speedweek 2007 - i preparativi

Lunedì, 16 Luglio 2007

Mercoledi’ 19 luglio parto per l’Ungheria, destinazione Pannoniaring, per partecipare alla classe B (bicilindrici due valvole) del Ducati Speedweek (19-22 luglio 2007). Due ore di prove libere venerdi’ 20, poi prove cronometrate al sabato e gara di 10 giri domenica 22.

Rispetto all’anno scorso speravo di arrivarci piu’ allenato e con la moto a puntino…. ma
ho speso tutte le energie per star dietro a mille palle burocratiche che quest’anno hanno decisamente rovinato il gusto dello Speedweek, da sempre esempio di gara amatoriale aperta a tutti — e invece la FMI ci ha messo lo zampino e ha richiesto il rilascio di una licenza pilota con relative visite mediche che manco Valentino, iscrizione ad un motoclub affiliato FMI, quindi addio semplicita’ e snellezza. Ok, diciamolo subito: questa e’ una scusa per giustificare la mia scarsa voglia di sbattermi piu’ di tanto per un qualcosa dove parto gia’ sconfitto; da un lato c’e’ la voglia pura e semplice di divertirmi in pista, cosa che mi e’ sempre piaciuto fare (curare le traiettorie, avere la pista intera a disposizione, misurarmi con gente piu’ brava di me), dall’altra la constatazione che con la mia moto, col mio budget, avro’ problemi solo nel mantenere la moto in traiettoria, visto che si ribella tantissimo quando le velocita’ si alzano e tiro le staccate o affondo le curve.

L’anno scorso sono andato proprio allo sbaraglio, non avevo mai guidato la Multistrada su un circuito ‘vero’ (solo un paio di turni in kartodromo), e quest’anno avevo pensato a un
programmino di allenamento ben piu’ mirato e invece… ho solo fatto 20 minuti a Misano, nella bolgia del World Ducati Weekend. La moto e’ comunque piu’ in forma rispetto allo scorso anno, quando avevo le sospensioni scoppiate; nel corso dell’inverno ho dedicato un certo budget a risollevare la Multi in previsione di questa gara (ottocento euro per ripristinare l’idraulica davanti e dietro da K-Service; millecento eurazzi di tagliando in occasione dei 40mila km, con cambio del gruppo trasmissione con una passo 520 per illudermi di scaricare piu’ cavalli a terra, cambio dischi frizione e altre cosette standard), ma avrei dovuto riservare altrettante cure al fattore pilotaggio. Per cui, anche quest’anno come l’anno scorso mi trovero’ a fare un corso di aggiornamento accellerato durante le prove libere del venerdi’. La confidenza con la moto ce l’ho certamente, la conosco benissimo ormai, specie dopo quel paio di gite recenti (sud della francia con Dan, e il viaggio di avvicinamento al World Ducati Weekend)in cui mi sono fatto duemilioni di curve in 10 ore di moto; ma un conto e’ la guida su strada, a velocita’ medio-basse, altro conto e’ la guida al limite che si fa in pista.

Mi rivedro’ coi soliti compari del Multiforum Racing Team, gli stessi a cui mi aggregai l’anno scorso; ma quest’anno il livello della competizione si e’ alzato tremendamente, quegli altri due (Frank e Moris) che andavano forte sulla Multi quest’anno si sono iscritti al trofeo Ducati Desmo Challenge, costruendosi delle special basate sul motore desmodue, delle bombe da pista che hanno ben poco
in comune con una moto stradale come la mia — quindi addio confronto diretto con altre moto simili. Gli altri che vengono sono altri pistaioli incalliti con mezzi da pista veri e propri (Bimota, CBR600RR, 998); l’unico altro che corre nella mia classe non lo conosco, ma credo anche lui abbia un coso da pista con motore 944 desmodue; sono parecchio bravi e molto accaniti, li leggo sul forum mentre scrivono di giornate di prova per provare le sospensioni o i nuovi motori…. di amatoriale c’e’ ben poco qui ! Sono tutti organizzati con camper, furgoni, sponsor; sono o sembrano, e magari sotto sotto sono dei disperati come me che pero’ si riescono ad organizzare meglio, chissa’. Un po’ li invidio, devo ammetterlo; anche quando feci qualche garetta in Inghilterra ero sempre li’ ad affittare il furgone il giorno prima della gara, spingere su la mia CBR targata con carenatura in vetroresina sbrindellata, arrivare in circuito, spesso da solo come un cane, e girare li’ col duplice, e contrastante, obiettivo di arrivare in piedi che non avrei avuto i soldi per rimettere in sesto nessun tipo di guasto o caduta.

Il rischio di fare una figuraccia e’ altissimo; io vedro’ semplicemente di migliorare i miei tempi dell’anno scorso, di non farmi infliggere un’altra penalita’ per partenza anticipata, e non arrivare ultimo. Vista l’escalation dei costi e della competitivita’, questa sara’ la mia ultima gara in moto; non vedo per l’immediato futuro possibilita’ di accattarmi una moto da pista, e non mi vedo a lasciare tutti gli altri interessi per dedicarmi solo alla pista durante i wkend.

La prossima due ruote e’ senza motore, ha le ruote tassellate, sospensioni ultraregolabili (la nuova frontiera si chiama Fox DHX 5.0, se riuscite a regolare quello allora potere regolare qualsiasi Ohlins
da Motogp); ce l’ho gia’ in casa e aspetto di scendere a tutto gas giu’ da qualche montagna sulla Alpi: quindici euro il giornaliero per la funivia, niente benzina, aria pulita, almeno il mio conto in banca ci guadagna.

Ma intanto… mi vado a divertire in pista con la mia vecchia e affaticata Multistrada. Statevi bene e tifate per me.

Riepilogo dei costi sostenuti (aggiornati dopo il rientro in Italia):

  • iscrizione per la gara: eur 290
  • costo raccomandata per spedire l’iscrizione al motoclub Aquile Desmo: 10 euro
  • iscrizione motoclub Sforzesco affiliato FMI: 35 euro
  • licenza pilota FMI “one event”: 60 euro
  • visita medico-sportiva: 60 euro
  • costo raccomandata per spedire la documentazione relativa alla licenza alla FMI: 10 euro
  • tagliando 40mila km (Tirelli Racing): 1100 euro
  • sospensioni (K-Service): 800 euro
  • spugna sicurezza tipo explosafe per serbatoio piu’ braccialetto per spegnimento motore (GP One): 20 eur
  • contamarce, ovvero gadget che pensavo inutile e invece mi e’ servito (GP One): 100 eur
  • pensione giorni 19-21: 45 euro (30 a notte la doppia divisa con Vittorio)
  • affitto box in condivisione con gli altri ragazzi del Multiforum Racing Team: 45 euro
  • rotolo di carta bianca adesiva per ricavarci le tabelle portanumero (Granbrico): 4 eur
  • viaggio Milano-Pannoniaring con Luca Pierazzi & allegri compari Pisani: 110 eur
  • 1 treno pneumatici Dunlop usati per prove libere (Frank): 150 euro
  • 1 treno pneumatici Metzeler usati per prove cronometrate e gara (Frank): 150 euro

wdw 2007

Martedì, 10 Luglio 2007

Viaggio di andata: venerdi’ 29 giugno

Ero fuori per lavoro prima del WDW. Ero molto fuori, tanto fuori che ho dovuto prendere due aerei per un totale di 14 ore di volo; tutto questo pur di non perdermi il WDW. Che sta per World Ducati Weekend ovviamente. Ed e’ una manifestazione a cui ho partecipato nel 1998 (la prima edizione in assoluto), poi nel 2000, ho saltato il 2002 (avevo una Honda CBR ai tempi) e poi di nuovo sono stato li’ nel 2004. Aspetta, fammi pensare; nel 2004 avevo gia’ la Multistrada; e mo’ siamo nel 2007; qualcosa mi dice che e’ ora di cambiare moto.

Comunque, il viaggio di andata e’ stato un bell’andare; avevo accumulato in quei giorni passati lontani dall’Italia una voglia tremenda di rimettermi in moto e perdermi nelle strade dell’Appennino. Venerdi’ mattina mi sveglio con calma per smaltire il fuso orario ed essere in forma per il viaggio; un minimo di preparativi alla moto (adesso e’ tagliandata e gommata per benino; ha quarantamila km e passa la poveretta, controlliamogli la pressione delle gomme, ripuliamo la catena bella nuova da 520 che gli ho fatto montare; un piccolo bagaglio sul sellino del passeggero ed opla’, pronta al viaggio !), colazione con cappuccio e cornetto al bar dell’angolo, e via in autostrada fino a Modena.

Dunque, quanta strada c’e’ tra Milano e Misano Adriatico ? 300km ? Boh, qualcosa di simile immagino. Pero’ che noia mortale farsela via autostrada… adesso vi dico io come fare per passare una bellissima giornata in moto. Pero’ dovete essere un po’ fanatici eh; un po’ fissati per l’arte della piega insomma.
Dunque questo il mio consiglio: autostrada fino a Modena (per velocizzare un po’ il tragitto eh, altrimenti se avete un compressore temporale potete pure scendere da Parma e fare la Cisa): poi scendo giu’ per la ss12, la famosa strada dell’Abetone. Se avete fortuna, riuscirete pure a incrociare una Ferrari cammuffata che torna alla base dopo quella che immagini essere una pazza scorribanda per far tuonare il 12 cilindri sulle strade dell’Appennino modenese. Io non sono arrivato fin su all’Abetone perche’ ci ero gia’ stato e non mi aveva entusiasmato; sapevo che il bello iniziava dopo… quindi arrivato a Pievepelago ho deviato verso Ovest in direzione opposta a quella logica, e mi sono fatto il bellissimo passo delle Radici.

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Qui sei gia’ sulla ss324, una strada che bisogna tenersi cara perche’ mi accompagnera’ per un bel pezzo fino alle porte della Toscana. Dopo le Radici torno indietro, mi tengo sempre sulla ss324 e arrivo fino a Sestola; qui mi fermo per uno spuntino, e per vedere anche il viavai di biciclettone da freeride che stanno invadendo la zona per il Funky Day (il prossimo anno lo invado io !). Poi si continua fino a passare Lizzano Belvedere e infine Porretta Terme. Attenzione all’asfalto rosso; quando inizia, inizia anche il divertimento ! Il fondo e’ un po’ sconnesso ma spesso le curve sono a vista e divertentissime; probabilmente la Multistrada e’ la moto piu’ adatta qui visto che le sospensioni a lunga escursione assorbono tutto.
Adesso da Porretta Terme bisogna sbarcare sulla ss64 (la Porrettana), proseguire verso sud per pochi km e poi stare attenti alla deviazione che dice lago di Suviana (o qualcosa di simile); qui si passa accanto a due bacini artificiali che rilassano l’occhio (e il polso, che tra poco dovra’ affrontare tre dei passi piu’ famosi d’Italia).
Si passa in prossimita’ di Roncobilaccio sotto i viadotti dell’autostrada; e tu sei felice di stare in mezzo alla campagna, lontano dai tir puzzolenti, dalle audi coi fari blu che ti lampeggiano boriose; nient’affatto invidioso delle autostrade (ma contento che esistano, cosi’ il mondo viaggia li’ sopra, e tu hai le tue care statali tutte per te).

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Da qui bisogna seguire le indicazioni per la ss65 – passo della Futa. E qui inizia il divertimento, perche’ hai in sequenza (e a distanza ravvicinata) Futa, Raticosa e Giogo. E io ho fatto prima Futa, poi su a Nord verso il passo della Raticosa, e poi di nuovo a sud verso Giogo di Scarperia; ma in realta’ si possono concatenare come si vuole. Ma io non ho esagerato qui, dopo il Giogo ho tirato dritto giu’ e mi sono diretto a Dicomano, perche’ e’ vero che Futa-Raticosa-Giogo sono una tripletta mitica, ma io preferisco il Muraglione; che strada meravigliosa la ss67 del Muraglione, lunga e impegnativa, sia in un senso che nell’altro; da Dicomano fino a Portico di Romagna e’ un capolavoro per imparare l’arte della piega. Adesso bisogna fare l’ultimo sforzo e girare a destra quando si arriva a Rocca S.Casciano e prendere la strada che porta al Colle di Centoforche; attenzione che c’e’ (ormai da parecchi anni !) un tratto non asfaltato che si nasconde bastardo dietro una curva a destra; a parte questo, la strada e’ decente, anche se ovviamente non raggiunge le vette sublimi del Muraglione.

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Si passa Santa Sofia, si svalica sul colle del Carnaio e si arriva sulla superstrada E45. Poco a sud c’e’ la tentazione del Mandrioli, ma ormai sono le otto o le nove di sera, devo affrettarmi. L’ultima parte, per arrivare fino a Montescudo dove ho appuntamento con gli altri del Club Ducati Milano, e un po’ un’improvvisata che passa per Novafeltria, San Leo, San Marino e infine alla ricerca di indicazioni che mi portano a Montescudo.
Ci arrivo infine, bello stanco e affamato; sono le undici di sera, sono partito alle undici di mattina, e i km che segna la moto sono 760 (circa).
L’accoglienza e’ fantastica, anche se non conoscevo molta gente; mi preparano un posto per cenare, e sbafo di tutto, alternando lasagne alla carne alla brace. Il cervello mi si era chiuso gia’ da tempo, adesso mi si chiudono anche gli occhi.

Intermezzo (freneticamente su e giu’ per il wdw): sabato 30 giugno

Orbene mi sveglio sabato mattina con in mente trecento cose da fare; innanzitutto la gara del Desmochallenge a cui partecipano i compari del Multiforum (Moris, Frank & Zanibo), poi la prova della Hypermotard, poi incontrarmi con gli amici di Bari, poi il turno in pista. La giornata si preannuncia bella calda e io infatti sono li’ in tuta intera che mi squaglio gia’ dalle otto del mattino. Arrivo giu’ a Misano in tempo per intrufolarmi nella corsia box e salutare Maurizio che sta esponendo il cartellone segnatempi a Frank; la gara e’ gia’ iniziata, allora dopo un po’ di ciondolamenti vado a mettermi in coda per la prova della Hypermotard.

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Qui la prima delusione; anziche’ far provare le moto sul circuitino kart/supermoto che sta alle spalle della pista vera e propria, ti fanno fare un giro dietro degli apripista nei dintorni del circuito… E qui gia’ penso tra me e me “ma che cagata pazzesca ! le strade qui attorno fanno schifo, e poi non credo proprio che sia piu’ sicuro far guidare la gente in mezzo al traffico piuttosto che su un circuito chiuso !”. E infatti avevo ragione; il giro era cortissimo (un conto e’ guidare 20 minuti in pista, un’altro fare un giretto su strade normali); ho visto volare un ragazzo ad una rotonda che si e’ un po’ grattuggiato tutto; e quindi penso che questa decisione sia davvero stata ua cagata pazzesca. Bastava mettere tutti sul pistino di prova, l’obbligo di tuta e guanti e nessuno si sarebbe fatto niente -– e tutti si sarebbero divertiti molto di piu’.
Comunque, mi prenoto il giro sull’Hypermotard per le due di pomeriggio (unico slot libero in concomitanza con la partenza della Motogp… ma chissenefrega di vedere altri che corrono quando hai la possibilita’ di provare la Hypermotard ???); nel frattempo per ingannare l’attesa mi prenoto una prova della GT1000 mentre Piero si prova la sua seconda Hypermotard, una S. La GT1000 alle andature da bradipo a cui siamo andati e’ una schifezza enorme; comoda, anzi comodissima, ma appena si smanacciava col gas lo sterzo iniziava a remare. Ovvio, ho sbagliato tipo di guida, ma scendo un po’ disgustato da questa motona da vecchio (e c’era qualcuno che definiva la Multistrada una moto da vecchio…). Unica cosa positiva: vedere le tante Hypermotard accanto a me che sembravano puledri impazziti; ovviamente dai una moto del genere in mano a smanettoni romagnoli intutati e ti puoi immaginare il repertorio -– ruote fumanti in ingresso di curva, derapatine, scatti di impennate, parevano tutti tornati dei ragazzini !

Alla fine tocca a me; parte la Motogp, Rossi o Stoner o chi per loro scattano in prima posizione -– ed io sono gia’ col casco in testa, impaziente di avviare la ‘mia’ Hyper. Sensazioni da fermo: gia’ positive, la moto e’ piccolissima e cortissima, sei seduto praticamente a cavalcioni della ruota anteriore, il cruscotto e’ minimale, la bellezza e la pulizia del ponte di comando non inquinato dalle solite antennone che reggono gli specchietti mi fa quasi commuovere. Accendo il motore e gia’ mi accorgo che borbotta rabbioso, piu’ del mio mille; finalmente si parte, accanto a me c’e’ Piero (di nuovo….) che ha in mano una Hyper S; speriamo nell’apripista e nella sua voglia di giocare. Alla fine piu’ di tanto non va il tipo, ma cmq ci permette di sgranchirci un po’ le gambe; appena si parte la moto scatta in avanti come una saetta; sara’ i pochi cv in piu’ rispetto al motore della mia Multistrada, sara’ sopratutto merito dei kg in meno, comunque l’effetto e’ quello di avere tra le mani un oggettino dal vigore incredibile, che ti da’ confidenza subito grazie al fatto di avere la ruota davanti ben sotto controllo -– e quindi quella dietro puo’ fare qualsiasi cosa che tanto a te non ti tocca per niente ! Il giro resta troppo corto ma la sensazione che mi rimane in gola e’ quella di una gioia senza senso, pura emozione motociclistica indipendente da altri fattori (comodita’ ? razionalita’ ? economicita’ ?) … quando una moto ti conquista a prescindere da qualsasi considerazione razionale, allora vuol dire che davvero e’ un gran moto, quando vuoi andare dal primo concessionario che ti capita e comprartela senza pensare ad altro, allora significa che davvero ti ha conquistato.
Mi pare doveroso rendere omaggio alla Ducati a questo punto, che davvero riesce a conquistare i cuori degli appassionati; ma sopratutto onore al bicilindrico due valvole, che mi conquisto’ ai tempi del Monster 900, mi fece ritornare la voglia di andare in moto quando lo provai sul Multistrada, e adesso, a distanza di tanti anni, nella sua nuova evoluzione di 1100cc continua ad essere il motore migliore che io possa desiderare su una moto da strada.

Altro punto notevole della giornata: i giri in minimoto, quasi (quasi…) piu’ divertenti della Hypermotard; ci siamo spaccati dalle risate io, Piero e Pippo; grazie anche alla presenza dell’ostacolo semovente Catia che ha messo un po’ di pepe nei nostri giri, grazie al pubblico che si distruggeva dalle risate mentre noi rimbalzavamo sulle balle di paglia, ci sportellavamo, ci infilavamo le staccate assassine nelle ruote degli altri, raschiavamo le saponette a terra e ci divertivamo come bambini idioti; che spasso !

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Il turno in pista e’ stato un po’ una delusione per me, perche’ contavo di poter trovare finalmente la moto in buona forma in previsione del prossimo Speedweek; e invece la moto continua ad essere molto poco rigorosa sul veloce, molto sbandierante, molto morbida. Certo, meglio dell’anno scorso (si nota l’ammortizzatore molto piu’ frenato), ma nelle frenate piu’ decise c’e’ ad esempio un fastidioso effetto di rimbalzo con cui devo convivere. E guardavo con un po’ di invidia un ragazzo su un 749 che oltre a guidare benissimo aveva dalla sua anche una moto che la si vedeva accompagnarlo per bene nelle curve prese a palla; mentre io invece dovevo quasi chiedere per favore alla mia Multi di non farmi volare via ad ogni curva presa piu’ allegramente. Ormai comunque la decisione sullo Speedweek e’ presa, cosi’ come il mio programma di allenamento: questo di Misano e’ stato l’unico turno di pista prima del weekend di gare -– mi consolo pensando che l’anno scorso partecipai allo Speedweek con la moto messa ancor peggio e senza manco aver fatto una giornata in pista.

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Mi consolo andando a trovare i ragazzi del Multiforum Racing Team: ho conosciuto Zanibo, Moris, Frank e Maurizio l’anno scorso allo Speedweek, e sono davvero delle persone fantastiche, con cui mi sono ritrovato subito benissimo; non vedo l’ora che arrivi subito lo Speedweek non foss’altro se non per passare di nuovo un po’ di tempo assieme (e fregargli un po’ di istinto da pilota !).

Alla sera ottima grigliata (di carne anziche’ di pesce come 3 anni fa; pero’ 3 anni fa c’erano Minoli e Domenicali a servire dietro ai banconi) e bellissimi fuochi d’artificio. E mentre ci sono i fuochi in cielo, la banda dei romagnoli sudamericani che sambeggia, i francesi che brindano con le italiane,gli inglesi che ballano, sento alle spalle una voce che sopraffatta da quest’atmosfera cosi’ giocosa, godereccia, allegra, dice — quasi scocciata: “aho ma l’anno prossimo me compro pure io ‘na Ducati, ‘affanculo….”.

Viaggio di ritorno: domenica 1 luglio – lunedi’ 2 luglio

E quindi arrivo all’ultimo giorno, che racchiudo nel viaggio di rientro. Decidiamo di fare un pezzo di strada assieme a Piero e Pippo; ci facciamo tutta la ss258 fino a San Sepolcro, passando per il famoso passo di Viamaggio. Troviamo molte moto di rientro, e poi in prossimita’ del passo io e Piero alziamo il passo per inseguire una Bimota Delirio che viene guidata benissimo; uno spettacolo vedere Piero che tampina strettissimo la Bimota, lui in due, con borsa da serbatoio, su una vecchia Supersport 750 ! La Bimota vola facile su queste strade, e la guida e’ sempre sicura e con margine, per cui gli stiamo dietro dandoci il cambio ad inseguirlo. Arrivati al bar del Passo ci fermiamo e gli facciamo i complimenti -– e scopriamo che mr. Gandalf e’ un local collaudatore–concessionario Bimota, e sta testando alcune parti speciali su questa fantastica Delirio R. Facciamo due chiacchiere, ci consiglia di aspettare prima di prendere la Hypermotard per vedere se il nuovo 1100 sara’ affidabile quanto il 1000 -– e a me dice che il vero successore della Multistrada e’ proprio la sua Delirio… sara’, ma si tratta di 6-7mila euro in piu’ rispetto ad una Hyper !.
Dopo aver lasciato i baresi io mi infogno nell’Appennino e scopro un’altra bellissim strada, quella che porta al passo della Consuma (ss70 da Poppi a Pontassieve). Arrivo in zona Firenze verso le otto e allora mi viene una pazza idea: vado a trovare Giulia che sta in villeggiatura a Tirrenia. Sulla carta sembra rapida… e qui davvero la faccio breve, perche’ a ripercorrere la strada fino a Tirrenia (che ci arrivo poi alle dieci di sera), e poi prendere l’autostrada verso Genova e poi Milano, diventa troppo lungo, quasi quanto il mio viaggio reale che mi fa arrivare a casa alle quattro del mattino dopo innumerevoli soste per evitare colpi di sonno. I km fatti in questo viaggio di ritorno preferisco non contarli.

Qui c’e’ un minivideo di noi sulle minimoto; vi avviso che e’ una mezza schifezza non si gode niente dell’atmosfera che c’era, ma comunque visto che ci siamo:


sud della francia in moto, giugno 2007

Giovedì, 5 Luglio 2007

Day 1 (venerdi’ 1 giugno)

Partiamo da Milano venerdi’ 1 maggio; doveva essere il solito appuntamento annuale con gli amici di Bari in qualche punto dell’Appennino ma alla fine eravamo rimasti solo io, Daniele (che aveva preso un volo da Londra apposta apposta per questo giro) e Vittorio. E dopo la buca che ci hanno dato Piero, Beppe & Giacomo, io e Daniele per non essere da meno diamo buca a Vittorio. Il motivo pero’ era semplice; per trovarci a meta’ strada tra Milano e la repubblica Ceca dovevamo incontrarci in Austria, e purtroppo le previsioni del tempo danno pioggia continua al di la’ delle Alpi.
Dunque partiamo venerdi’ mattina con tutta calma, come meta abbiamo qualche posto da trovare in Provenza; li’ le previsioni danno bel tempo per tutto il fine settimana. Ci dirigiamo verso Genova, perche’ ad attraversare il confine dalle parti del Monginevro, passando per Briancon, rischiamo di beccare acqua. Peccato, perche’ quella zona me l’ero gustata da spettatore, quando l’anno scorso ci sono stato col corso di alpinismo; e mi ricordo quanta gola mi faceva il suono delle moto che passavano giu’ mentre ero li’ attaccato sul verticale.

Riusciamo a perderci di vista gia’ sulla tangenziale ovest di Milano; dopo che ci ricongiungiamo Daniele dice esattamente quello che penso anch’io: oh ma si vede che non andiamo in moto da un sacco eh !… Il viaggio prosegue con ritmi blandissimi sul primo tratto di autostrada: yawn, aurgh, che noia mortale ! Arriviamo finalmente sulla costa e decidiamo di lasciare l’autostrada per farci la statale costiera, passando per Varazze, Spotorno, Finale; immagino che sia affollata ma non fa niente, preferisco i panorami e il mare al piattume dell’autostrada. Veniamo in qualche modo ripagati da qualche scorcio di paesaggio meritevole e qualche idea di curvetta. Daniele si sente impacciato, troppi mesi dietro il volante della sua tamarrissima Clio Cup (io sono contento perche’ cosi’ su queste prime curve posso fare lo sborone e lasciarlo dietro ! occasione da prendere al volo quando si e’ in viaggio con Daredevil Dan).

Dopo una breve sosta a Finale ci rimettiamo in autostrada per accelerare i tempi; lasciamo Ventimiglia e l’Italia, all’altezza di Menton decidiamo di fare una puntatina verso le montagne e ci dirigiamo verso Sospel (e qui mi viene in mente la Sospel VTT, gara di mountain bike – freeride; in effetti il posto sembra promettere bene sia agli occhi di un motostradista che a quelli di un mtbiker). Dopo qualche accenno di curvosita’ il tempo peggiora e decidiamo di ritornare sulla costa. Qui tra Nizza e Cannes veniamo bersagliati da una scarica di grandine (e meno male che avevamo deciso per il completo in goretex anziche’ la tuta in pelle), e dobbiamo fare pure continui zigzag tra questi imbranati di automobilisti; meno male che i francesi sono parecchio accorti alle moto e si spostano subito per farti passare. Arrivati a Grasse iniziamo finalmente ad entrare nel nostro elemento; ci spariamo tutta la Route Napoleon, la D6085 che ci portera’ fino a Castellane; e mentre attacchiamo la route rimaniamo davvero a bocca aperta e pieni di riconoscenza per chi ha disegnato questa strada; curvoni infiniti e mai bastardi, asfalto da pista, zero traffico, luce del tramonto alle nostre spalle che ci illumina radente l’asfalto. Davvero, forse non l’ho fatto capire bene, ma voglio spendere una parola di piu’ su queste curve; in pratica immaginatevi dei curvoni che durano tanto, cioe’ ci stai su con la moto in piega per decine di secondi; e l’asfalto e’ tanto buono, e le linee cosi’ pulite che sai non chiuderanno mai, e quindi ti senti libero di piegare sempre di piu’, e anche se entri troppo forte c’hai spazio per rallentare sempre rimanendo sulla tua corsia, e se entri troppo piano puoi aprire il gas e riprendere una velocita’ onorevole; e nel frattempo pieghi e pieghi, e hai tempo di riflettere mentre pieghi e di pensare “ma perche’ e’ cosi’ bello fare le curve con la moto ?”.

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Arriviamo a Castellane che siamo sfatti, ed e’ gia’ tutto buio; becchiamo il primo albergo che troviamo e siamo felici e contenti fino a quando decidiamo di andare a letto. Infatti, noi alle dieci e mezza siamo cotti e pronti per una sana dormita, e stiamo a tessere le lodi del tranquillo paesino sperduto nella campagna francese, quando ci accorgiamo di una marea di gente che esce da chissa’ dove e va a popolare una specie di luna park allestito sulla piazza principale, proprio di fronte -– indovinate un po’ -– alla nostra camera. Il bordello pauroso tira avanti fino alle due di notte; noi tiriamo avanti a dormire fino alle otto del giorno dopo.

Day 2 (sabato 2 giugno)

La giornata inizia male; la mia moto ha preso freddo durante la notte e non ne vuole sapere di partire; la spingiamo, la malediciamo, la smontiamo, fino a che, allo scontato ultimo tentativo, lei si mette in moto. Meno male, proseguiamo adesso che dobbiamo fare un po’ di roba seria.

Qui dovrebbe iniziare un resoconto dettagliato delle strade fatte, ma preferisco rimandarvi alla cartina che ho preparato.

itinerari - Francia Meridionale

Ne approfitto solo per qualche considerazione su alcuni punti notevoli: innanzitutto le famose gorge du Verdon non mi hanno per niente conquistato. Le strade sono abbastanza ignobili per essere affrontate allegramente, e speravo di vedere gente arrampicare ma non ho visto nessuno; credevo di potermi ricredere sul posto, ma resto della mia idea, e cioe’ che non proverei nessuna emozione nel parcheggiare sopra l’attacco della via, calarsi in corda doppia, e poi fare la scalata; insomma piu’ roba da FF che da VA. E a me piace leggere Alpinist, mica Pareti. Fine parentesi extramotociclistica.

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Passo invece ad un capolavoro di strada: il giro che passa attraverso il massiccio dell’Esterel (D6007, da Frejus a La Napoule), e chiuso dalla splendida strada costiera (ben piu’ affollata, ma che viste incredibili !) da Cap Roux a Cap du Dramont per ritornare infine a St Raphael e poi Frejus. La strada dell’Esterel attacca in una maniera plateale; si fa qualche chilometro per uscire da Frejus, poi ad un certo punto si vede la strada che curva secca in una specie di gola -– e da li’ inizia una sequenza infinita di curve, curvette, sempre su asfalto ottimo e in mezzo a questo panorama fatto di rosso e azzurro intenso e profumo di macchia mediterranea. Arrivati sulla strada costiera finalmente becchiamo qualche moto che tira allegramente, e ci accodiamo ad una strana coppia; una BMW R1150S, in due, che tira le curve come un dannato; e un suo amico su CBR 1000 che guida aggressivo ma pulito… salvo poi accorgerci che in realta’ l’amico e’ un’amica, e manco tanto giovane ! Che donna ! Che guida ! Che forza ! Sicuramente lesbica, aggiunge Daniele.

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Un po’ di pioggia sul finire della serata ci rinfresca e ci prepara per l’ultimo giorno.

Day 3 (domenica 3 giugno)

Il ritorno a casa e’ fatto da una riedizione del passaggio attraverso l’Esterel (con anche un pizzico di pepe dato da un supermotard che mi piomba alle spalle mentre vengo rallentato da un’auto, e poi rinuncia al mio invito a passare davanti, costringendomi quindi a tirare il collo alla mia Multi per evitare l’umiliazione), poi una veloce corsa fino a Ventimiglia, dove arriviamo alle due di pomeriggio in tempo per prendere un tavolo in una pizzeria qualsiasi e goderci la gara del Mugello. Alla fine, dopo una corsa abbastanza insipida e noiosa, siamo forse dispiaciuti di esserci fermati a guardare degli altri andare in moto anziche’ andarci noi stessi (lezione da tenere a mente !). Ci rifacciamo allora buttandoci subito verso l’interno all’altezza di Imperia, prendendo una strada che pare promettere bene: la sp28 in direzione colle di Nava. Durante il primo tratto troviamo qualche altro motociclista, quindi proseguiamo fiduciosi nella strada; e in effetti dopo un po’ la strada inizia ad innervosirsi, e poi ad incazzarsi per bene: asfalto un po’ sconnesso, corsie strette e zero spazio per errori, curve ciechissime -– mammamia come si vede che siamo in Italia ! Altro che quelle belle e pacifiche curve che c’erano in Francia ! Comunque un divertimento pure qui sopra; non c’e’ nessuno che ci resta dietro (anche qui…) poi proseguiamo un po’ a zonzo facendoci portare dagli scarichi di altre moto. Ad esempio mi piacerebbe attaccarmi a questo gruppetto di VFR guidato da intutati, che sono piantati tipo paracarro in curva e poi si sparano le marce sui rettilinei. Non fa per noi la missilata sul rettilineo, quindi li perdiamo di vista e vabbene cosi’.
Andiamo cosi’, godendoci le ultime curve, fino ad Aqui Terme, dove ci fermiamo per un caffe’ e scopriamo dove erano tutte le moto che ci saremmo aspettati di trovare sulle strade di montagna in questo bel pomeriggio di inizio estate. Erano tutte al bar ovviamente ! E i loro proprietari (un insulto alla categoria chiamarli “piloti”), con tute in pelle pulitissime, caschi luccicanti, avevano bisogno di vestirsi cosi’ per andare al bar ? E cosa ci fanno al bar poi… se uno e’ appassionato di moto, gli piace andare in moto, non stare al bar ! Che polemica sterile. Ognuno fa quello che vuole. Meglio forse cosi’, da non avere troppi ostacoli semoventi in mezzo alla strada.

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