canalone ovest grignone

Sabato, 12 Aprile 2008

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Partiamo alle 6 da Milano, io e Luigi. Il programma e’ di fare un canale di neve e ghiaccio sul Grignone; il canale ovest, di cui abbiamo raccolto qualche informazione su internet e sopratutto un resoconto di prima mano dal mio collega Fabrizio. Le difficolta’ sono di massimo II grado su roccia, e pendenze fino a 50 gradi su neve (grado AD alpinistico). Le due picche e i ramponi sono d’obbligo quindi; Luigi ha il materiale da cascate (picche ricurve cazzute e forconi dritti sui ramponi), e presta a me la sua picca Grivel con becca aggressiva, che fara’ il paio con la mia Camp da alpinismo classico.

Si parte dal rifugio Cainallo, poco sotto il Vo’ di Moncodeno, dove arriviamo verso le 7.30; ci sono gia’ gruppetti di scialpinisti e alpinisti che si preparano per le loro salite. Percorriamo il classico sentiero che avevo gia’ fatto d’estate per raggiungere la vetta del Grignone lungo la cresta di Piancaformia; abbiamo compagnia per tutto questo tratto fino a che non svoltiamo sul lato ovest della cresta, seguendo le indicazioni per il rifugio Bietti. Oltrepassiamo il bellissimo arco di Prada e continuiamo il sentiero ormai in piano fino al Bietti. Sul sentiero troviamo piu’ neve che terra, e io mi accorgo di una fastidiosa mancanza di grip degli scarponi Lasportiva comprati ai saldi; reale mancanza di grip o poca dimestichezza con la neve da parte mia ?

Grignone_Canale_Ovest_1785

Arrivati al Bietti proseguiamo oltre seguendo le indicazioni per la via del caminetto, su bellissimi pendii innevati; il panorama e’ splendido, reso ancora piu’ prezioso dalla solitudine in cui ci troviamo. Appena il pendio si fa piu’ sostenuto mi fermo subito per attaccare i ramponi; Luigi prosegue senza.

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Tra una nuvola e l’altra individuiamo subito il canale, grazie anche ad una foto scaricata da internet dove e’ tracciata la via. Si vede chiaramente l’insenatura disegnata da due speroni rocciosi, immediatamente a nord della vetta del Grignone, con un canalino di neve che si arrampica li’ in mezzo, e una chiara balconata che lo delimita superiormente.

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In realta’, da qui sotto, quello che si vede bene sono solo questi ultimi cento metri del canale, il resto invece e’ un po’ confuso; ci aiutiamo con la foto e cerchiamo di capire dove andare. Alla fine a me sembra abbastanza ovvia la linea da prendere; ci avviamo tranquilli verso questa prima bastionata rocciosa e dopo un primo pendio un po’ piu’ sostenuto anche Luigi si ferma per ramponarsi
gli scarponi.

Qui ci separiamo; Luigi affronta direttamente un primo canalino di neve mentre io mi avventuro sulle roccette a sinistra, per fare un po’ di pratica di arrampicata con i ramponi. Respiro a fondo in un paio di tratti perche’ queste punte non mi danno molta confidenza, ma tutto sommato vado tranquillo. Sbuco alla fine del canalino che Luigi sta affrontando con le due picche, e mentre lo aspetto mi accorgo di qualche sasso che ogni tanto rotola giu’, liberato dalla neve che si sta sciogliendo. Inizio a pensare all’orario, e al sole che si sta spostando per illuminare questo versante Ovest che finora e’ sostanzialmente rimasto all’ombra. Non mi piace il sole in questo momento, vorrei che restasse lontano da noi; cosa che non faccio mai quando sono su roccia, prego che le nuvole ci tirino un po’ su la
coperta.

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La via ci sembra abbastanza ovvia; iniziamo ad arrampicare con gusto su per il canale che ogni tanto s’impenna un po’ di piu’ e mi costringe ad usare le due picche col tipico movimento aggressivo da
piolet traction anziche’ in appoggio. Ogni tanto guardo giu’ e mi accorgo di quanto vuoto c’e’ sotto; sono consapevole della mancanza di qualsiasi sicura, ma inaspettatamente picche e ramponi mi danno una sensazione di sicurezza che accolgo felicemente; continuo a divertirmi insomma e prendo gusto nell’andar su; il sole adesso inizia a battere forte e la neve sembra sempre piu’ molle.

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Oltrepasso un altro punto dove la pendenza si fa importante (penso sia uno di quei punti che la relazione dava a 50 gradi); la neve e’ scappata via ed e’ quasi tutto ghiaccio qui; mi devo impegnare parecchio per superarlo, e intanto Luigi prosegue davanti. Dopo questo passaggio difficile allungo lo sguardo su e vedo Luigi bloccato in un punto, dove il canale si restringe ad un saltino di un metro e mezzo forse, contornato da roccette dall’aspetto non rassicurante. Si tratterebbe di un passaggio anche banale, perche’ basterebbe ancorarsi con le picche al di la’ del salto, portar su il piede e spingere su per scavalcare l’ostacolo; Luigi prova una prima volta a ficcare le picche sopra il muretto ma la neve non tiene per niente; non appena le carica un po’ scappano via.

La situazione a questo punto diventa molto delicata perche’ siamo ben consapevoli delle conseguenze di una banale scivolata su un terreno simile; sotto di noi non c’e’ niente che possa fermarci, un pendio simile ti farebbe schizzare giu’ nel precipizio, reso particolarmente evidente, dal nostro punto di vista, da quel tratto a 50 gradi che taglia completamente la visuale e ci mostra solo un bel po’ di vuoto e la
vallata sottostante. Luigi prova una seconda volta a portarsi su usando le picche ma scivola per una frazione di secondo e riesco ad equilibrarlo piantandogli la mano sotto il sedere; capiamo che il
risalto di ghiaccio e’ da lasciar perdere, e allora ci concentriamo sulle rocce. Ma sia a destra che a sinistra la situazione e’ davvero poco incoraggiante; qui la roccia perde pezzi solo ad appoggiarci la mano; sulla sinistra si vedono delle scaglie inclinate verso il basso che non mi fiderei proprio a metterci su i miei ramponi poco avvezzi al misto; a destra probabilmente potrei provare ad spingermi su ma devo sforzarmi di non pensare alle conseguenze di un tentativo andato male — perche’ il vuoto dietro di me si fa insistente e inizio a sentire quella sensazione di terrore che ti chiude lo stomaco.

Punti dove piantare chiodi o cordini non ce ne sono; la roccia e’ tutta marcia; la neve si fa visibilmente piu’ molle col passare del tempo. Propongo allora di disarrampicare giu’; anche se riuscissimo ad oltrepassare questo punto potremmo trovarci nuovamente nei guai piu’ su, specialmente considerando le degradanti condizioni della neve; ma e’ sopratutto il rischio di questo passaggio che non mi fa star sicuro e mi spinge a voler tornare indietro. Disarrampicare non e’ una cosa che viene naturale, ed e’ una cosa che mai avrei voluto fare; ma in simili condizioni la vedo come la scelta piu’ sicura. Luigi e’ molto indeciso ma alla fine si convince anche lui.

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E qui inizia una lunghissima discesa in cui mi costringo ad usare tutta la concentrazione di cui sono capace; ogni passo e ogni mossa la rifinisco e la correggo per non lasciare nulla al caso; non penso a niente, tranne che a piantare due, tre volte lo scarpone nel muro, fare un bel buco, caricare il peso e valutare se regge o no; ripetere con l’altro scarpone; spostare giu’ prima una picca e poi l’altra,
conficcarle per bene e caricarle preventivamente; e questo ripetuto ogni cinquanta centimetri di discesa. Non mi faccio distrarre dal passare del tempo ne’ dal pauroso vuoto che vedo sotto i miei piedi; penso solo a conficcare per bene i ramponi e le piccozze e fidarmi di loro. Anche Luigi lo vedo teso e concentrato, scendiamo oltre il tratto ripido e continuiamo sempre con estrema lentezza; mi fanno male i palmi delle mani sopratutto; dopo qualche tempo (minuti ? ore ?) mi accorgo di non essere piu’ concentrato sull’azione e allora mi forzo a pensare solo ed esclusivamente all’azione meccanica di mani e piedi. Mi rendo vagamente conto che il terreno e’ diventato piu’ facile; sento Luigi che accellera giu’ ma io continuo ad andare piano, esasperatamente piano (ma io non lo sento ‘esasperato’; so che mai come in questo momento devo continuare a usare il mio passo che mi ha permesso di arrivare fino a questo punto). C’e’ un ultimo tratto bastardo, nuovamente un tratto a 50 gradi con ghiaccio sottilissimo;
Luigi dal di sotto mi avvisa di dove attaccare questo punto per evitare di beccare la roccia; qui mi accorgo di usare tutta la concentrazione che mi ritrovo, e dopo averlo superato non riesco a
trattenere un urlo di sollievo.

Sembra quasi fatta; possiamo scendere faccia a valle, ma poi ci troviamo di fronte all’ultimo ostacolo; un risalto di roccia, quello che all’inizio Luigi aveva superato direttamente per attaccare subito
dopo il canale mentre io avevo aggirato sulla sinistra arrampicando sulle roccette. Questo risalto sara’ di 5-6 metri, anch’esso naturalmente friabilissimo e pericoloso. Arrampicare in discesa con i ramponi e’ troppo delicato e difficile per me; Luigi tira fuori i suoi chiodi e trova una fessura, molto instabile, dove pianta giu’ il chiodo.

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Allestisce una doppia e si prende l’incarico di provarla lui per primo; si allontana dal chiodo (che io fisso sperando e pregando che non scappi via) e poi sul ciglio del salto inizia a caricare lentissimamente la corda; il chiodo tiene, scende giu’ sano e salvo. Do’ un’ulteriore martellata sul chiodo adesso, che un po’ si e’ sfilato evidentemente, e gli faccio una foto; adesso tocca a me, e nonostante pesi quasi 15kg meno di Luigi non riesco a fidarmi e provo per dieci minuti a scendere disarrampicando. Ad un certo punto mi accorgo che non ce la faccio proprio a scendere con le mie capacita’ e mi affido alla corda. E’ un grosso, grossissimo passo che mi mozza il respiro; ma il chiodo continua a tenere, e arrivo anch’io giu’.

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Sono forse le 19.30 quando arriviamo alla base del canale; mangiamo una mezza barretta a testa e iniziamo il lungo viaggio di ritorno. Sono ore di cammino al crepuscolo e poi nella notte piena lungo questo sentiero interminabile. Luigi e’ molto provato, anche per via del suo solito ginocchio.

Grignone_Canale_Ovest_1047

Arriviamo all’auto a mezzanotte e mezza. A Milano arrivamo alle tre del mattino.


speedweek 2007 su mondoducati

Domenica, 23 Marzo 2008

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E’ stato pubblicato sul numero di gennaio 2008 di Mondo Ducati un mio articolo, col racconto dello Speedweek 2007. Nulla di nuovo in realta’, ho semplicemente rimaneggiato il mio racconto gia’ postato su questo blog. Comunque, per i curiosi, ecco l’articolo (formato pdf, diviso per pagine):

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san genesio, variante tossica

Domenica, 23 Marzo 2008

Altro video onboard girato sul San Genesio. Rispetto a quell’altro di cui ho gia’ parlato, questo e’ venuto fuori un po’ peggio. Le riprese sono traballanti purtroppo (colpa del poco nastro americano che ho usato per fissare la bullet camera al casco), c’e’ poca continuita’ d’azione (colpa ovviamente mia; non sono un improvvisatore, e quando mi trovo su un percorso difficile ho bisogno di studiarlo per bene prima di farlo tutto in sella).

Comunque l’ho montato in fretta e pubblicato per ringraziare i miei validissimi compagni di pedalata: Tiziano, Claudio, Davide.


san genesio ‘classic’ trail, the video

Venerdì, 21 Marzo 2008

This is a helmet-cam video that I’ve recorded a few weeks ago on a trail which is known among locals to be one of the most fun and technical; it’s also known as the ‘classic’ or ‘1-3-2′ (because it links up sections of established — and numbered — hiking trails).

I have also on vimeo the full ride, with no music:

…and here’s the backstage:


transition preston, almost a year later

Giovedì, 20 Marzo 2008

I love my Preston. Very, very happy with it, but I realize it’s not the state of the art from an engineering perspective. The following post appeared a few days ago on the mtbr.com Transition forum, and I totally agree with it — even if I’m not going to trade in my Preston anytime soon.

I made the change from a 2007 Preston to a 2008 Nomad a couple of months ago and my only regret is that I didn’t do it sooner. IMO the Nomad is superior in every way. Lighter, more travel, and you can really tell with every pedal stroke that the suspension design is more sophisticated. Where the Preston was harsh and I could never get it dialed in to eliminate bob and still feel plush, the Nomad feels amazingly plush and bottomless but is rock solid under pedaling. The real wheel moves back slightly when it hits obstacles, so you just glide right over them. The difference is enough that I regularly find myself cleaning technical obstacles I never did on the Preston. I too was worried about the longer chainstays and slacker angles on the Nomad, but like the Preston, the Nomad has a relatively short toptube which keeps it nimble. It doesn’t feel “choppered out” at all and climbs better than the tank-like Preston. By all reports, the Nomad is just as strong as the Preston too (well, stronger really, with all those broken Prestons out there lately. In fairness it sounds like that was probably just a bad batch of welding though).Don’t get me wrong, the Preston’s not a bad bike. I like that Transition is a small grassroots company with a cool reputation (rather than the yuppie association that SC has) and their bikes are a great value, not to mention better-looking than the weird humpy Nomad. But if you can afford the Nomad, it has a whole world of advantages with no real disadvantages. I hated the Preston at Whistler, it just didn’t have enough travel. Then for smooth XC trails, it felt too heavy. The range of riding it was well-suited for was a lot narrower than the Nomad, which can be ridden at the bike park and XC trails and everything in between. I mostly credit this to the VPP suspension, along with the lighter weight allowed by engineered, hydroformed tubing, which Transition really does not have the resources for. I think Transition’s engineering is more experience-based than technology-based, which doesn’t really give the same degree of sophistication IMO.

My comment to this: the Nomad is indeed a beatiful bike, and everybody agrees that this is a bike that excels at both climbing and descending. But it’s way too expensive, and it’s probably too stylish for my taste (I prefer the raw looks of all Transitions, with their punch-in-the-eye colors and their straight and squared tubes).

I realize that the Preston is too heavy (mine is a 16.5kg bike, i.e. more than 36lbs); about the suspension design, I also realize that this is a very simple layout, but somehow it works pretty well for me. I can’t really notice any bobbing once the propedal of my DHX5.0 is dialled all the way in; I can’t feel the suspension locking up under braking.

And the limited amount of travel… well that’s something that you know well in advance, Transition says clearly that this is a short travel freeride bike. To be honest, I haven’t really felt any need for more travel; it’s been a few months of riding my Preston now, and I’ve never suffered on both fast downhill courses and gnarly rocky trails. Yes of course if I had more travel I could go faster and safer, but this is my first full suspension bike, and I feel like I have so much to learn; being more careful in my approach to this wonderful world of offroad biking, having a bike that does not suck up all the obstacles along the trail, really pushes me to improve my riding skills.


cheap GPS for motorbikes

Sabato, 2 Febbraio 2008
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Introduction

The Garmin Edge 205 is one of the best GPS for biking; it’s small, lightweight (only 88g !), and it’s specifically designed for cyclists/mountain bikers. It doesn’t have any mapping capabilities, featuring only a small (128×160 pixel) grayscale lcd display; but on a mountain bike you really don’t want to bring a flashy, bulkier, battery-devouring gadget while traversing valleys, ascending peaks and freeriding your way down on your typical all-day long mountain epic.

But I was thinking: can I use this little thing also on a motorbike ? Because the cool thing of this Garmin is that it allows you to follow a pre-loaded route; that’s the main use for me when cycling, so I don’t spend too much time on routefinding, and concentrate on riding the technical bits of the trail.

So after scouting around on the internet I have come up with this recipe to study an itinerary on Google Maps, load it onto your Edge, and also add specific location of interests as ‘waypoints’. And all that with free software ! How cool is that ?

The recipe

  1. get driving direction in Google Maps
  2. export it to KML or GPX format (see below for details on how to do this)
  3. use TCX Converter to load the KML (or GPX) file and then save it as .TCX
  4. use Garmin Training Center (free software download for all Garmin GPS devices) to upload the .trk to
  5. Edge

  6. go to bed
  7. wake up ! the sun is shining and the roads are empty !
  8. mount the Edge somewhere on your motorbike.
  9. go to “Training”, Do Course.
  10. follow the course

How to save Google Maps driving directions as a KML/GPX file

Option A

Straight from this cool post:

  • Get your driving directions the way you want in Google Maps
  • Click on the “Link to this page” in the upper right of Google Maps. You should get a little window with a long URL. Copy the URL by right-clicking on it.
  • Simply append “&output=kml” to the end of the URL
  • Select the entire URL and copy it to your paste buffer (CTRL-C for example)
  • Paste the URL it into your browser’s location URL pane at the top; append “&output=kml” to the end of the URL, then hit ENTER. This should bring up a window asking what to do with the file; save it somewhere on your computer

Option B

Go to this site: http://www.elsewhere.org/journal/gmaptogpx/ and follow the instructions.

Additional notes

I don’t really like map-based GPS devices: they make us lazier, people follow the indications of the little machine and have no fuckin idea where in the world are they, where’s the north and where’s home; tell me what happens when the battery dies. Still, I understand that (at least here in Italy), it’s pretty difficult to get lost, at least on our normal backcountry roads. And I understand that not everybody cares too much about basic orienteering skills.

My point is: always have a map with you; it’s the most dependable orienteering device you can have.

I realize that not everybody will go and buy a GPS designed for bycicles for their motorbike trips; not everybody will go though the hassle of preparing their itineraries the day before; so I guess this is a solution for all the nerds out there, Nerds like me that profoundly dislike pre-packaged food.

Also think about this: the retail price for the Edge 205 is EUR250 as of today. I’ve bought mine on ebay for EUR100. All the software that I’ve used is free. I don’t think GPS solutions come cheaper than this.

It’s not probably the way of things that you guys with the BMW will enjoy; too cheap. But I’m thinking to the people riding Suzuki DR350, or Yamaha Tricker, or any type of offroad bike; or people that do touring on a budget; or the maniacs doing the Valentino Rossi on the passes — think about this, you can also skip the preparation part, mount the Edge on the [piastra di sterzo] of your 999, hit the start button, and then ride the 50km of the ss67 from [...] up to the Muraglione pass; then you export the track back home, email it to your friend that will load it as a route to follow. He will then have also a shadow of you, pulling away because you’re obviously faster than him. And while he tries to catch the little white arrow on the tiny display of the GPS he crashes into a truck. Ok, one biker down, who’s next ?

There’s actually two models of the Edge; the 205 and the 305. The 305 is exactly the same, but also has a heartrate monitor (and is more expensive). Pretty useless if the exercise you’re doing it’s just opening the throttle.

References


spa-francorchamps

Giovedì, 15 Novembre 2007

Riporto di seguito il racconto che mi ha fatto Daniele di una giornata che ha passato in pista con la sua Clio Cup; una pista speciale, si trattava dello storico tracciato di Spa-Francorchamps. E questo racconto mi e’ piaciuto cosi’ tanto che non potevo tenermi nella mia casella postale privata… Buona lettura.

Pneumatico Clio Cup

La premessa e’ la solita: giornata Renaultsport, ma con una novita’, l’evento e’ europeo e il circuito e’ Spa in Belgio. Ti evito il racconto del trasferimento che tanto sono solo 700km di autostrada. Dall’UK ci si aspettano una quarantina di auto (su un totale di 150). Venti di queste si incontrano la sera prima in un motel Formule1 nei pressi di Liegi. Io partecipo al meeting, in un certo senso mio malgrado, perche’ mi bastano cinque minuti a tavola con questi elementi per rendermi conto che certa gente ci puoi anche parlare di motori e sovrasterzo e pneumatici, ma fuori dal paddock, se non condividi niente altro sei fregato.

Fast forward a domenica mattina quindi, ore 6.45 tutti nel parking lot, e parte un convoglio di 20 clio e megane alla volta di una pompa di benzina, dove troviamo altrettante renault (V6, spider e alpine anche) provenienti da Belgio, Olanda e Francia. Su Spa, non so bene cosa dirti, e’ senz’altro il circuito piu’ bello che abbia mai girato - da molti e’ considerato il circuito piu’ tecnico della F1:

Circuito di Spa Francorchamps
Come vedi dal diagramma e’ pieno di curve a dx e sx, tutte in un certo senso diverse l’una dall’altra. L’arrivo al circuito e’ davvero emozionante, una roba mai vista prima: 7 km di pista che si snodano tra le colline di Francorchamps, con dislivelli che superano anche i 150m.

Nei paddock, un totale di 150 auto provenienti da tutta europa (meno che italia, obviously), e un casino di gente in giro… coppie, intere famiglie, gruppi di amici. non sto qui a raccontarti lo sforzo organizzativo necessario per coordinare 150 auto. Mi limito a dirti che renault ha fatto un lavoro fantastico, meglio di qualsiasi altro organizzatore di trackday. C’erano non meno di 50 persone di staff, una organizzazione impeccabile, turni cronometrati al secondo, refreshments forniti gratuitamente tutto il giorno, pranzo nella saletta vip del circuito con vista su tutto il circuito e panorama circostante (la zona e’ bellissima, assolutamente da visitare in moto o auto).

Vabbe’, arriviamo al sodo. visto il numero di partecipanti, niente open pit, ma formato a turni da 20 minuti. Tre gruppi (novellini, inter e advanced) e io sono schiaffato nel gruppo avanzato, non perche’ abbia questa grande considerazione delle mie capacita’ di guida.. e’ stato lo stesso responsabile Renaultsport UK che organizza tutti gli eventi in Inghilterra e che mi aveva gia’ conosciuto che ha decretato che avevo abbastanza esperienza. Peraltro, c’e’ da dire che non c’erano in circuito bestie ’solo-pista’, quindi il livello almeno meccanico dei mezzi era praticamente pari. Sono stato fortunato ad essere inserito nel gruppo advanced perche’ ho trovato tutto quello che cercavo (senza successo) nella mia precedente uscita in pista a Oulton Park, cioe’ il confronto non cattivo ma agonistico con altri in pista, la possibilita’ di inseguire ed essere inseguiti, e il piacere di rivedersi nei pit a fine sessione e scambiarsi impressioni con perfetti sconosciuti.

A differenza del Nurburgring, ho cominciato per niente intimorito, e ho usato la prima sessione della mattina per cominciare a conoscere le curve, i punti di staccata e ad individuare le marce corrette. Tra una sessione e all’altra sono anche uscito con un istruttore sulla nuova 197, e cosi’ ho individuato per benino linee e punti di frenata (marce no perche’ la 197 ha sei marce e rapporti molto piu’ corti della mia 182).

Beh, in pratica e’ un circuito che ti fai praticamente costantemente sopra i 100mph, sempre terza piena, quarta e quinta, cioe’ velocissimo - molto piu’ veloce di qualsiasi cosa abbia sperimentato prima. Ci sono saliscendi e una curva cieca (Eau Rouge), che prima di decidermi che potevo farla in quarta piena senza sollevare il piede (le F1 la fanno a 280 kmh) ci ho messo tre sessioni. Solo un paio di occasioni da curva in seconda da farsi su tre ruote (le solite chicane), e poi il resto tutte curve da terza e quarta in cui mi sono divertito a controllare la macchina alternando sovra e sotto-sterzo modulando l’acceleratore solamente (una sensazione sublime di controllo del mezzo). Sono bastate un paio di sessioni per individuare subito i lenti del gruppo e quelli invece divertenti da inseguire e quando possibile superare. e’ stato cosi’ che ho fatto - diciamo - amicizia con un paio di inglesi su una Trophy, e un francese su Megane RS (un 2l turbo da 230cV).

Le sessioni del mattino si sono susseguite e io ho acquistato sempre piu’ confidenza nel mezzo e nelle gomme (erano praticamente nuove - tutte e quattro), ed entravo sempre piu’ veloce nelle curve. Per esempio, la curva 11 e Stavelot, alla fine della mattinata riusciva a farla tutta in quarta in appoggio sulla ruota ant dx che sentivo lavorare anche attraverso il finestrino chiuso. Blanchimont, la curva considerata la piu’ difficile di tutto il circo F1, che andrebbe fatta a palla, ancora non riuscivo a farla senza alzare il piede prima di entrare ma ci stavo lavorando attivamente… insomma tutto bene, giornata perfetta. per inciso, consumi spaventosi: un quarto di serbatoio ogni sessione (12 litri in 20 minuti!)

Nella quarta sessione, la prima del pomeriggio, succede qualcosa, non so cosa, che mi fa cambiare ritmo, entro in pista e non ce n’e’ per nessuno. supero tutti, v6, Megane e Clio senza esitazioni, guido pulito, la macchina la sento mia, controllo totale del mezzo. Affronto Eau Rouge in 4a a 7000 giri ed entro cosi’ veloce sul rettilineo che riesco a superare una Megane e una Cup arrivando a Kemmel praticamente insieme ad una Trophy. E’ una battaglia a chi frena dopo. freniamo tutti e due allo stesso tempo, ma io sono sulla linea sbagliata. Mi ritrovo quindi ad affrontare la chicane (le combes) velocissimo e partendo dalla posizione sbagliata del circuito. Non mollo, riesco a passare da cordolo a cordolo, ma ho cosi’ tanta inerzia che il cordolo interno non mi ’sostiene’ e finisco scivolando sull’erba. Un angelo mi assiste perche’ la macchina si scompone pochissimo e riesco a rientrare in pista davanti alla trophy e col muso che punta nella direzione giusta. Seguono un paio di giri a ritmo pazzesco cercando di mettere spazio tra me e l’inseguitore che non mi molla. Poi bandiera a scacchi e si rientra.

Posteggio e il tipo della Trophy esce dalla macchina, Arai RX7 nero ancora in testa e si avvicina; si toglie il casco e mi fa: “AWESOME DRIVING!!!” si mette a raccontare la scena vista dal suo punto di vista ad un gruppetto di persone che si e’ assemblato e mi dice che ha filmato tutto e appena torna a casa mi fara’ vedere. Il suo passeggero e’ eccitatissimo e mi fa il commento di quella scena di sorpasso, chiedendomi anche di fare da passeggero nella prossima sessione. Questi due tipi sono interessantissimi. Il passeggero in particolare e’ uno che ha una GSX-R 600 con cui faceva corse club (non col New-Era, ma l’altro che faceva Luca, il BMC) e mi dice che era anche bravo, classificatosi sesto come rookie nella sua prima stagione e poi nella seconda ancora meglio (non ricordo) e detentore di record di pista a pembrey. Uno anche appassionato di mountain bike… fa il passeggero perche’ la sua macchina e’ una … M3, quindi non ammessa in questa giornata…

Conosco quindi Jeremy, un ragazzino della mia eta’ che guida la sua Trophy a un ritmo pochissimo inferiore al mio, ma pulitissimo, mai nessuna incertezza, e niente giochini sovra-sotto sterzo nelle curve come me. Anzi, mi confessa addirittura che lui l’ESP non lo disattiva neanche, sostenendo che se entra in funzione e’ perche’ stai guidando sporco. Vabbe’, due stili diversi, ma ci divertiamo ugualmente ed entrambi riusciamo a superare con tranquillita’ anche le Megane, che con 50 cv in piu’ sono quelle piu’ bastarde perche’ nei rettilinei guadagnano quello che perdono nelle zone miste.

Mi ricordo del suo passeggero (Michael) che voleva venire con me alla prossima sessione; gli offro il posto e lui accetta immediatamente. All’inizio della sessione vorrei chiedergli di cronometrarmi il giro (mi sarebbe piaciuto sapere in quanto giro, visto che conoscevo i tempi della Clio Cup ‘vera’ - quella con cambio sequenziale e tutto il resto), ma poi penso tra me e me che e’ meglio evitare perche’ se mi metto ad inseguire un record finirei per prendermi rischi inutili.

Ci mettiamo primi nella pitlane, ma prima di noi fanno partire una decina di macchine demo con gli istruttori a bordo… “avremo traffico in pista” mi fa lui sconsolato e io con aria da spaccone gli dico “no figurati, ce li togliamo subito dalle palle questi”… ovviamente scherzavo, ma dopo il primo giro, di riscaldamento, comincio a puntarli e li elimino uno ad uno, e in due giri ce li siamo bevuti tutti e cominciamo ad avvistare i doppiati! Ora, questo non e’ mica un passeggero silenzioso, e’ uno che incita, si scalda, insulta i tipi davanti che non fanno passare. La cosa all’inizio non mi tange un granche perche’ tanto sto concentrato sulla guida e ho lo stesso effetto di tunnel vision che ho in moto. Una cosa pero’ mi distrae, ogni tanto lo ’sento’ che si avvicina e si sporge per guardare che combino coi pedali e per guardare le lancette del tachimetro e contagiri. Ogni tanto mi fa “siamo usciti a 115, piu’ veloci dell’ultima volta”, oppure “non c’e’ bisogno di parzializzare l’acceleratore qui”… Avrai capito che arriva ora il momento clue della giornata.

C’e’ una serie di due curve i cui nomi ora mi sfuggono che le F1 affrontano a 295 kmh, e che sulla Clio in teoria posso essere fatte a velocita’ max. Il problema e’ che sempre curve sono, quindi c’e’ l’istinto di conservazione che ti dice “curva in vista, frena, frena, FRENA”. La prima di queste curve quasi da subito riesco a farla senza parzializzare, la seconda pero’, alla quale arrivo a velocita’ max (poco meno di 120 mph), non ho mai avuto il coraggio di prendere in pieno. Se all’inizio proprio accarezzavo il freno, dalla terza sessione in poi mi limitavo a sollevare un po’ PRIMA della curva per poi riapplicare l’acceleratore per stabilizzare la macchina in curva. Ribadisco, questa e’ una CURVA, cioe’ la macchina (anche rigida come la mia clio) si appoggia notevolmente sulla destra e le gomme le senti che lavorano per tenerti attaccato. Beh, dopo questo giro in cui ho superato qualsiasi cosa mi si presentasse davanti, decido che vale la pena di provare e affrontare la curva in pieno.

Siamo a meta’ curva, tutto ok, mi dirigo verso la fine della curva, sono gia’ praticamente sul rettilineo finale quando mi accorgo che sto andando troppo largo, decisamente troppo largo. Vedo l’erba e il muretto dei pit che si avvicina spaventosamente sulla destra, non mi rimane che rilasciare l’acceleratore — ma la macchina e’ ancora fortemente appoggiata sulla destra, quindi lasciando l’acceleratore il peso si sposta in avanti, l’anteriore si carica e la macchina scarta violentemente verso sinistra. Un anno fa, quando NON sapevo guidare per niente, mi sarei attaccato ai freni e l’avrei lasciata girare pregando di non ricevere un impatto troppo violento.
Questa volta invece lo scarto me lo aspettavo (ma non avevo messo in conto che a 200 all’ora ti porti dietro un momento d’inerzia pazzesco che ci vogliono 400 cavalli per raddrizzare), do’ full lock a destra e acceleratore giu’ al massimo.

Avresti dovuto vedere la scena, tutte e quattro le gomme che urlano e fumano (vedo la nuvola di fumo sugli specchietti), la macchina ha il muso che punta sul muretto di sinistra (separato dalla pista da una striscia di 5-10 metri d’erba al max), ma si muove in diagonale verso la linea di arrivo e il muretto di sinistra: non so quanto sia durato il tutto, e’ uno di questi momenti che ti sembra durino minuti. Man mano che ci avviciniamo al muretto la macchina tende a raddrizzarsi sempre di piu’, a un certo punto siamo con tutte e quattro le ruote sull’erba, a non piu’ di mezzo metro dal muretto. lo so perche’ mi ricordo che guardavo con terrore e notavo tutte le imperfezioni dell’intonaco. Mi immaginavo gia’ un violento impatto laterale e una intera fiancata da rifare, quando invece la macchina, avendo perso la maggior parte del momento, scarta violentemente verso destra e ora scivoliamo sempre verso il muretto di sinistra, ma e’ la coda della macchina che andrebbe ad impattare. I prossimi momenti sono difficili da raccontare, siamo a velocita’ quasi trascurabile ormai, ma le anteriori girano a vuoto perche’ siamo sull’erba, ci avviciniamo inesorabilmente, quando acquisto quel minimo di trazione che mi trascina via verso il centro della pista, non prima pero’ di avere ‘baciato’ il muretto con un tocco identico a questo filmato dei simpsons.

Ah, non ti ho detto la parte piu’ bella. Il passeggero, questo Michael, non stava piu’ nella pelle, urlava “FANTASTIC mate! great save! that was GREAT” e io preoccupatissimo che oltre a ringraziare il cielo stavo nel panico perche’ non conoscevo ancora l’entita’ del danno e avevo il volante che tra le mani mi tremava tutto (devo avere sconvolto l’equilibratura, perche’ in autostrada sulla via del ritorno, ho incontrato lo stesso sintomo a velocita’ > 180 kmh).
Comunque rientriamo ai pit, ispezione veloce, il danno cosmetico e’ davvero minimo, ho danneggiato piu’ la gomma anteriore destra che ha un pezzo di spalla consumato fino alle tele.

L’ultimo turno lo faccio giusto per essere sicuro che la macchina sia a posto e anche se giro ancora piu’ veloce della solita Trophy, non ho piu’ la capacita’ di entrare ‘committed’ nelle curve cieche e quindi decido di prendermela con calma e concludere senza danni una giornata altresi’ perfetta. A proposito, ho anche dato un’occhiata a come la trophy affrontava quel curvone che mi ha causato tanti problemi e mi sono accorto che per affrontare la curva a quella velocita’ e per non finire largo sarei dovuto passare molto piu’ vicino all’apice di quanto non avessi fatto. Sara’ per la prossima volta.

Che altro? E’ stata l’esperienza motoristica (in pista) piu’ divertente che abbia mai vissuto, in auto E in moto. un circuito da sogno, gente nel gruppo capace e competitiva ma sempra corretta, e una macchina che non la finisce mai di darmi soddisfazioni.


Onboard camera sulla Clio di Jeremy & Michael, inseguendo Daniele su Clio Cup arancio che supera sulla sinistra dopo pochi secondi dall’inizio del video
:

Onboard camera su una Clio francese dietro la Clio di Daniele:


percorso del ticchiano

Martedì, 4 Settembre 2007

Domenica 2 settembre, dopo tre weekend all’insegna della discesa (Pila, Folgaria e poi Livigno), abbiamo deciso con Giulia di fare un giro pedalato nell’Appennino Parmense; il percorso e’ uno dei quattro presenti nel parco dei Cento Laghi. In rete si trova solo una mappa in formato jpg a questo indirizzo (con relativi profili altimetrici):

http://www.astorrechiara.it/cento_laghi.htm

Da questa mappa abbiamo poi scelto il percorso del Ticchiano che pareva quello piu’ selvaggio; munito del mio fido Suunto Vector (lo cito qui perche’ a parte le informazioni altimetriche mi e’ servita molto la funzione di bussola) e di una cartina IGM della zona siamo partiti da Ballone, cioe’ l’apice settentrionale del tracciato. Di li’ la prima parte del percorso descritta sulla mappa si segue bene e senza troppe difficolta’; abbiamo deciso di iniziare il giro in direzione Bellasola, perche’ dal profilo altimetrico sembrava si guadagnasse quota piu’ lentamente.

Seguiamo la strada asfaltata fino a Montebello, passando per il bivio di Bellasola dove inizia la sterrata che si segue sempre verso sud; strappino iniziale, poi dislivelli poco marcati e addirittura “piacevoli” (nel senso che erano pedalabili, non che mi risulti davvero piacevole pedalare in salita !). Passiamo dentro un bel castagneto, e poi sbuchiamo in prossimita’ di Riana sulla strada provinciale 75; qui e’ d’obbligo fermarsi al bar/trattoria “La tana dei lupi” dove l’ospitalita’ di Claudio baffone e’ davvero squisita (cosi’ come i salumi e le torte).

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Tra l’altro questo e’ un punto di osservazione per la coppia di aquile che hanno nidificato proprio in questa zona del parco. Il guaio e’ che mangiando qui ci si prepara davvero male per la salita piu’ impegnativa, quella che porta dai 1000m di Riana fino ai 1550 del crinale; nonostante la panza piena anche in questo caso i tratti impedalabili erano relativamente pochi. Alla fine si scollina e si pedala per un po’ su una traccia larga e comodissima lungo il crinale, con panorami davvero incantevoli — si dice che in giornate chiare si veda giu’ fino alla Pietra di Bismantova !

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Fino a questo punto continuavamo a dire “fantastico, non ci siamo mai persi, davvero un’ottima segnaletica”; e puntualmente adesso arriva un po’ di confusione; in teoria il sentiero da seguire si mantiene un po’ piu’ a sud, correndo a mezzacosta, noi invece incantati dalla traccia del crinale l’abbiamo percorso tutto passando per il Puntone delle Ravine e Groppo Fosco. Rientrando poi nel bosco ci si trova presto ad un bivio che porta proseguendo dritto verso sud al Monte Navert (tratto in piedi assolutamente impedalabile) e parallelamente a questo, sulla sinistra, c’e’ un’altro percorso indicato dal cartello “Sentiero Natura” che pero’ suonava sbagliato pure lui (andava comunque su, e invece adesso era il momento di scendere di quota).

Una terza alternativa era un sentiero non segnalato, che — questo si’ — scendeva giu’; dopo qualche esitazione, lo scendiamo giu’ a cannone (con Giulia che fa gli straordinari con la sua front su un sentiero molto, molto sconnesso e impegnativo) e ci ritroviamo sul sentiero che avremmo dovuto raggiungere ben prima di fare la deviazione lungo il crinale; un sentiero che corre in direzione E-W immediatamente a sud del Rio del Freddo; ottimo, siamo di nuovo sul sentiero principale, e da qui in avanti e’ una lunga discesa, a tratti divertente e comunque degna della massima attenzione, fino ad arrivare a un cartello di un bivio: Casarola di li’, Pianadetto da la’. Iniziava a farsi tardi e per evitare di pedalare col buio saltiamo la parte del percorso che gira intorno a Pianadetto e vado verso Casarola.

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Qui ulteriori errori di navigazione (e meno male che c’avevo la bussola ! In alcuni punti pero’ i segni gialli del sentiero erano assenti, le tracce di sentiero si sprecavano e non si riusciva a leggere bene la carta) ci fanno sbucare sulla provinciale; un po’ disorientati decidiamo di continuare su asfalto fino al passo del Ticchiano; salita non molto pesante ma iniziavo ad essere stanco e sopratutto odio (1) l’asfalto (se fatto con la bici) e (2) le salite, figuratiamoci quindi una salita su asfalto !; alla fine arriviamo al passo, incitati anche da una simpatica coppia di signori e ritroviamo qui una freccia gialla che indica la direzione Ballone.

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Iniziamo quest’ultimo tratto un po’ svogliati; scendiamo di sella sempre piu’ spesso, ma a dire il vero anche qui i tratti di salita non sono mai impossibili, e sopratutto sono alternati a divertenti discesine su larghe sterrate pietrose; si passa per alcuni prati davvero belli (e c’era anche un plotone di boyscout accampati in uno di queste spianate erbose) e infine chiudiamo il giro ritornando alla chiesa di Ballone dove abbiamo l’auto.

I km totali sono stati poco piu’ di 37km, dislivello complessivo in salita di 1290m.

Come giro per fare un po’ di allenamento e’ certo divertente e piacevole; dal punto di vista della guida, be’ non c’e’ manco un pezzo di singletrack curvoso o qualche sentiero bello in piedi che ti metta un po’ alla prova, quindi deludente sotto questo profilo (magari il merito — o la colpa ?! — qui e’ solo della bici che mi azzera sassi, radici, sconnessioni varie).

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(la mia Trans in xc-mode: forcella abbassata a 115mm, sellino alzato alla luna).


la mia nuova due ruote

Mercoledì, 22 Agosto 2007

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La mia nuova due ruote e’ senza motore, ha le ruote tassellate, sospensioni raffinate (il Fox DHX 5.0 dietro e’ un qualcosa che pare piu’ complicato di un Ohlins da Superbike) e mi accompagnera’ alla scoperta di nuove linee.

E’ una Transition Preston FR, che ho provato gia’ a Pila (Val d’Aosta) e Folgaria (Trentino), e mi ha gia’ fatto provare emozioni e divertimento tali che quasi mi sono dimenticato la pista, lo Speedweek e i 90cv del motore Ducati.

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Letture in tema

Nota: gli ultimi due link li ho inseriti per dimostrare cosa si puo’ fare con una bici da ’soli’ 120mm di escursione al posteriore. Da quel poco che ho visto finora mi sembra di vedere molta somiglianza col mondo del motociclismo, dove gli smanettoni hanno sempre R1 o GSXR e non considerano l’ipotesi che moto del genere siano assolutamente sprecate sulle nostre statali appenniniche.
E quindi, nei posti dove si fa discesa ho solo visto megabiciclettone da 200mm di escursione e forcella a doppia piastra; e la mia Preston pare sottodimensionata al confronto. Se invece mi vado a fare una tranquilla escursione, vedo solo leggerissime biciclettine guidate da omini in lycra; e la mia Preston pare sovradimensionata al confronto.
Spero di capire la verita’ nei prossimi mesi (o anni); ma ho l’impressione che una bici come la mia mi permetta di fare di tutto: una Multistrada senza motore ?


speedweek 2007

Venerdì, 3 Agosto 2007

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Qualche giorno prima di partire, in uno scambio di email coi miei amici, avevo detto che questa sarebbe stata la mia ultima gara: troppe palle burocratiche, nessuno spazio per amatori con moto d’accatto…. bene, dopo poche ore dal mio rientro in Italia ero pronto a rimangiarmi tutto !

Ora mettetevi comodi che vi racconto: il viaggio di andata l’ho fatto con Luca Pierazzi (che partecipa al Desmochallenge con una Bimota DB4) e i suoi compari di Pisa; compagni di viaggio fantastici e amichevoli, ci siamo dati appuntamento mercoledi’ 18 sera in una stazione di servizio a Bologna (loro arrivavano da Pisa) mi hanno caricato la Multi sul furgone e siamo partiti verso l’Ungheria. Dopo una lunga e caldissima nottata di viaggio siamo arrivati verso le quattro di giovedi’ pomeriggio al Pannoniaring, quasi contemporaneamente al gruppo dei Multistradisti con cui condividevo il box.

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Giovedi’ 19 luglio

Nel tardo pomeriggio ci siamo tutti quindi industriati per accamparci e preparare le moto per le verifiche tecniche; cioe’, gli altri hanno semplicemente scaricato le moto e preparato le tabelle portanumero, io invece ho dovuto smontare targa, frecce, specchietti, cavalletto e coprire alla bell’e meglio il faro e i fianchi del sellino posteriore con della carta adesiva bianca a mo’ di portanumero. Vado alle verifiche e c’e’ il primo intoppo; mi sequestrano il casco (il mio Arai RX7 IV) perche’ non gli era scaduta l’omologazione (cioe’ c’era l’omologazione ECE 04 anziche’ 05). Pianto una storia coi commissari tecnici e con l’organizzatore dello Speedweek cioe’ Franco Bartoli perche’ il regolamento era ambiguo; c’era infatti scritto che il casco doveva essere omologato ma non per forza con la targhetta 05 ! La loro interpretazione era che l’omologazione scade dopo un certo numero di anni, quindi il mio casco era a tutti i fatti non piu’ omologato. Immagino che potevano anche aver ragione, ma ad averlo scritto chiaramente non ci sarebbero stati fraintendimenti e mi sarei portato il mio nuovo Xlite che invece riposava tranquillamente a casa. Interviene per fortuna il direttore di gara che ci tranquillizza (infatti alla fine non ero il solo ad avere un casco ‘vecchio’) e ci dice che per il giorno dopo avrebbe escogitato qualche rimedio.

Un po’ scocciato e deluso da questo ennesimo impiccio burocratico ritorno ai box e mi preparo ad aspettare Vittorio, che era partito qualche giorno prima da Bari col suo fido VF500FII e mi teneva al corrente nei giorni precedenti dei suoi ingarellamenti sulle strade di montagna con R1 e Ducatoni… mi immaginavo le facce di questi poveracci su mostri da 150cv che non riuscivano a tenere il passo di una motociclettina vecchia di vent’anni con gommine stile ciclomotore.
Verso le otto di sera mi manda un sms dicendomi che aveva ancora un’ora di strada; e infatti arriva in circuito dopo mezzanotte, dopo che io avevo abbandonato le speranze e mi ero spento sul letto della nostra zimmer sopra il ristorante del circuito, il ‘famoso’ Ciao Mario (mafioso ungherese che pratica prezzi da estorsione). Questa cameretta era qualcosa di sconcio, ma l’alternativa era dormire in tenda o all’interno del box cercando di respingere l’assalto degli scarrafoni; e con Vitt avevamo preferito la soluzione del letto ‘vero’.

Venerdi’ 20 luglio, parte 1

Il venerdi’ e’ giornata di prove libere, due turni da un’ora ciascuno; contrariamente all’anno scorso tutti i partecipanti dello speedweek avrebbero provato assieme, quindi 1098 e 999R scendevano in pista assieme ai due valvole e ai 4 cilindri. Potenzialmente un gran pasticcio, in realta’ alla fine (anche grazie al numero relativamente ridotto dei partecipanti) nessun problema. Si vede che ce ne sono pochi di amatori perche’ tutti corrono bene, e di cadute ne ho contate pochissime in questi giorni. Decido di fare questa prima giornata con un treno di Dunlop in mescola prese di seconda mano da Frank; Stefano (Amigu) mi da’ una mano a smontare i cerchi e le faccio cambiare al mattino presto dai tecnici Dunlop ma qualcosa di terribile accade…. [il resto del racconto dopo l'intermezzo!]

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Intermezzo: i compari del Multiforum Racing Team

Ok, piccola digressione per raccontarvi un po’ dei miei compagni di avventura senno’ poi non si capisce ci sono tutti questi nomi: Stefano (Amigu) corre con un 998S iperpompato, e raccontano che e’ uno dei piu’ veloci del gruppo, molto esperto e appassionato di pista — ma e’ alla sua prima gara; Frank invece e’ uno dei reduci dell’anno scorso, all’epoca corse con una Multi S e fece segnare un tempo stellare, 2′19″ e rotti, mentre tutti gli altri stavano ampiamente sopra i 2′20″ (Moris si qualifico’ con 2′22″, io con 2′26″, Luca 2′34″). Quest’anno si e’ iscritto al Desmochallenge, un monomarca Ducati, con una special su base supersport (motore 1000 due valvole, monobraccio, etc); stessa cosa ha fatto Moris che ha montato su una moto simile, quest’anno quindi sono due veri e propri piloti ‘ufficiali’, e hanno accumulato un’ottima esperienza partecipando alle varie gare del Challenge. Poi ci sono Matteo (Zanibo), superpilota che gia’ l’anno scorso girava in 2′12″ e il suo allegrissimo compare Ale, anche loro iscritti al Challenge rispettivamente con una special su base Monster 1000 e con Bimota Delirio di serie. I ‘giapponesi’ iscritti alla Open sono Miky con Bimota YB9 (motore Yamaha Thundercat meta’ anni 90 e ciclistica vecchiotta ma sopraffina, 95cv per 158kg di peso, bella bestiolina) e Andy di Manduria con CBR600RR. Infine Pierpaolo (Pirpa), unico iscritto alla mia categoria con una Supersport 900; Multistradista anche lui, ha iniziato da poco ad andare in pista e si e’ preso questa Supersport pronto pista con cui si avventura nello Speedweek.

Venerdi’ 20 luglio, parte 2

Ritorno al venerdi’, quando dopo aver montato le gomme da pista scendo assieme agli altri per il primo turno di prove libere. La questione casco e’ per fortuna risolta, mi fanno firmare una specie di liberatoria per lasciare a me la responsabilita’ di usare un casco che secondo loro non va bene; sono contento di questo, l’alternativa di usare un casco a prestito non mi attirava per niente; per andare in moto devi stare comodo, per fare una gara hai bisogno assolutamente del tuo materiale con cui sai di essere a posto, e il casco ovviamente e’ la cosa piu’ importante. La moto e’ molto piu’ guidabile dell’anno scorso e le sospensioni funzionano decentemente, anche se si muove parecchio e pompa un sacco nei tratti veloci. Peccato che vibra un sacco sul rettilineo, in velocita’; mi viene in mente che al mattino i tecnici della Dunlop che mi hanno montato le gomme non mi hanno fatto l’equilibratura. La sensazione e’ brutta ma sopportabile, non posso perdere l’ora di prove libere per farmi mettere a posto questa cosa.

Mi ricordo abbastanza bene la pista, e faccio parecchi giri per provare le sospensioni. Mi fermo ai box dove Vitt inizia a trasformarsi in un ottimo ingegnere da pista; mi chiede le sensazioni che mi da’ la moto, e io rispondo quasi sempre a casaccio. Mi da’ un paio di clik qui, un mezzo giro li’, e rientro in pista. Alla fine scopro con piacere che ho gia’ abbassato i tempi migliori dell’anno scorso girando sul passo costante di 2′23″, senza prendere nessun rischio. Fa caldissimo, e al secondo turno di mezzogiorno ci sono 41 gradi di temperatura esterna e una temperatura sull’asfalto di quasi 70 gradi. Inizio a macinare giri su giri, mi fermo ai box una volta per fare qualche altro piccolo cambiamento e poi riprendo a girare. Il caldo si fa sentire, la temperatura dell’olio motore sta fissa sopra i 140 gradi, e ad un certo punto la moto non frena piu’ ! Probabilmente il troppo caldo ha fatto perdere tono alle pastiglie che non sono proprio da pista; Vittorio mi consiglia di alternare dei giri veloci con altri piu’ lenti cosi’ da far raffreddare un po’ i freni. Ci provo, ma ogni tanto continuo a sentire che i freni non sono piu’ efficaci come prima; un po’ di apprensione prima delle staccate da alta velocita’, e spero in un calo delle temperature per il giorno della gara.

Verso la fine della seconda ora di prove mi accorgo che sono quasi solo in circuito; ne approfitto per fare un po’ di resistenza e quando alla fine mi danno la bandiera a scacchi mi fermo un secondo ai box per parlottare con Jeremy Burgess, pardon con Vittorio, che mi dice che sono riuscito di nuovo ad abbassare i tempi sul 2′22″ costante. Dopodiche’ schizzo via, mi levo la tuta di corsa e mi butto sotto l’acqua fredda della doccia che mi stava a prendere un colpo di calore.

Sabato 21 luglio

Per le prove cronometrate del sabato decido di non spendere troppi soldi e montare delle Metzeler in mescola di seconda mano, anche queste di Frank. Le Dunlop il giorno prima mi si flettevano troppo e la moto specie negli scollinamenti e nei curvoni veloci ondeggiava come una biscia; grip eccezionale ma poco stabili. Mi confermano infatti che e’ il tipico comportamento delle Dunlop e allora scelgo queste Metzeler che dovrebbero essere piu’ stabili (e piu’ simili come comportamento alle solite Pirelli che ho sempre usato). Sabato mattina smontiamo i cerchi con Vittorio e mi faccio montare le Metzeler; questa volta me le faccio anche equilibrare e poi controllo la pressione prima di scendere in pista.

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Ho due turni da 25 minuti che cerco di sfruttare bene; piccoli cambiamenti alle sospensioni che Vittorio si segna accuratamente, riesco a guidare meglio di ieri e forzo un po’ le traiettorie, specie quei tratti veloci dove si puo’ guadagnare del tempo prezioso. La moto si continua a muovere ma non tanto come al venerdi’, cerco di entrare sempre piu’ forte nell’ultimo curvone dove Vitt mi fa notare che esco senza sfruttare tutta la pista; mi danno parecchio fastidio le pedane che strisciano per terra ogni volta che aumento un po’ l’inclinazione, e ci sono parecchi punti dove sono li’ con la moto in piega, appoggiato su ginocchio e pedana, dove sono sicuro potrei aprire ancora di piu’ il gas se non avessi tutta questa ferraglia per terra.

Grazie ai suggerimenti di Frank provo anche a usare una marcia piu’ alta per quasi tutte le curve e scopro che come sempre in pista, la fluidita’ e’ tutto; il due valvole Ducati spinge comunque bene anche da 5-6mila giri quindi riesco ad affrontare quelle curve che prima facevo in terza tirata con una comoda quarta e cosi’ via. Sopratutto riesco ad essere costante e concentrato, non faccio quasi errori e mi dico che va bene cosi’: sono sicuro che i miei tempi non sono speciali ma il fatto di essere costante mi puo’ aiutare parecchio quando viene la gara, dove sono sicuro che ci sara’ qualcuno che si fara’ prendere la mano dalla mischia e fara’ errori.

Vittorio Burgess mi conferma che ho abbassato ulteriormente i tempi; mi qualifico con 2′21″004 e sono… ultimo sulla griglia di partenza ! Certo, il tempo per una Multistrada e’ discreto, il livello della competizione si e’ alzato, l’anno scorso sarei partito con lo stesso tempo in quarta fila e quindicesima posizione, tutte le scuse che vuoi ma partire ultimo e’ davvero umiliante ! Parlottando un po’ con gli altri sento discorsi del tipo “ma l’importante e’ partecipare”, o “l’importante e’ migliorare i propri tempi dell’anno scorso”, o “basta divertirsi che importa arrivare ultimi o penultimi” ma io non sono affatto d’accordo; se non volessi la competizione andrei a fare prove libere, e invece e’ dallo scorso Speedweek che non vado in pista perche’ le prove libere non mi danno niente; e so che ero battuto in partenza visto che non c’era manco un’altra moto targata come la mia, ciononostante partire ultimo resta umiliante, e arrivare ultimo non mi piacerebbe per niente ! Se faccio una gara all’anno e’ per battere altri piloti, arrivare prima di altri, per levarmi quella voglia di competizione che devo reprimere quando guido sulla strada che senno’ “ci si fa male”.

Controllando bene i tempi di qualifica comunque mi rincuoro un po’ perche’ vedo che i 4 davanti a me hanno tutti girato sul 2′20″; magari qualche sbaglio in partenza e riesco a piazzarmi qualcuno dietro di me, chissa’.

Domenica 22 luglio

Arriva la domenica, giorno di gara; al mattino ci sono le gare del Desmochallenge; Frank, Moris, Zanibo e Ale corrono tutti nella Protwins (open due valvole), purtroppo a Zanibo non gli parte il
motore del suo Monster mezzomanubrio e deve rinunciare alla gara; a Moris gli si e’ rotto qualcosa al motore durante le prove e partecipa con la Supersport di Pirpa. Ale gira piu’ lento degli altri e si scusa con la sua Bimota perche’ non e’ alla sua altezza; la gara comunque e’ bella, Frank rimane attaccato ad un tale davanti a lui per tutta la gara, gira su tempi stratosferici (2′11″ credo) come suo solito, mentre dietro Moris battaglia con Luca Pierazzi e alla fine nonostante il divario di potenza (Luca sulla sua Bimota DB4 ha un 1000DS portato a 1200cc) riesce a passarlo. Ale si tiene dietro per tutta la gara una ragazza su una vecchia Supersport 900 scarenata con manubrio largo e arriva penultimo ma felicissimo.

A mezzogiorno andiamo a mangiare, io mi concentro piu’ che in pista per non lasciarmi andare e mangio solo un po’ di riso in bianco e un’insalata mista a pomodori. La gara inizia alle tre del pomeriggio; per fortuna la temperatura si e’ abbassata sui 30 gradi anche se c’e’ molto vento, e i reduci della prima gara ci mettono in guardia: attenti al vento che sballa le traiettorie e i punti di frenata. Dopo il pranzo cerco di rilassarmi un po’ che mi sento le gambe pesanti, ma dopo venti minuti di riposo forzato su una sediolina mi rendo conto che non ho nessun bisogno di riposare ancora; e’ da ieri che non faccio praticamente niente ! non sono stanco, ma evidentemente e’ solo
un po’ di nervosismo che mi fa sentire legato. Mi infilo la tuta, mi stiro i muscoli, Vittorio mi sfila il cavalletto posteriore e siedo per due minuti sulla moto, sotto l’ombra, ripassandomi mentalmente la pista. Entro nella corsia dei box, sono il secondo a mettermi in fila per l’ingresso in pista; c’e’ una Paul Smart, e il pilota mi chiede dove parto; io gli dico di non preoccuparsi che parto ultimo. Dopo un po’ arriva Pirpa e Zanibo che e’ riuscito poi a risolvere il problema della sua moto ed e’ stato ammesso come ‘wildcard’ per questa gara; partira’ accanto a me, quindi non sono ultimo sulla griglia di partenza !

Giro di allineamento, poi ci sistemiamo sulla griglia e troviamo i nostri amici che ci tengono il posto; Vittorio mi raggiunge e mi tiene una maglietta bianca sulla testa; mi tolgo il casco e bevo un sorso d’acqua, poi me lo riinfilo e faccio un altro veloce ripasso mentale della pista (…sesta sul rettilineo, tolgo due marce e mi butto in quarta sulla veloce curva a destra, poi staccata e terza per il tornantino, quarta, alleggerisco e butto la moto giu’ a sinistra lasciando che le sospensioni assorbino il gradino che ti scompone l’assetto in piena piega, poi quarta di nuovo…).
Si parte per il giro di riscaldamento, tiro subito per riscaldare le gomme (come sempre sono senza termocoperte, ma la temperatura e’ cosi’ alta che non ce n’e’ bisogno secondo me) poi prima delle ultime due curve tutti rallentano; mi sento in forma, non sento piu’ le gambe pesanti, sono leggero sulla moto e pronto per partire. Non penso ad altro, non ho piu’ preoccupazioni, sono concentrato sul semaforo; non devo partire troppo veloce che senno’ mi danno 30 secondi di penalita’ come l’anno scorso quindi parto con un attimo di ritardo, ma comunque riesco a guadagnare terreno su molte delle moto che partivano nella fila davanti; devo poi chiudere il gas perche’ la Supersport davanti a me mi taglia quasi la strada, riapro e scopro di essere gia’ arrivato alla prima curva, affiancato ad altre 2 o 3 moto, su una traiettoria molto piu’ esterna del solito; mi butto dentro comunque e con la coda dell’occhio vedo un oggetto su due ruote che taglia tutta la pista e va fuori strada, tagliando il cordolo pochi metri davanti a me; non mi faccio distrarre, resto concentrato su quella striscia di asfalto dove vedo la mia traiettoria e arrivato alla seconda curva tiro la staccata e mi infilo davanti a qualche altra moto; questo primo giro e’ molto confuso e non ricordo con precisione quante moto ho sorpassato o quante altre mi hanno sorpassato.

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Nella seconda meta’ del primo giro pero’ il gruppo si e’ allungato e riconosco davanti a me Luca, il toscano su Bimota, lo stesso che mi ha dato un passaggio all’andata… adesso pero’ e’ solo un pilota che vedo piu’ lento di me e devo sbarazzarmene alla svelta. Non ricordo dove l’ho passato, ma lo supero alla svelta, credo prima della fine del primo giro e poi inizio a tirare come un forsennato senza mai guardarmi alle spalle. So che ci sono parecchie moto dietro di me, e so anche che guadagneranno spazio nel corso della gara; alla fine del secondo giro alzo lo sguardo mentre passo sul traguardo e mi accorgo che ho ancora parecchi giri alla fine; sono solo pero’, davanti a me i piu’ veloci mi hanno gia’ distanziato, continuo a concentrarmi, respiro a fondo mentre percorro il rettilineo e mi butto giu’ di nuovo nel curvone alla fine, tagliando preciso e veloce il cordolo. Faccio gli altri giri pensando di essere veloce ed efficace; in effetti non commetto molti errori, nessun cambio di marcia sbagliato e nessuna traiettoria balorda, ma sono forse poco veloce (e in effetti alla fine Vittorio mi dira’ che ho fatto questi primi giri sul 1′23″, 1′24″); provo a fare la seconda meta’ del curvone che immette sul rettilineo principale in quinta anziche’ in quarta, e in effetti mi pare di far scorrere di piu’ la moto.

Verso meta’ gara butto giu’ la moto in una veloce piega a sinistra con troppa energia e la moto inizia a pompare sulle sospensioni buttandomi inesorabilmente verso l’esterno; per fortuna la pista e’ ampia e c’e’ molto spazio per recuperare, ma qui perdo molto tempo ed e’ probabilmente l’unico grosso errore di guida che faccio. C’e’ un altro punto dove non riesco a chiudere la curva e sono un po’ lento, si tratta della stretta curva a sinistra dove si arriva dopo lo scollinamento e il taglio di curva a destra; vabbe’ insomma e’ un punto dove l’anno scorso subivo i sorpassi e dove non vorrei essere fregato pure questa volta. A tre giri dalla fine mi guardo dietro e vedo una Supersport rossa che si avvicina sempre di piu’; non mi faccio prendere dall’agitazione, continuo a girare abbastanza bene, ma alla fine il tipo mi prende e mi sorpassa; poco dietro di lui Marcus, il tedescone su Ducati SS750 mi supera pure lui; evidentemente si trattava dei due che erano usciti fuori alla partenza e che adesso stanno recuperando; riesco a tenergli il passo ma mai ad avvicinarmi troppo per tentare di risuperarli; dopo poco ci doppia Bartolini su NCR Millona One Shot e li’ vedo che i due davanti rallentano un po’ il ritmo. Forzo un po’ anch’io, passo il traguardo e vedo che si tratta dell’ultimo giro; lo faccio in apnea, non sbaglio nulla e taglio il traguardo senza aver guadagnato sui due davanti a me ma almeno senza aver subito un altro sorpasso; non so in che posizione sono ma sicuramente non sono ultimo; sono felicissimo come se avessi vinto, ripasso nella curva sotto la collinetta con gli spettatori e vedo li’ il gruppo di amici che esultano e alzo il braccio per ringraziarli.

Rientro nella corsia dei box, Vittorio mi fa i complimenti e mi dice che ho fatto gli ultimi giri sul passo dell’uno e venti (alla fine il crono ufficiale mi da’ come tempo migliore 1′19″ alto); mi becco i complimenti anche dal box di Mondoducati, e passando lungo la corsia dei box vedo che alcuni dei vari meccanici e piloti di questi piccoli team mi alzano il pollice e mi applaudono. Sono finalmente contento e rilassato, lascio la moto agli amici e mi godo finalmente e senza falsa modestia le parole di apprezzamento di Frank, Miky e gli altri per come ho guidato. Alla fine scopro di essere arrivato tredicesimo, dietro di me ben quattro moto; indubbiamente primo delle moto targate, primo della classifica dedicata alle Multistrada !

La fine dell’avventura

Il resto e’ la solita storia di smontare tutto, salutare gli amici, mettersi sul furgone per fare il lungo viaggio verso casa; e accorgersi di aver dimenticato la chiave di casa nell’altro furgone, quello che ha la moto e che arrivera’ a Milano non prima di qualche giorno… da qui la domanda: ma a Valentino ’ste cose non capitano mai ? Di dover spegnere la gloria di un weekend di gare nell’anonimato di un treno regionale che passa attraverso la devastazione della periferia metropolitana ?

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Un consiglio per tutti quanti; se mai farete gare, vi consiglio di assumere Vittorio come ingegnere di pista. E ne approfitto per ringraziarlo ancora una volta per l’enorme aiuto che mi ha dato.

Prima di partire dicevo “questa sara’ la mia ultima gara”; lo continuo a dire, ma aggiungo “con la Multistrada”. Sto pensando con insistenza ad una moto che possa usare sia per la strada sia per fare quella singola gara all’anno; aspettando che svendano le Hypermotard, il pensiero va alle Sportclassic… ma ne riparleremo.

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