il cameriere e la zuppa

martedì, 6 ottobre 2009

Customer says, “Waiter, taste this soup.”

Waiter: “Is it cold?”

Customer: “Just taste the soup.”

Waiter: “Didn’t you order the chicken noodle?”

Customer: “Taste . . . the soup!”

Waiter: “O.K., already. Where’s the spoon?”

Customer: “Aha!”

(http://www.nytimes.com/2009/08/30/magazine/30FOB-onlanguage-t.html)


La Repubblica vs New York Times

mercoledì, 2 settembre 2009

Il 29 agosto 2009 il New York Times pubblica un articolo di Amy Cortese, “Wiggling Their Toes at the Shoe Giants”.

Il 31 agosto sul sito della Repubblica trovo un pezzo di Federico Rampini, “Le scarpe con le dita hanno conquistato l’America”.

Lo leggo.

Sensazione di déjà vu.

Lo rileggo, e lo confronto con l’articolo del New York Times.

Articoli a confronto

Vibram con la linea Five Fingers […] ha visto le sue vendite triplicare ogni anno, dopo il lancio nel 2006.

Vibram says sales of its FiveFingers have tripled every year since they were introduced in 2006 […]

Ora tremano i colossi, che rappresentano un fatturato annuo da 17 miliardi di dollari.

[…] significant impact on not only running shoes but also on the broader $17 billion sports shoe market.

Daniel Lieberman, docente di biologia evolutiva a Harvard, è uno degli scienziati che sostiene la “scarpa invisibile”. […] “Non esistono prove che le scarpe sportive abbiano migliorato la condizione di chi corre”.

“There’s not a lot of evidence that runing shoes have made people better off”, said Daniel E. Lieberman, a professor of human evolutionary biology at Harvard […]

È arrivato alla stessa conclusione il medico Craig Richards della facoltà di medicina di Newcastle in Australia, il cui studio sarà pubblicato sul British Journal of Sports Medicine: “Non esiste una sola indagine clinica che abbia dimostrato i benefici delle scarpe molleggiate o protettive, nel prevenire i danni fisici o nel migliorare i risultati sportivi”.

Dr. Craig Richards, a researcher at the School of Medicine and Public Health at the University of Newcastle in Australia […] could not find a single clinical study showing that cushioned or corrective running shoes prevented injury or improved performance. His findings were published last year in The British Journal of Sports Medicine.

Il loro idolo era Abebe Bikila, il leggendario maratoneta etiope che vinse alle Olimpiadi di Roma del 1960 correndo a piedi nudi.

More recently, at the 1960 Summer Olympics in Rome, Abebe Bikila, an Ethiopian runner, caused a stir when he ran the marathon barefoot and won.

La stessa Vibram quando inventò la linea Cinque Dita all’inizio pensava di rivolgersi a nicchie di mercato come gli appassionati di kayak o di yoga.

When Vibram, an Italian company known for its rugged rubber soles, designed the FiveFingers a few years ago, company officials figured that they would appeal to boaters, kayakers and yogis.

Lo si deve al successo di nuovi metodi di allenamento – ChiRunning e Pose Method – popolarizzato nei paesi angloamericani da un best-seller, “Born to Run”, cioè nati per correre.

But popular training methods like ChiRunning and the Pose Method that promote a more “natural” gait, as well as “Born to Run,” a best-selling new book about long-distance running by Christopher McDougall, have helped spur interest.

Perciò il nostro piede è uno strumento che l’evoluzione delle specie ha disegnato alla perfezione: per sostenerci nella corsa, ed anche come “sensore” di tutte le asperità del terreno, pronto a segnalarci i pericoli che possono rappresentare per la nostra salute.

Proponents of this approach contend that naked feet are perfectly capable of running long distances, and that encasing them in the fortress of modern footwear weakens foot muscles and ligaments and blocks vital sensory input about terrain.

Galahad Clark, fondatore a Londra di Terra Plana che è un altro produttore di “scarpe invisibili”, trae la conclusione: le superscarpe tecnologiche vendute dai colossi dell’abbigliamento sportivo “sono come delle bare, imprigionano il piede e gli impediscono di svolgere le sue funzioni essenziali”.

“The shoe arguably got in the way of evolution,” said Galahad Clark, a seventh-generation shoemaker and chief executive of the shoemaker Terra Plana, based in London. “They’re like little foot coffins that stopped the foot from working the way it’s supposed to work.”

È in totale disaccordo Lewis Maharam, consulente medico dei New York Road Runners (il club dei maratoneti newyorchesi): “Correre a piedi nudi va bene per chi ha una costituzione bio-meccanica perfetta, per il restante 95% della popolazione è una ricetta sicura per finire all’ospedale”.

“In 95 percent of the population or higher, running barefoot will land you in my office,” said Dr. Lewis G. Maharam, medical director for the New York Road Runners, the group that organizes the New York City Marathon. “A very small number of people are biomechanically perfect,” he said, so most need some sort of supportive or corrective footwear.

Rampini dovrebbe citare il New York Times per danni

Mi stupisco che non l’abbia ancora fatto. Un chiaro esempio di plagio. Certo, la povera Amy Cortese non ha il dono della sintesi di Rampini; scopiazzando gli appunti segreti del giornalista italiano, riempe il suo articolo di troppi dettagli (nomi, fatti, numeri) su cui il ‘nostro’ non si sofferma.

Per non parlare degli errori da novellina della povera Amy. Ad esempio, parlando del dr.Craig Richards scrive che i risultati della sua ricerca sono stati pubblicati lo scorso anno nel British Journal of Sports Medicine, sbagliando clamorosamente i tempi; infatti, dice Rampini, tale studio “sarà pubblicato sul British Journal of Sports Medicine”.

Imbarazzante constatare la scarsa affidabilità della stessa rivista scientifica, visto che sul loro sito risulta che la data di pubblicazione dell’articolo in questione (“Is your prescription of distance running shoes evidence-based ?”) risale ad aprile 2008.

Infine stendiamo il proverbiale velo sulla conoscenza della lingua italiana di Amy Cortese. Quando infatti Rampini scrive:

[L’autore del libro ‘Born to Run’] Christopher McDougall, ricorda che l’essere umano è una macchina geneticamente programmata per la corsa: è così che i nostri antenati sono sopravvissuti alle belve feroci che li braccavano, e a loro volta hanno potuto alimentarsi di selvaggina.

La giornalista del New York Times riporta:

Professor Lieberman’s research suggests that two million years ago, our ancestors’ ability to run long distances helped them outlast their prey […]

Sbagliando quindi sia l’attribuzione della frase (non lo scrittore McDougall ma il prof. Lieberman) che il significato stesso; si è mai sentito di un uomo preistorico che grazie alla capacità di correre a lungo riusciva a sfiancare la sua vittima (prey) ? Macché… meno male che c’è Rampini a dirci invece che l’uomo preistorico correva per sfuggire alle “belve feroci” (predators).

Giustizia è fatta

Consiglio all’autorevole Rampini di mettersi al riparo da eventuali dubbi di plagio che potrebbero ritorcersi contro di lui sulla base delle date di pubblicazione dei due articoli citando, ad esempio, tutte le fonti a cui ha attinto per scrivere questo suo pezzo.


speedweek 2009

giovedì, 27 agosto 2009

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day 1 — mercoledi’ 22 luglio

Il gruppo e’ formato da me, Luca, Roberto (detto "il Presidente") e Stefano. Luca e Roberto fanno 102 anni messi assieme; e come ama ripetere Luca, il merito e’ tutto del Presidente. Stefano, tranquillo, rilassato e simpaticissimo, viene da Pisa, ed e’ quello che ha l’ultima parola in fatto di meccanica.

Partiamo da Milano noi quattro piu’ otto moto; Luca infatti e’ un famoso dispensatore di motorette, e assieme alla sua fedelissima (una Bimota DB4 con motore desmodue 1100cc) si porta appresso una Aprilia RS125 e tre o quattro Cagiva Mito che distribuira’ in giro per il paddock.

"Partiamo da Milano" e’ una frase decisamente stringata che non rende giustizia a quella che forse e’ stata la giornata piu’ dura di tutte; otto ore per montare, smontare, decidere e infine caricare tutto quanto nello scassatissimo Iveco a passo lungo di Luca. Alla fine riusciamo abilmente a tirare fino alle cinque del pomeriggio giusto per trovarci infognati nella quotidiana apocalisse che si scatena sulla tangenziale all’uscita degli uffici.

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Comunque e’ fatta, la vacanza inizia ufficialmente e si viaggia tutta la notte con infinite soste agli autogrill, in cui leggiamo a sbafo le riviste di moto e cerchiamo di impedire al Presidente di ingurgitare altra birra.

day 2 — giovedi’ 23 luglio

Si arriva finalmente in circuito, il bellissimo Pannoniaring che non vedevo dal 2007; sono le sette del mattino, un’ultimo sforzo per montare la tenda e ci si butta tutti dentro cercando di sfruttare la temperatura ancora fresca per dormire un po’. Alle 10:30 siamo gia’ svegli e andiamo a fare colazione dal famigerato Mario, il gestore ladro del bar-ristorante-pensione all’interno dell’autodromo.

Ancora mezzi intontiti dal (mancato) sonno scarichiamo tutte le moto, montiamo i gazebo, occupiamo i box mentre pian piano arrivano gli altri compari del Multiforum.

Inizia l’attivita’ nei vari box, di gente che prepara, cambia, stringe, avvita, lubrifica le moto; molti portano gia’ la moto a far l’ispezione tecnica pre-gara, altri aiutano ad allestire il quarto box, quello ad uso cambusa che verra’ usato da tutti noi nei prossimi giorni; altri ancora iniziano a curiosare in giro per i paddock scoprendo delle chicche come una vecchia Laverda perfettamente restaurata per la gara delle moto d’epoca o restando incantati a vedere 4-5 Vyrus portate dallo stesso Ascanio Rodrigo, il geniale artefice delle Vyrus.

Quest’anno la compagnia del Multiforum si e’ ulteriormente allargata, tanto che occupiamo non solo svariate decine di mq nel paddock ma sopratutto una gara tutta per noi, la MRC (Multiforum Race Cup). Il merito della pensata e’ del vulcanico Miky (fondatore del Multiforum) che, d’accordo con l’organizzatore dello Speedweek Franco Bartoli, ha tirato fuori una primizia assoluta: una gara interamente riservata ai componenti di un forum internet.

Fedro e Cesare di 10Lap, l’officina di Mantova che ci fa da supporto tecnico in questa avventura, sono i nostri Erv Kanemoto personali; bravissimi tecnici e divertiti sostenitori di questa manica di fintipiloti. E che nessuno si offenda per quest’ultima parola; per "fintipiloti" s’intende noialtri, gli appassionati che nessuno li paga per andarsi a rischiare lo stipendio (e forse qualcosa di piu’) in pista, inseguendo non tanto il compare li’ davanti quanto il ricordo dei tuoi eroi da ragazzino; Schwantz sulla Pepsi Suzuki, Lawson sulla Cagiva 500, Rainey sulla Yamaha Marlboro.

Sono le dieci di sera, abbiamo finito la prima cena nel box-cambusa, il morale e’ alto e le chiacchiere sono tante, e Vittorio (naturalmente) non e’ ancora arrivato.

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day 3 — venerdi’ 24 luglio

Mattino presto e ho per le mani una bellissima 999S con Pirelli slick e pastiglie freni nuove nuove; Vittorio e’ arrivato all’una del mattino e si e’ sistemato nel box n.23 assieme a me, Luca, Stefano, il Presidente e altri 3 piloti; Vito su Multistrada (l’unica del gruppo — e pensare che ci chiamiamo ancora Multiforum Racing Team !), Max con una 748R e Marco con una curatissima Supersport 900.

Io e Vittorio siamo tra gli ultimi a passare le verifiche tecniche, quindi facciamo benzina e ci buttiamo subito in pista per il primo turno di prove libere. Avremo a disposizione oggi 4 turni per ogni classe a cui partecipiamo, quindi 4 per la classe D (Ducati Superstock, cioe’ tutte le 999 e 998 tranne le ‘R’, 848 e 748/749 tutte le versioni) e 4 per la classe MRC. Mi sforzo di dare una parola di incoraggiamento a Vito che lo vedo partire un po’ dimesso per quest’avventura, lui e la sua Multistrada che spicca tra le altre moto tutte basse e cattive; gli dico di prendere con calma queste prime prove libere, "fai un po’ come me e Vittorio, ok ?, vedi noi che abbiamo una certa eta, adesso noi entriamo cauti e rilassati, ci facciamo qualche giro uno dietro all’altro, giusto Vittorio ? insomma nei primi giri non vale la pena esagerare…".

Quindi entriamo in pista io e Vittorio, quelli ‘maturi’; il piano e’ fare qualche giro io davanti e lui dietro e poi invertire le posizioni. Tranquilli e rilassati che questo e’ il primo turno, ok ?… E infatti dopo manco tre curve Vittorio mi passa in tromba; lo vedo davanti a me procedere bello allegro per una, due curve, alla terza poi (un velocissimo curvone a sinistra) lo vedo grintoso che affianca all’esterno un altro pilota piu’ lento, ma che razza di piegona sta facendo, sta grattando ginocchio, pedane, carena…. tutta la moto !!! E’ per terra !

Lo vedo scivolare veloce verso l’esterno della curva, io proseguo e poi un paio di curve dopo lo vedo con la coda dell’occhio rialzarsi. Ok, continuo il mio turno un po’ titubante poi rientro ai box e scopro che i danni alla moto sono limitati. Puo’ iniziare la presa per il culo quindi; Vittorioooo !!! Ma non dovevi essere quello ‘maturo’, quello che prendeva la cosa con calma ??? Ma come ti viene di metterti a tirare come un dannato al primo turno di prove libere ??? …E via dicendo; divertentissimo (per me), un po’ meno per lui che invece si trova con un cambio che poi gli inizia a fare le bizze, pezzi di carenatura da rimettere a posto e turni di prove da saltare.

I turni di prove si susseguono e io riesco con estrema difficolta’ a fare dei tempi solo marginalmente migliori di quelli che facevo con la Multistrada. Tra me e me avevo sempre pensato che almeno 6-7 secondi li avrei dovuti levare solo per il cambio di moto e invece sono li’ a girare sul 2′20" con punte di 2′18" (con la Multi avevo girato in gara, nel 2007, in 2′19" alto). Moris, che una certa esperienza di pista ce l’ha (ha corso con la sua special 2V nel trofeo Supertwin dello scorso anno) mi ha seguito per qualche giro e si meraviglia di molti errori di traiettoria; e’ molto duro nei commenti e riconosco che ha perfettamente ragione. Per qualche motivo taglio malissimo molte curve strette e un po’ incomincio a dubitare delle mie capacita’ di guida; avevo sempre pensato di saper azzeccare le traiettorie e invece no, sbaglio proprio in maniera evidente quelle che credevo fossero i miei punti di forza.

E cosi’, mentre gli altri iniziano a scendere coi tempi, io non riesco migliorarmi; tutti iniziano a sparare i loro 2′15", 2′13" e io sono sempre li’ incollato a 2′17"-2′16". Cerco di consolarmi pensando alla gara; infatti leggo sul cruscotto una sequenza abbastanza incoraggiante di tempi fotocopia (2′16"42, 2′16"41, 2′16"44), e spero quindi che i miei diretti avversari si rivelino incapaci di replicare quei tempi con costanza per tutti e dieci i giri.

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day 4 — sabato 25 luglio

Meno male che c’e’ Vittorio che continua a creare emozioni; dopo che passato tutta la giornata a cambiare e ricambiare la leva del cambio, tutta la notte ad aggiustare la carena, si sveglia la mattina e non trova piu’ la sua carena che aveva lasciato fuori ad asciugare ! E’ costretto a saltare il primo turno di prove cronometrate, cosa gravissima visto che per lui la pista e’ ancora del tutto nuova. Mentre gli altri novellini del Pannoniaring infatti sono riusciti a girare con una certa continuita’, Vittorio avra’ finora fatto una decina di giri interi del circuito.

Si scopre poi che erano quelli delle pulizie che avevano preso quel pezzo di carena pensando fosse un rottame e lo stavano buttando via; per fortuna Vittorio riesce a riprenderlo al volo, monta tutto quanto e riesce ad entrare per l’ultimo turno di cronometrate della classe D. Doveva fare almeno tre giri di circuito per qualificarsi per la gara, ma naturalmente era troppo facile e decide di fare un dritto dopo manco un giro. Incorreggibile ! Io continuo a divertirmi come un cretino per le sue disavventure, specie dopo che scopriamo che (bonta’ degli organizzatori) lo faranno comunque partire per la gara anche se in ultima posizione.

Arriviamo all’ultimo turno di qualifiche per la classe MRC, e stavolta ci riproviamo: "Allora Vitto’, io sto davanti, tu dietro per qualche giro etc etc… ma stavolta NON superare, NON cadere, insomma sta’ un po’ buono !!!". E finalmente ci divertiamo assieme, giriamo abbastanza regolari anche se non velocissimi, io comincio a capire qualcosa di come si guida questa 999 ma c’e’ sempre qualche punto in cui non lascio scorrere la moto. Riusciamo comunque a fare i 25 minuti fluidi e regolari, ho finalmente il piacere di rientrare con Vittorio ancora tutto sano dietro di me, andiamo a guardare i tempi e — la beffa ! Io ho girato sul mio schifoso 2′16" e Vittorio ha piazzato un 2′15" ! E adesso tocca a me la presa per il culo.

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day 5 — domenica 26 luglio

gara 1: classe D (Superstock)

Nonostante tutta l’eccitazione e il chiasso e le partite a biliardino dei due giorni precedenti oggi si sente chiaramente la tensione; vado a riempire le taniche di benzina, e ritornando verso il mio box li vedo tutti silenziosi e quieti questi miei amici/nemici. Entriamo al mattino presto per fare il warm-up della classe MRC; quindici minuti che Cesare mi dice che ormai i giochi sono fatti, che si fanno questi giri solo per gli ultimi controlli, di non tirare che e’ da stupidi… ma io sono un incorreggibile fintopilota, ancora scontento dei miei tempi e nel warm-up tento di nuovo di aggiustare le traiettorie e migliorare i miei tempi, che e’ l’unica cosa che mi tranquillizzerebbe in previsione della gara.

La prima gara, quella della classe D (Superstock), e’ alle undici del mattino. Ci siamo io, Vittorio, Max e Cristian con le nostre 999; poi c’e’ Stefano col suo 998S, l’altro Max con una bella 748R, Pepe con un 996. Gli altri ci guarderanno dalla collinetta. Perdo un po’ di tempo per infilarmi la tuta e quando esco dai box mi accorgo che tutti gli altri sono gia’ allineati sulla griglia di partenza; gli faccio raffreddare le gomme !, quindi faccio il giro di allineamento manco fossi gia’ in gara. Arrivo sullo schieramento e non ho tempo ne’ di agitarmi ne’ altro, visto che a file ci fanno partire per il giro di riscaldamento. Ne approfitto un po’ per capire qualcosa della frizione e della potenza esagerata del 999 che sulle partenze da fermo diventa davvero imbarazzante. Durante il giro di allineamento mi ripeto i punti chiave del tracciato, come fare quella curva e dove aprire il gas; la teoria ormai la so alla perfezione ma finora non sono mai riuscito a metterla in pratica.

Ci ritroviamo sulla griglia di partenza, parto 14mo col mio umile 2′17"; mi guardo intorno poi chiudo la visiera e aspetto il semaforo. La partenza e’ perfetta; faccio scattare la moto benissimo e ne passo un bel po’; per fortuna nessuno si lascia prendere dall’eccitazione e sfiliamo tutti tranquilli alla prima curva (anzi, alcuni fanno questi primi metri fin troppo tranquilli visto che ne passo altri due o tre che iniziano a frenare troppo presto). Sono subito nel ritmo giusto e infatti vedo sul mio cronometro un incredibile 2′13" alto gia’ al secondo giro; continuo a tirare senza guardare dietro e in una specie di trance faccio i primi 6 giri benissimo, mi sento veloce e sicuro, vedo in lontananza davanti a me un gruppetto di piloti poi mi giro e dietro scopro con stupore che non ho nessuno ! Passo sul traguardo e controllo quanti giri ancora ci sono da fare; meno quattro, inizio ad avere la gola secca e quindi mi dico di rilassarmi e controllarmi che da questa posizione non c’e’ nessuno che mi toglie.

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Gara della classe D, sono in un limbo di giri veloci ma rilassati, dopo aver visto un incredibile 2′13" sul mio cronometro al secondo giro ho continuato a tirare senza mai sbagliare. Mancano 4 giri alla fine, sfilano le prime 4 curve e mi preparo per la quinta, una curva veloce a destra dove si arriva in terza, si da’ una leggera pinzata e poi si butta dentro la moto sempre in terza.

E qui combino un mezzo disastro; non so perche’ ma freno con troppa energia, la moto si scompone tutta e diventa un cavallo pazzo; non ho il cuore di buttarla in curva cosi’ scomposta e d’istinto freno ancora piu’ forte perche’ vedo che si sta avvicinando l’erba; sono su una ruota (quella davanti !), la ruota posteriore ce l’ho all’altezza delle orecchie. Per evitare di cappottarmi in avanti rilascio il freno, finisce l’asfalto, sono nell’erba e dopo un istante infossato nella ghiaia. Non ho il tempo di pensare a niente che la moto mi si accascia giu’, per fortuna ormai ero quasi fermo; riprovo subito ad alzarla ma non ce la faccio, chiamo un commissario di percorso che mi viene a dare una mano mentre sento alle mie spalle la muta dei bicilindrici che mi ero messo dietro che se ne vanno via.

E quando riesco finalmente a tirar su la moto, riaccenderla e rendermi conto che tutto funziona bene mi accorgo di essere a meta’ tra euforia e rabbia, perche’ e’ vero che ho perso tantissimo ma non si e’ rotto niente e sono ancora in grado di correre ! Fatemi andare a riprendere almeno l’ultimo di quel gruppone, un 851 fermo come un chiodo, quella sara’ la mia vittoria ! E infatti dopo manco mezzo giro lo risorpasso; ho tempo di fare solo un altro giro completo prima della bandiera a scacchi e poi finisce la gara.

Al box qualcuno mi dice che ero addirittura quinto quando sono caduto ! Praticamente quel gruppetto che vedevo all’orizzonte davanti a me erano i primi quattro ed ero riuscito a staccare tutti gli altri ! Alla fine probabilmente sarei potuto arrivare settimo/ottavo visto che c’erano un paio di piloti nettamente piu’ veloci di me che erano partiti male e stavano recuperando. Tempo migliore 2′14"203, unica consolazione della giornata. Scopro poi che Vittorio pur partendo ultimo ne ha superati a secchiate ed e’ arrivato addirittura undicesimo (best lap 2′15"431). E naturalmente continua a ridere alle mie spalle, quel malnato…

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gara 2: classe MRC (Multiforum Race Cup)

Si pranza (leggeri) e si fa benzina; la mia moto ha consumato le slick in maniera esemplare e quindi conservo le gomme anche per quest’ultima gara. Abbasso di un decimo di bar le pressioni sia davanti che dietro perche’ col caldo inizia a scivolare troppo presto quella dietro.

Vicendevoli pacche sulle spalle, moto giu’ dai cavalletti, quei quattro box che abbiamo occupato noi del Multiforum saranno deserti in pochi istanti. Entriamo io e Vittorio e ci posizioniamo sulla griglia, io sempre in 14ma posizione grazie ad un tempo ancora piu’ misero di quello fatto registrare per la classe D, Vittorio piu’ avanti, grazie al sottoscritto — diciamolo ! — che l’ha tirato nell’ultimo turno.

Semaforo rosso, si spengono le luci — via ! Stavolta parto in maniera balorda; non riesco neanche a superare la Bimota Delirio che ho di fianco (e che ha 40cv in meno della mia) perche’ siamo tutti troppo compatti e non trovo un buco dove infilarmi. Faccio le prime tre curve un po’ in trance, vedendo sfilare davanti a me decisamente troppe moto; ricordo perfettamente il pensiero che mi e’ venuto mentre aspettavo il mio turno per fare curva 2, "ok, l’altra gara era quella buona della giornata, questa me la vedo male". Continuo a guidare un po’ dimesso per qualche altra decina di metri poi subito devo riscuotermi un po’ perche’ inizio ad avere qualcuno che tenta di superarmi; e chi sono ?, proprio Vittorio e Luca, i miei due piu’ cari amici/avversari !

Con Vittorio mi diverto perche’ ci scambiamo le posizioni almeno un paio di volte, sempre supercorretti (e quindi lenti, infatti inizio a temere di perdere troppo tempo qui); poi arriva Luca che mi supera e qui mi dispiace ma devo ricorrere all’arma segreta — il motorone del mio 999S ! Mi basta spalancare il gas in uscita di curva per lasciare Luca al palo. Mi dispiace Luca, alla prossima !

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E qui inserisco il punto di vista di Vittorio sul nostro duello; altro che il mio guazzabuglio, eccovi un resoconto ingegneristico dell’accaduto:

  • Tu mi hai passato IN RETTILINEO alla partenza;
  • Io ti ho passato all’interno alla curva 2 (come al solito ci avevi lasciato lo spazio per tre moto, invece di passare sullo pseudocordolo a strisce gialle);
  • Tu mi hai riaffiancato in accelerazione a moto piegata sul curvone in salita e ti sei infilato all’interno alla successiva curva a destra;
  • All’uscita dalla 9, ho incrociato la traiettoria dietro alla tua gomma posteriore e ti ho ripassato all’interno alla staccata della 10 (curva stretta a dx);
  • Tu mi hai ripassato IN RETTILINEO alla fine del primo giro;
  • Alle curve 2, 3 e 4 del secondo giro, per evitare di fare troppo casino e di rallentarci a vicenda, ho deciso di non infilarmi all’interno (anche se erano le uniche curve, insieme alla 10, in cui mi sentivo in grado di attaccarti senza grossi rischi). Pensavo di starti dietro per un po’ e poi di giocarcela nella seconda meta’ della gara. Si e’ rivelata una scelta da gran pollo, perche’ alla 4, dopo aver anticipato la staccata per non starti troppo incollato al posteriore, e’ arrivato Luca e mi ha incu… EHM, infilato come un… pollo allo spiedo (per l’appunto).

Dunque, torniamo alla gara vista da me; dopo il lento avvio mi sento carico e bello sveglio e mi accodo a due che vanno forte — e stanno andando forte proprio adesso ! Sono Moris con la sua special basata sul motore due valvole e Teo su 748 con motore 853; il solo fatto di riuscire a star dietro a Moris adesso, dopo le sue ‘rivelazioni’ di due giorni prima riguardo le traiettorie sballate che facevo, mi gasa parecchio. Meglio di una gazzosa fatta con limoni di Sorrento quindi, mi sento in pieno attacco adesso.

Facciamo una serie di giri che a me paiono veloci ma non ho tempo di controllare il cronometro; ho un pizzico di margine e non sbaglio niente, e la cosa bella e’ seguire questi due che guidano benissimo, veloci e puliti. Ci troviamo per qualche curva dietro ad uno dei pochi concorrenti alla MRC con una jap, un ragazzo pugliese su Kawasaki ZX6R che guida con traiettorie un po’ confuse; uno ad uno lo superiamo tutti quanti e adesso davanti a noi non c’e’ piu’ nessuno.

C’e’ un punto dove mi faccio sotto a Moris e Teo, si tratta di una semicurva a destra seguita subito dopo da una curva a sinistra che apre molto tardi; riesco a fare la prima parte in pieno, piegando la moto a destra mentre sono gia’ col peso tutto a sinistra, sacrificando la traiettoria ideale per fare la curva a sinistra ma guadagnando parecchio in velocita’ nell’ingresso; li’ ad entrar primo poi ci rimani visto che blocchi il passaggio a chi ti sta dietro. Pero’ non ho cuore ne’ molte possibilita’ di fare un’entrata cosi’ dura; la cosa bella qui e’ sentire la moto che trema violentemente tutta quanta nella semipiega a destra (penso che forse e’ la mia posizione in sella che provoca lo ’sbisciolamento’ — come direbbe Meda) e poi si stabilizza non appena inizi la frenata.

Verso gli ultimi giri di gara si fa sotto Alebusi con la sua Delirio, sta andando evidentemente molto forte nonostante i 90cv del suo motore ma mi passa solo perche’ ho un’esitazione nel curvone veloce a sinistra dove c’e’ quel gran doppiato del mio amico Roberto (il ‘Presidente’ su Cagiva Mito 125, dritto come un fuso al suo solito….); non voglio fargli il pelo al Presidente ne’ combinare un disastro quindi chiudo il gas e poi lo passo all’interno — e all’esterno vedo con la coda dell’occhio che Alebusi ci sta superando a tutt’e due insieme !

Mi riaccodo alla Delirio e poi la vedo super aggressiva che tenta il sorpasso anche ai danni di Moris entrando nella successiva curva a destra; un po’ troppo aggressivo pero’, visto che poi quasi lo tira giu’ ed entrambi sono costretti ad allargare e rallentare. Ne approfitto quindi per ripassare la Delirio e mi riaccodo a Moris, e della Delirio se ne perdono le tracce.

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La gara finirebbe cosi’, con Moris, Teo e me ad occupare ottava, nona e decima posizione, pero’ poi al penultimo giro approfitto di qualche errore di Teo che mi stava davanti per passarlo sul rettilineo, e qui faccio un smargiassata che al momento non mi pareva tale; insomma lo passo, siamo in fila sul rettilineo all’inizio dell’ultimo giro e io con la mano sinistra faccio un gesto con la mano a Teo che non voleva dire "ciao bello, adesso me ne vado" piuttosto voleva essere un "scusa per averti passato di motore, adesso seguimi che ci divertiamo"…

…mai l’avessi fatto ! A Teo evidentemente questa cosa gli manda in tilt l’arteria e mi infila alla staccata della curva 1 in maniera impressionante, lasciandomi letteralmente al palo; un po’ stordito non riesco a stargli dietro e lo vedo che in altre 3-4 curve prende anche Moris e supera pure a lui ! Non c’e’ piu’ tempo per replicare e arriviamo quindi alla fine della gara con Teo ottavo, poi Moris e infine io in decima posizione. Teo in quest’ultimo giro ha anche girato in un incredibile 2′10", e poi infatti ci stringiamo le mani tra una minaccia a "non rifarlo piu’ quel gesto" e un ringraziamento per averlo messo in modalita’ supereroe.

Sono comunque estasiato e divertito da come e’ riuscita questa gara; non avrei mai sperato, dopo le prime prove libere, di girare cosi’ veloce — anche se ricordo benissimo, parlandone con Vittorio nei mesi precedenti alla gara, che un tempo compreso tra 2′12" e 2′15" sarebbe dovuto essere il nostro target. Alla fine ho fatto un best lap di 2′12"78, sette secondi abbondanti sotto il tempo fatto registrare con la Multistrada due anni fa; sopratutto una sequenza ottima di tempi compresi tra 2′12" e 2′14" nonostante sorpassi e caos di gara. E’ vero che stavolta Miky, Amigu, Crasso, Andy, Zanibo ed altri sono scesi su tempi incredibili ma tenendo conto del fatto che era il primo mese di utilizzo di questa 999 sono assolutamente contento di com’e’ andata; la moto in effetti ha un limite altissimo e c’e’ davvero bisogno di un certo apprendistato prima di poterla usare al meglio. In effetti fino al giorno di gara (e comprendendo dunque anche i 3 trackdays precedenti) non ero mai riuscito a guidarla come si deve, cioe’ sfruttando quell’incredibile anteriore che ti permette di entrare forte, ma proprio forte !, in curva a gas chiuso e poi appoggiandosi tutto sulla ruota anteriore. Avevo ancora la guida affetta dal vizio stradale di mantenere il gas leggermente puntato fin da subito, e invece la Ducati richiede totale fiducia sull’anteriore; riesci a fidarti di questo e i tempi si abbassano, ti accorgi di come si ampliano i tuoi orizz

Al rientro nel box scopro che Luca mi e’ arrivato appena dietro girando anche lui in un incredibile 2′13" (ricordo che guida una Bimota DB4 con motore Ducati 2V 1100, cioe’ un mezzo da 90cv scarsi) e Vittorio poco piu’ dietro, un po’ scontento di non esser riuscito a guidare come si deve; visto com’era iniziato il suo weekend, e visto che era la prima volta che guidava su questa pista, lo darei promosso a pieni voti anche lui… peccato pero’ che dovra’ sopportare la presa in giro da parte del sottoscritto, che ha aspettato 10 anni per poterlo finalmente battere in una vera e propria gara !

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it’s back (alpinist 26)

martedì, 7 luglio 2009

Una bella sorpresa che mi e’ arrivata a casa il mese scorso. Meno male, torniamo a sognare.

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new york times’ (biased) article on geothermal energy

giovedì, 25 giugno 2009

This is the article:

http://www.nytimes.com/2009/06/24/business/energy-environment/24geotherm.html

And this is one very nice and informed comment from a PhD student that puts things into the right perspective:

1) The major difference between enhanced geothermal and standard oil and gas extraction is the high pressures used to create geothermal reservoirs. Oil and gas are normally extracted from porous sedimentary rocks (10-30% void space), but the heat fluxes required for geothermal are found in volcanic rocks with less than 1% void space. The rock must be fractured to allow water to flow through it, and it is this process that causes earthquakes. The earthquakes can continue for months after the pressure has been released because the Earth is a dynamic place and not all of the stress transfer is instantaneous; in fact, the later-occurring quakes are usually governed by stress changes caused by diffusion (slow filtering through the limited porosity due to pressure gradients) rather than advection (the injection velocity/pressure, which causes the immediate earthquakes.

2) There is no danger of creating "new tectonic plates"; the tectonic plates are on a completely different scale than a single geothermal reservoir (1000s vs 1s of kilometers). The absolute worst case scenario would be changing the stress regime enough to reactivate an existing tectonic-scale fault like the San Andreas/San Jacinto etc., which is very unlikely due to the scale difference.

3) For risk assessment purposes, risk is the product of hazard (the event that might be triggered) and vulnerability. A project like this ends up going forward because when the hazard is large (i.e. it is very likely that you will trigger small earthquakes), the vulnerability is also low since it will only affect a relatively sparsely populated area immediately nearby. Obviously, if you happen to live in that area, that is not a reassuring argument. In the other extreme case, if the vulnerability is high (eg. a Landers earthquake-type rupture across most of SoCal), the hazard is low (the chance of re-activating the San Andreas is slim). In both cases, the product of the two works out to a small number, so the risk is deemed acceptable. The soft underbelly of risk assessment is that seismic hazard is fiendishly difficult to quantify given present methodology and observational capabilities.

4) Regional seismic hazard and geothermal energy will continue to be coupled since the areas with the highest geothermal gradients (rate of temperature increase with depth) tend to be tectonically active (young or recently deformed) crust. However, the potential benefits to figuring out geothermal energy are myriad – clean, reliable, domestic supplies – and I think it’s worth pursuing. An exciting tangential scientific opportunity also exists: if we can figure out the processes that control microseismicity in reservoirs, we will be much closer to predicting and someday mitigating the types of earthquakes that make headlines on a more regular basis.

5) This may come as a surprise, but the largest geothermal producer in the world is the oil giant Chevron; they have several enormous traditional geothermal projects in Indonesia.

[click here for the original comment]


echidna

giovedì, 11 giugno 2009

MOLTO interessante — echidna e ornitorinco sono dei mammiferi ovipari appartenenti all’ordine Monotremata. Ecco dei brani tratti dall’articolo del New York Times che mi ha catturato:

The long-beaked echidna is a genuine living link between reptiles and birds on one branch, and more familiar placental mammals like ourselves on the next.

Another avianlike feature is the cloaca, the single orifice through which an echidna or platypus voids waste, has sex and lays eggs, and by which the group gets its name. Yet through that uni-perforation, a male echnida can extrude a four-headed penis.

“They’re one of the most pacifistic mammals,” Dr. Rismiller said. “Nobody bothers them; they don’t bother anybody. There’s a lot we could learn from them.” And in that level head sits a mighty brain. Among humans, the neocortex that allows us to reason and remember accounts for 30 percent of the brain; in echidnas, that figure is 50 percent.

tratto da http://www.nytimes.com/2009/06/09/science/09angi.html


vota uno come te

venerdì, 5 giugno 2009

Vero manifesto elettorale trovato a Bari.


simple diet

martedì, 2 giugno 2009

The following are copied straight from a nice article by Philip Greenspun which does not deal with diets.

Diet #1:

In the 1980s Steve Ward, a professor of electrical engineering and computer science at MIT, described a sure-fire dieting scheme. “All that you need for my diet is graph paper, a ruler, and a pencil,” Steve would explain. “The horizontal axis is time, one line per day. The vertical axis is weight in lbs. You plot your current weight on the left side of the paper. You plot your desired weight on a desired date towards the right side, making sure that you’ve left the correct number of lines in between (one per day). You draw a line from the current weight/date to the desired weight/date. Every morning you weigh yourself and plot the result. If the point is below the line, you eat whatever you want all day. If the point is above the line, you eat nothing but broccoli or some other low-calorie food.”

Diet #2:

Harry Greenspun, M.D., one of America’s most brilliant doctors, offers his own diet: “Don’t eat anything that a Caveman wouldn’t have eaten; humans have not had enough time to adapt biologically to the agricultural revolution.” What does that mean? “You can eat meat, vegetables that you pick up from the ground and fruits that you pick out of a tree. Don’t eat pasta, bread, corn, potatoes, and other products of modern agriculture.”


grant study (happiness)

martedì, 2 giugno 2009

This piece which appeared on the New York Times a few weeks ago got me hooked: “They had it made”, by David Brooks. This is just one click away from the full essay published on the online June issue of The Atlantic, “What makes us happy”, by Joshua W. Shenk.

Go back in time and there’s another article on the Grant Study which appeared in the 1990: “Men at 65: New Findings On Well-Being”.

Further back and you discover this book by George Vaillant, “Adaptation to Life”, which tells us the story of the Grant Study men when they were 47.

There is also two interviews to members of the Grant Study, Donald Cole and Ben Bradlee.

A final curiosity: there is no Wikipedia entry on the Grant study.


giornalismo italiano

lunedì, 1 giugno 2009

La differenza nel trattamento delle notizie. Ecco come il New Yorker e La Repubblica sviluppano due articoli profondamente differenti partendo dalla stessa notizia di agenzia:

http://www.newyorker.com/reporting/2008/02/11/080211fa_fact_hersh/

http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/esteri/medio-oriente-36/israele-siria/israele-siria.html