, San Marino e infine alla ricerca di indicazioni che mi portano a Montescudo.
Ci arrivo infine, bello stanco e affamato; sono le undici di sera, sono partito alle undici di mattina, e i km che segna la moto sono 760 (circa).
L’accoglienza e’ fantastica, anche se non conoscevo molta gente; mi preparano un posto per cenare, e sbafo di tutto, alternando lasagne alla carne alla brace. Il cervello mi si era chiuso gia’ da tempo, adesso mi si chiudono anche gli occhi.

Intermezzo (freneticamente su e giu’ per il wdw): sabato 30 giugno

Orbene mi sveglio sabato mattina con in mente trecento cose da fare; innanzitutto la gara del Desmochallenge a cui partecipano i compari del Multiforum (Moris, Frank & Zanibo), poi la prova della Hypermotard, poi incontrarmi con gli amici di Bari, poi il turno in pista. La giornata si preannuncia bella calda e io infatti sono li’ in tuta intera che mi squaglio gia’ dalle otto del mattino. Arrivo giu’ a Misano in tempo per intrufolarmi nella corsia box e salutare Maurizio che sta esponendo il cartellone segnatempi a Frank; la gara e’ gia’ iniziata, allora dopo un po’ di ciondolamenti vado a mettermi in coda per la prova della Hypermotard.

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Qui la prima delusione; anziche’ far provare le moto sul circuitino kart/supermoto che sta alle spalle della pista vera e propria, ti fanno fare un giro dietro degli apripista nei dintorni del circuito… E qui gia’ penso tra me e me “ma che cagata pazzesca ! le strade qui attorno fanno schifo, e poi non credo proprio che sia piu’ sicuro far guidare la gente in mezzo al traffico piuttosto che su un circuito chiuso !”. E infatti avevo ragione; il giro era cortissimo (un conto e’ guidare 20 minuti in pista, un’altro fare un giretto su strade normali); ho visto volare un ragazzo ad una rotonda che si e’ un po’ grattuggiato tutto; e quindi penso che questa decisione sia davvero stata ua cagata pazzesca. Bastava mettere tutti sul pistino di prova, l’obbligo di tuta e guanti e nessuno si sarebbe fatto niente -– e tutti si sarebbero divertiti molto di piu’.
Comunque, mi prenoto il giro sull’Hypermotard per le due di pomeriggio (unico slot libero in concomitanza con la partenza della Motogp… ma chissenefrega di vedere altri che corrono quando hai la possibilita’ di provare la Hypermotard ???); nel frattempo per ingannare l’attesa mi prenoto una prova della GT1000 mentre Piero si prova la sua seconda Hypermotard, una S. La GT1000 alle andature da bradipo a cui siamo andati e’ una schifezza enorme; comoda, anzi comodissima, ma appena si smanacciava col gas lo sterzo iniziava a remare. Ovvio, ho sbagliato tipo di guida, ma scendo un po’ disgustato da questa motona da vecchio (e c’era qualcuno che definiva la Multistrada una moto da vecchio…). Unica cosa positiva: vedere le tante Hypermotard accanto a me che sembravano puledri impazziti; ovviamente dai una moto del genere in mano a smanettoni romagnoli intutati e ti puoi immaginare il repertorio -– ruote fumanti in ingresso di curva, derapatine, scatti di impennate, parevano tutti tornati dei ragazzini !

Alla fine tocca a me; parte la Motogp, Rossi o Stoner o chi per loro scattano in prima posizione -– ed io sono gia’ col casco in testa, impaziente di avviare la ‘mia’ Hyper. Sensazioni da fermo: gia’ positive, la moto e’ piccolissima e cortissima, sei seduto praticamente a cavalcioni della ruota anteriore, il cruscotto e’ minimale, la bellezza e la pulizia del ponte di comando non inquinato dalle solite antennone che reggono gli specchietti mi fa quasi commuovere. Accendo il motore e gia’ mi accorgo che borbotta rabbioso, piu’ del mio mille; finalmente si parte, accanto a me c’e’ Piero (di nuovo….) che ha in mano una Hyper S; speriamo nell’apripista e nella sua voglia di giocare. Alla fine piu’ di tanto non va il tipo, ma cmq ci permette di sgranchirci un po’ le gambe; appena si parte la moto scatta in avanti come una saetta; sara’ i pochi cv in piu’ rispetto al motore della mia Multistrada, sara’ sopratutto merito dei kg in meno, comunque l’effetto e’ quello di avere tra le mani un oggettino dal vigore incredibile, che ti da’ confidenza subito grazie al fatto di avere la ruota davanti ben sotto controllo -– e quindi quella dietro puo’ fare qualsiasi cosa che tanto a te non ti tocca per niente ! Il giro resta troppo corto ma la sensazione che mi rimane in gola e’ quella di una gioia senza senso, pura emozione motociclistica indipendente da altri fattori (comodita’ ? razionalita’ ? economicita’ ?) … quando una moto ti conquista a prescindere da qualsasi considerazione razionale, allora vuol dire che davvero e’ un gran moto, quando vuoi andare dal primo concessionario che ti capita e comprartela senza pensare ad altro, allora significa che davvero ti ha conquistato.
Mi pare doveroso rendere omaggio alla Ducati a questo punto, che davvero riesce a conquistare i cuori degli appassionati; ma sopratutto onore al bicilindrico due valvole, che mi conquisto’ ai tempi del Monster 900, mi fece ritornare la voglia di andare in moto quando lo provai sul Multistrada, e adesso, a distanza di tanti anni, nella sua nuova evoluzione di 1100cc continua ad essere il motore migliore che io possa desiderare su una moto da strada.

Altro punto notevole della giornata: i giri in minimoto, quasi (quasi…) piu’ divertenti della Hypermotard; ci siamo spaccati dalle risate io, Piero e Pippo; grazie anche alla presenza dell’ostacolo semovente Catia che ha messo un po’ di pepe nei nostri giri, grazie al pubblico che si distruggeva dalle risate mentre noi rimbalzavamo sulle balle di paglia, ci sportellavamo, ci infilavamo le staccate assassine nelle ruote degli altri, raschiavamo le saponette a terra e ci divertivamo come bambini idioti; che spasso !

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Il turno in pista e’ stato un po’ una delusione per me, perche’ contavo di poter trovare finalmente la moto in buona forma in previsione del prossimo Speedweek; e invece la moto continua ad essere molto poco rigorosa sul veloce, molto sbandierante, molto morbida. Certo, meglio dell’anno scorso (si nota l’ammortizzatore molto piu’ frenato), ma nelle frenate piu’ decise c’e’ ad esempio un fastidioso effetto di rimbalzo con cui devo convivere. E guardavo con un po’ di invidia un ragazzo su un 749 che oltre a guidare benissimo aveva dalla sua anche una moto che la si vedeva accompagnarlo per bene nelle curve prese a palla; mentre io invece dovevo quasi chiedere per favore alla mia Multi di non farmi volare via ad ogni curva presa piu’ allegramente. Ormai comunque la decisione sullo Speedweek e’ presa, cosi’ come il mio programma di allenamento: questo di Misano e’ stato l’unico turno di pista prima del weekend di gare -– mi consolo pensando che l’anno scorso partecipai allo Speedweek con la moto messa ancor peggio e senza manco aver fatto una giornata in pista.

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Mi consolo andando a trovare i ragazzi del Multiforum Racing Team: ho conosciuto Zanibo, Moris, Frank e Maurizio l’anno scorso allo Speedweek, e sono davvero delle persone fantastiche, con cui mi sono ritrovato subito benissimo; non vedo l’ora che arrivi subito lo Speedweek non foss’altro se non per passare di nuovo un po’ di tempo assieme (e fregargli un po’ di istinto da pilota !).

Alla sera ottima grigliata (di carne anziche’ di pesce come 3 anni fa; pero’ 3 anni fa c’erano Minoli e Domenicali a servire dietro ai banconi) e bellissimi fuochi d’artificio. E mentre ci sono i fuochi in cielo, la banda dei romagnoli sudamericani che sambeggia, i francesi che brindano con le italiane,gli inglesi che ballano, sento alle spalle una voce che sopraffatta da quest’atmosfera cosi’ giocosa, godereccia, allegra, dice — quasi scocciata: “aho ma l’anno prossimo me compro pure io ‘na Ducati, ‘affanculo….”.

Viaggio di ritorno: domenica 1 luglio – lunedi’ 2 luglio

E quindi arrivo all’ultimo giorno, che racchiudo nel viaggio di rientro. Decidiamo di fare un pezzo di strada assieme a Piero e Pippo; ci facciamo tutta la ss258 fino a San Sepolcro, passando per il famoso passo di Viamaggio. Troviamo molte moto di rientro, e poi in prossimita’ del passo io e Piero alziamo il passo per inseguire una Bimota Delirio che viene guidata benissimo; uno spettacolo vedere Piero che tampina strettissimo la Bimota, lui in due, con borsa da serbatoio, su una vecchia Supersport 750 ! La Bimota vola facile su queste strade, e la guida e’ sempre sicura e con margine, per cui gli stiamo dietro dandoci il cambio ad inseguirlo. Arrivati al bar del Passo ci fermiamo e gli facciamo i complimenti -– e scopriamo che mr. Gandalf e’ un local collaudatore–concessionario Bimota, e sta testando alcune parti speciali su questa fantastica Delirio R. Facciamo due chiacchiere, ci consiglia di aspettare prima di prendere la Hypermotard per vedere se il nuovo 1100 sara’ affidabile quanto il 1000 -– e a me dice che il vero successore della Multistrada e’ proprio la sua Delirio… sara’, ma si tratta di 6-7mila euro in piu’ rispetto ad una Hyper !.
Dopo aver lasciato i baresi io mi infogno nell’Appennino e scopro un’altra bellissim strada, quella che porta al passo della Consuma (ss70 da Poppi a Pontassieve). Arrivo in zona Firenze verso le otto e allora mi viene una pazza idea: vado a trovare Giulia che sta in villeggiatura a Tirrenia. Sulla carta sembra rapida… e qui davvero la faccio breve, perche’ a ripercorrere la strada fino a Tirrenia (che ci arrivo poi alle dieci di sera), e poi prendere l’autostrada verso Genova e poi Milano, diventa troppo lungo, quasi quanto il mio viaggio reale che mi fa arrivare a casa alle quattro del mattino dopo innumerevoli soste per evitare colpi di sonno. I km fatti in questo viaggio di ritorno preferisco non contarli.

Qui c’e’ un minivideo di noi sulle minimoto; vi avviso che e’ una mezza schifezza non si gode niente dell’atmosfera che c’era, ma comunque visto che ci siamo:


sud della francia in moto, giugno 2007

Giovedì, 5 Luglio 2007

Day 1 (venerdi’ 1 giugno)

Partiamo da Milano venerdi’ 1 maggio; doveva essere il solito appuntamento annuale con gli amici di Bari in qualche punto dell’Appennino ma alla fine eravamo rimasti solo io, Daniele (che aveva preso un volo da Londra apposta apposta per questo giro) e Vittorio. E dopo la buca che ci hanno dato Piero, Beppe & Giacomo, io e Daniele per non essere da meno diamo buca a Vittorio. Il motivo pero’ era semplice; per trovarci a meta’ strada tra Milano e la repubblica Ceca dovevamo incontrarci in Austria, e purtroppo le previsioni del tempo danno pioggia continua al di la’ delle Alpi.
Dunque partiamo venerdi’ mattina con tutta calma, come meta abbiamo qualche posto da trovare in Provenza; li’ le previsioni danno bel tempo per tutto il fine settimana. Ci dirigiamo verso Genova, perche’ ad attraversare il confine dalle parti del Monginevro, passando per Briancon, rischiamo di beccare acqua. Peccato, perche’ quella zona me l’ero gustata da spettatore, quando l’anno scorso ci sono stato col corso di alpinismo; e mi ricordo quanta gola mi faceva il suono delle moto che passavano giu’ mentre ero li’ attaccato sul verticale.

Riusciamo a perderci di vista gia’ sulla tangenziale ovest di Milano; dopo che ci ricongiungiamo Daniele dice esattamente quello che penso anch’io: oh ma si vede che non andiamo in moto da un sacco eh !… Il viaggio prosegue con ritmi blandissimi sul primo tratto di autostrada: yawn, aurgh, che noia mortale ! Arriviamo finalmente sulla costa e decidiamo di lasciare l’autostrada per farci la statale costiera, passando per Varazze, Spotorno, Finale; immagino che sia affollata ma non fa niente, preferisco i panorami e il mare al piattume dell’autostrada. Veniamo in qualche modo ripagati da qualche scorcio di paesaggio meritevole e qualche idea di curvetta. Daniele si sente impacciato, troppi mesi dietro il volante della sua tamarrissima Clio Cup (io sono contento perche’ cosi’ su queste prime curve posso fare lo sborone e lasciarlo dietro ! occasione da prendere al volo quando si e’ in viaggio con Daredevil Dan).

Dopo una breve sosta a Finale ci rimettiamo in autostrada per accelerare i tempi; lasciamo Ventimiglia e l’Italia, all’altezza di Menton decidiamo di fare una puntatina verso le montagne e ci dirigiamo verso Sospel (e qui mi viene in mente la Sospel VTT, gara di mountain bike – freeride; in effetti il posto sembra promettere bene sia agli occhi di un motostradista che a quelli di un mtbiker). Dopo qualche accenno di curvosita’ il tempo peggiora e decidiamo di ritornare sulla costa. Qui tra Nizza e Cannes veniamo bersagliati da una scarica di grandine (e meno male che avevamo deciso per il completo in goretex anziche’ la tuta in pelle), e dobbiamo fare pure continui zigzag tra questi imbranati di automobilisti; meno male che i francesi sono parecchio accorti alle moto e si spostano subito per farti passare. Arrivati a Grasse iniziamo finalmente ad entrare nel nostro elemento; ci spariamo tutta la Route Napoleon, la D6085 che ci portera’ fino a Castellane; e mentre attacchiamo la route rimaniamo davvero a bocca aperta e pieni di riconoscenza per chi ha disegnato questa strada; curvoni infiniti e mai bastardi, asfalto da pista, zero traffico, luce del tramonto alle nostre spalle che ci illumina radente l’asfalto. Davvero, forse non l’ho fatto capire bene, ma voglio spendere una parola di piu’ su queste curve; in pratica immaginatevi dei curvoni che durano tanto, cioe’ ci stai su con la moto in piega per decine di secondi; e l’asfalto e’ tanto buono, e le linee cosi’ pulite che sai non chiuderanno mai, e quindi ti senti libero di piegare sempre di piu’, e anche se entri troppo forte c’hai spazio per rallentare sempre rimanendo sulla tua corsia, e se entri troppo piano puoi aprire il gas e riprendere una velocita’ onorevole; e nel frattempo pieghi e pieghi, e hai tempo di riflettere mentre pieghi e di pensare “ma perche’ e’ cosi’ bello fare le curve con la moto ?”.

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Arriviamo a Castellane che siamo sfatti, ed e’ gia’ tutto buio; becchiamo il primo albergo che troviamo e siamo felici e contenti fino a quando decidiamo di andare a letto. Infatti, noi alle dieci e mezza siamo cotti e pronti per una sana dormita, e stiamo a tessere le lodi del tranquillo paesino sperduto nella campagna francese, quando ci accorgiamo di una marea di gente che esce da chissa’ dove e va a popolare una specie di luna park allestito sulla piazza principale, proprio di fronte -– indovinate un po’ -– alla nostra camera. Il bordello pauroso tira avanti fino alle due di notte; noi tiriamo avanti a dormire fino alle otto del giorno dopo.

Day 2 (sabato 2 giugno)

La giornata inizia male; la mia moto ha preso freddo durante la notte e non ne vuole sapere di partire; la spingiamo, la malediciamo, la smontiamo, fino a che, allo scontato ultimo tentativo, lei si mette in moto. Meno male, proseguiamo adesso che dobbiamo fare un po’ di roba seria.

Qui dovrebbe iniziare un resoconto dettagliato delle strade fatte, ma preferisco rimandarvi alla cartina che ho preparato.

itinerari - Francia Meridionale

Ne approfitto solo per qualche considerazione su alcuni punti notevoli: innanzitutto le famose gorge du Verdon non mi hanno per niente conquistato. Le strade sono abbastanza ignobili per essere affrontate allegramente, e speravo di vedere gente arrampicare ma non ho visto nessuno; credevo di potermi ricredere sul posto, ma resto della mia idea, e cioe’ che non proverei nessuna emozione nel parcheggiare sopra l’attacco della via, calarsi in corda doppia, e poi fare la scalata; insomma piu’ roba da FF che da VA. E a me piace leggere Alpinist, mica Pareti. Fine parentesi extramotociclistica.

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Passo invece ad un capolavoro di strada: il giro che passa attraverso il massiccio dell’Esterel (D6007, da Frejus a La Napoule), e chiuso dalla splendida strada costiera (ben piu’ affollata, ma che viste incredibili !) da Cap Roux a Cap du Dramont per ritornare infine a St Raphael e poi Frejus. La strada dell’Esterel attacca in una maniera plateale; si fa qualche chilometro per uscire da Frejus, poi ad un certo punto si vede la strada che curva secca in una specie di gola -– e da li’ inizia una sequenza infinita di curve, curvette, sempre su asfalto ottimo e in mezzo a questo panorama fatto di rosso e azzurro intenso e profumo di macchia mediterranea. Arrivati sulla strada costiera finalmente becchiamo qualche moto che tira allegramente, e ci accodiamo ad una strana coppia; una BMW R1150S, in due, che tira le curve come un dannato; e un suo amico su CBR 1000 che guida aggressivo ma pulito… salvo poi accorgerci che in realta’ l’amico e’ un’amica, e manco tanto giovane ! Che donna ! Che guida ! Che forza ! Sicuramente lesbica, aggiunge Daniele.

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Un po’ di pioggia sul finire della serata ci rinfresca e ci prepara per l’ultimo giorno.

Day 3 (domenica 3 giugno)

Il ritorno a casa e’ fatto da una riedizione del passaggio attraverso l’Esterel (con anche un pizzico di pepe dato da un supermotard che mi piomba alle spalle mentre vengo rallentato da un’auto, e poi rinuncia al mio invito a passare davanti, costringendomi quindi a tirare il collo alla mia Multi per evitare l’umiliazione), poi una veloce corsa fino a Ventimiglia, dove arriviamo alle due di pomeriggio in tempo per prendere un tavolo in una pizzeria qualsiasi e goderci la gara del Mugello. Alla fine, dopo una corsa abbastanza insipida e noiosa, siamo forse dispiaciuti di esserci fermati a guardare degli altri andare in moto anziche’ andarci noi stessi (lezione da tenere a mente !). Ci rifacciamo allora buttandoci subito verso l’interno all’altezza di Imperia, prendendo una strada che pare promettere bene: la sp28 in direzione colle di Nava. Durante il primo tratto troviamo qualche altro motociclista, quindi proseguiamo fiduciosi nella strada; e in effetti dopo un po’ la strada inizia ad innervosirsi, e poi ad incazzarsi per bene: asfalto un po’ sconnesso, corsie strette e zero spazio per errori, curve ciechissime -– mammamia come si vede che siamo in Italia ! Altro che quelle belle e pacifiche curve che c’erano in Francia ! Comunque un divertimento pure qui sopra; non c’e’ nessuno che ci resta dietro (anche qui…) poi proseguiamo un po’ a zonzo facendoci portare dagli scarichi di altre moto. Ad esempio mi piacerebbe attaccarmi a questo gruppetto di VFR guidato da intutati, che sono piantati tipo paracarro in curva e poi si sparano le marce sui rettilinei. Non fa per noi la missilata sul rettilineo, quindi li perdiamo di vista e vabbene cosi’.
Andiamo cosi’, godendoci le ultime curve, fino ad Aqui Terme, dove ci fermiamo per un caffe’ e scopriamo dove erano tutte le moto che ci saremmo aspettati di trovare sulle strade di montagna in questo bel pomeriggio di inizio estate. Erano tutte al bar ovviamente ! E i loro proprietari (un insulto alla categoria chiamarli “piloti”), con tute in pelle pulitissime, caschi luccicanti, avevano bisogno di vestirsi cosi’ per andare al bar ? E cosa ci fanno al bar poi… se uno e’ appassionato di moto, gli piace andare in moto, non stare al bar ! Che polemica sterile. Ognuno fa quello che vuole. Meglio forse cosi’, da non avere troppi ostacoli semoventi in mezzo alla strada.

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